Taranto: La Stampa, "Troppi errori, una retrocessione scritta"

TARANTO
Alessio Petralla
01.05.2017 17:38

Il Taranto perde 1-2 con la Vibonese e saluta, matematicamente, con un turno d’anticipo, la terza serie nazionale. Una grossa mazzata per quegli appassionati che ogni domenica sedevano sui gradoni dello “Iacovone” soffrendo per via di performance spesso inaccettabili. Ormai non si può più tornare indietro e ci si deve preparare ad una prossima stagione nell’inferno della serie D. Ne è consapevole la stampa ionica che, a Blunote, annovera gli sbagli stagionali:

FABRIZIO CAFARO (Studio 100): "La squadra costruita non era adeguata alla categoria: nel calcio vince chi è più forte così come perde chi è più scarso. Inoltre, i cambi di panchina non hanno aiutato nessuno: sono troppi quattro diversi tecnici in una stagione. Senza dubbio, poi, l'episodio del 22 marzo ha destabilizzato tutti, non solo Maurantonio, Altobello e Stendardo. Ci sta che una neopromossa retroceda ma non ci sta il fatto di aver mollato: negli ultimi due mesi il comportamento rinunciatario della squadra era vistosissimo. La società non si è fatta vedere allo stadio? è un fattore relativo. Sicuramente, la loro vicinanza ai calciatori, durante le partite, in questo periodo delicato avrebbe fatto bene ma di certo non erano loro che devono realizzare i gol".

ENRICO LOSITO (Canale 85, Tuttosportaranto): “E’ stata una stagione in cui gli errori si sono susseguiti: quest’annata deve insegnarci che per fare calcio non basta avere una società seria e puntuale nei pagamenti. Serve esperienza: si è investito tanto su uomini non all’altezza. Con l’Akragas è stato l’inizio della fine perché qualcosa già si era rotto. E’ la retrocessione di tutti, della città, della stampa. Anche noi giornalisti dobbiamo interrogarci sull’operato e tutti quanti fare tesoro degli errori commessi. Spero che come ha detto, domenica il dg ionico Roselli, si faccia quanto prima, una conferenza stampa in modo da chiarire il futuro o con l’attuale assetto societario o con nuovi proprietari. E’ necessario ripartire subito conoscendone il programma. Tempo fa sostenni che sarebbe stato fondamentale che l’ambiente si ricompattasse: ciò non è avvenuto. Lato tecnico? Non bisogna addossare le colpe soltanto ai tre calciatori che sono andati via: si era perso anche con la loro presenza. Lo Sicco e Pirrone con l’arrivo di Ciullo sembravano rigenerati e Magnaghi aveva ripreso a segnare. Poi il Taranto, dopo un mese, è sparito. La dirigenza ha sbagliato ad affidarsi a certe persone dello staff. Non bisogna fare drammi perché il calcio è un gioco, ma chiedere chiarezza al presidente Zelatore”.

ALFREDO GHIONNA (Sportube): “Le cause principali della retrocessione del Taranto sono le scelte societarie sbagliate: l’assenza di un ds in estate, la squadra costruita male, il frettoloso esonero di Papagni, l’affidare la compagine ionica a un tecnico inesperto come Prosperi e il perseverare su questa scelta fino a febbraio. Il più grave tra gli errori è stato l’indebolire la squadra a gennaio con una campagna acquisti priva di senso. Con l’arrivo di Ciullo i risultati stavano arrivando ma dopo Messina è evidente che qualcosa si sia rotto tra la squadra e la dirigenza. Dopo il famoso comunicato e i deprecabili e condannabili episodi di violenza del 22 marzo si è assistito ad una resa incondizionata che ancora oggi, a retrocessione avvenuta, reclama una spiegazione. Ora, sarà importante non perdere tempo e ricercare una nuova linfa (anche tramite un velocissimo passaggio di consegne) in modo da programmare una pronta risalita tra i professionisti: gli under di valore, un paio di attaccanti da 20 gol e gente d’esperienza si prende tra maggio e giugno. Se così non dovesse essere assisteremmo al solito teatrino con una squadra costruita all’ultimo momento e un posto negli inutili play off. In tutto questo la Fondazione Taras deve prendere una netta posizione favorendo eventuali passaggi di consegne”.

