ArcelorMittal: Dai cassintegrati Ilva arriva il ‘no’ a misure Decreto Taranto

Si apre un altro fronte di protesta nella già complicata situazione di ArcelorMittal, ex Ilva. A scendere in campo, adesso, sono i lavoratori che, non assunti da ArcelorMittal il 1 novembre del 2018, sono rimasti con Ilva in amministrazione straordinaria e sono da allora in cassa integrazione straordinaria a zero ore. Questi lavoratori - che stamattina hanno tenuto un presidio davanti alla portineria D del siderurgico di Taranto - contestano alcune misure contenute nel decreto legge relativo al Cantiere Taranto voluto dal premier Giuseppe Conte. Decreto che per ora è solo allo stato di bozza visto che il sottosegretario alla presidenza Mario Turco, con delega alla programmazione economica, ha annunciato che il suo varo slitta a gennaio. In particolare, i lavoratori di Ilva in as contestano le misura in base alla quale le imprese che assumono dipendenti Ilva potranno beneficiare degli sgravi contributivi. “È il fallimento dichiarato dell’accordo al Mise di settembre 2018 - afferma Aldo Schiedi, cassintegrato di Ilva in as tra i portavoce del gruppo -. Quell’accordo recita che, dopo il 2023, a conclusione dell’attuazione del piano industriale e ambientale, ArcelorMittal deve offrire una proposta di lavoro a coloro che fossero ancora rimasti in cassa integrazione. I sindacati allora, con molta enfasi, dissero che quell’accordo e in particolare questa clausola, garantiva zero esuberi, nessuna perdita di posti di lavoro. Non solo: anche nei giorni scorsi hanno dichiarato che per loro ogni trattativa parte da quell’intesa". In realtà - sostiene Schiedi - ci stiamo accorgendo che non è assolutamente così”. “Personalmente, rispetto all’opinione di diversi miei colleghi, ho sempre ritenuto quell’accordo del 2018 un accordo farsa e ora i fatti mi fanno purtroppo ragione - sostiene Schiedi -. Ma come, doveva essere ArcelorMittal a riassumerci e a garantirci un posto di lavoro, a poco più di un anno dopo il subentro della multinazionale ad Ilva in as, e adesso si cambiano le carte in tavola e si offrono incentivi alle imprese che ci assumerebbero? E quali imprese, con quali garanzie, con quali prospettive di futuro e per fare che cosa?”In particolare, ciò che i cassintegrati di Ilva in as contestano sono i contenuti dell’articolo 4 della bozza di decreto legge che specificano che gli imprenditori che assumono a tempo indeterminato questi lavoratori, “è riconosciuto l’esonero del versamento del 100 per 100 dei complessivi contributi previdenziali a carico dei datori di lavoro, con esclusione dei premi e contributi dovuti all’Inail, nel limite massimo di importo di 8.060 euro”. Si stabilisce poi che ai lavoratori a rischio esubero che attivino una impresa individuale, autonoma o una cooperativa, “è riconosciuto in un’unica soluzione un contributo pari al doppio del trattamento di cassa integrazione straordinaria che gli sarebbe stato altrimenti corrisposto. E ancora, recita la bozza di decreto, ai lavoratori che accettano una offerta di lavoro a più di 150 chilometri dalla propria residenza, “è riconosciuto un contributo mensile” per 12 mesi “pari al trattamento di integrazione salariale straordinaria che gli sarebbe stato altrimenti corrisposto”. “Questa bozza - sostiene Schiedi anche a nome degli altri lavoratori cassintegrati in forza ad Ilva in AS -, che si dice voglia favorire e aiutare Taranto, difatto evidenzia tre cose: che gli esuberi, nonostante quello che assicura il sindacato, ci saranno; che ArcelorMittal non ci riassumerà affatto; e che per i lavoratori che sono in questa situazione, si profila la prospettiva di dover andare via dalla propria città tant’é che si riconosce il contributo alla spese di trasferimento”. “Noi contestiamo queste misure del decreto, chiediamo al sindacato di confrontarsi con noi, di discuterne con noi, perché non possiamo accettare ancora una volta misure e provvedimenti che ci vengono dall’alto senza alcun confronto preventivo col territorio” afferma Schiedi. Attualmente sono circa 1600 i cassintegrati di Ilva in amministrazione straordinaria. Erano inizialmente mille in più, poi una parte di loro ha chiuso il rapporto di lavoro ed ha preso l’incentivo all’esodo agevolato, pari a 100mila euro lordi a scalare ogni trimestre (si partiva da circa 77mila euro netti). I cassintegrati di Ilva in as da alcuni mesi stanno frequentando i corsi di formazione professionale avviati dall’azienda e che si concluderanno con l’ultimo gruppo a gennaio prossimo. Nello stesso mese dovrebbero partire anche i corsi di formazione della Regione Puglia sempre destinati ai cassintegrati di Ilva in as. (AGI)