ENRICO SORACE (Gazzetta del Mezzogiorno): “Il motivo principale della retrocessione è legato alle infelici scelte da parte della società sia sul piano organizzativo che su quello tecnico legate alla composizione dell’organico: errori madornali commessi nella campagna acquisti estiva, ma soprattutto nel mercato di riparazione dal quale il Taranto è uscito indebolito e non rinforzato. Sarebbe bello scoprire il perché di tante scelte fatte senza una logica dal ds De Poli che ha avuto il merito di far rimpiangere addirittura Dellisanti; è stata una gestione, nel complesso approssimativa in tutto, quasi dilettantistica condita da tante dichiarazioni spesso inutili e controproducenti. A questo punto incassata l’ennesima delusione, forse la più umiliante di sempre, sarebbe opportuno fare chiarezza sull’episodio del 22 marzo che ha turbato molto la squadra che da quel momento in poi ha come smesso di giocare aspettando soltanto la fine del campionato. Toccherà anche alla Fondazione Taras fare chiarezza sulla retrocessione ma soprattutto su quello che ci aspetta sul fronte societario sperando di non dover vivere l’ennesima estate tra dubbi e senza prospettive concrete. Auspicabile, da parte dell’attuale dirigenza, un passaggio di consegne perché il calcio tarantino non merita di essere preso a schiaffi in questo modo”.

LUIGI CARRIERI (Gazzetta dello Sport): “Quando si retrocede le colpe sono molteplici. Sicuramente, quelle maggiori le ha la società: una proprietà forte, generalmente, vince, mentre una che commette molti errori retrocede. Il primo errore è stato l’allontanamento di Papagni: con lui non si stava facendo male. Poi l’indebolimento della squadra, con il mercato invernale: sono arrivati calciatori che non c’entravano nulla con il progetto tecnico. Dopo Fondi si poteva fare di più: l’addio dei tre atleti è stata la mazzata finale: non c’è stata una reazione psicologica. Tutte le estati tarantine sono lunghe e piene di colpi di scena. Attendiamo la conferenza stampa della società per saperne di più”.

MIMMO NESCA (Studio 100): “Una delle cause della retrocessione in serie D è stata il prematuro allontanamento del tecnico Aldo Papagni che era in linea con l’obiettivo: è troppo facile parlare ora ma chissà cosa sarebbe successo se il tecnico di Bisceglie fosse rimasto qualche altra settimana. Per quanto riguarda il mercato invernale, questo è sotto gli occhi di tutti: sono arrivati calciatori non all’altezza, che di fatto non sono stati utili a compiere un salto di qualità. Prevedo un’estate, da un punto di vista calcistico, calda in cui ci potrebbero essere alcune novità: molto dipenderà da come la società reagirà agli umori della piazza”.

ANTONELLO INGENITO (Studio 100): “La causa maggiore della retrocessione è stato non ascoltare i consigli da parte di amici o degli organi di stampa. Inoltre i soldi, la società, li ha spesi male affidandosi a Dellisanti, bravissima persona, ma forse non all’altezza della situazione. Sono arrivati calciatori di serie D e anche utili per disputare un campionato d’Eccellenza. Nel corso della stagione ho visto all’opera il Martina, in Prima Categoria: sinceramente mi sono divertito di più. Tra le avversarie dei biancoazzurri vedovo calciatori più forti di quelli del Taranto. Altra scelta fallita è stata quella di affidare il mercato a De Poli. Poi il signor Roselli, che sa fare bene il suo lavoro, deve spiegarmi dove stava lui, l’anno scorso, durante le diatribe con Campilongo… Avrei riconfermato gli attaccanti della passata stagione (circa 70 gol), vale a dire Ancora, Genchi, Siclari e Alvino: Magnaghi ha preso solo pali e traverse realizzando quattro gol, che però, hanno permesso di raccogliere dieci punti. Inoltre, attendo che le forze dell’ordine facciano i nomi dei trenta aggressori: forse si capirebbero meglio altre cose. Voglio chiudere con una battuta: perché Cobelli al posto di Balistreri…?”.

LUCA CHIANURA (Radio Senise): “E’ stata una stagione tribolata: le sconfitte del 12 e del 19 marzo con Akragas e Messina sono state determinanti. Poi il 22 gli incidenti hanno rappresentato la fine. Sono stati effettuati troppi cambi di allenatori: al posto di Papagni si poteva portare un Gregucci o subito Ciullo. Poi il comunicato post Messina: una società che ha dei dubbi sui propri tesserati può allertare l’ufficio indagini della FIGC. Inoltre, perché non è stato inviato il medico sociale Milani a controllare o visitare i tre fuggiaschi? Altra causa del fallimento il calciomercato di gennaio: generalmente viene chiamato campagna di rafforzamento…”.

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