Taranto: Blitz della Polizia, arrestati dieci nigeriani

Organizzazione criminale dedita a spaccio, riciclaggio e sfruttamento della prostituzione

CRONACA
27.07.2022 08:30

Alle prime ore di mercoledì 27 luglio, la Squadra Mobile di Taranto, com il coordinamento della Direzione Distrettuale Antimafia di Lecce e della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Taranto, ha eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di 9 cittadini di nazionalità nigeriana e uno ai domiciliari, ritenuti presunti responsabili a vario titolo di detenzione a fini di spaccio di sostanze stupefacenti, favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione e riciclaggio di denaro. Risultano indagate 23 persone per gli stessi reati.

Le lunghe indagini, avviate con il fondamentale supporto dei servizi di intelligence nazionali (AISI), hanno permesso di raccogliere forti elementi indiziari nei confronti di soggetti di nazionalità nigeriana dimoranti a Taranto, consentendo di delineare un’articolata e ben strutturata organizzazione criminale, dedita allo spaccio di sostanze stupefacenti e allo sfruttamento di giovani connazionali costrette a prostituirsi. Si ritiene che i destinatari dell’ordinanza cautelare siano membri dei cosiddetti gruppi “cultisti” nigeriani a matrice religiosa: potenti e violenti clan nati e sviluppatisi nel paese centrafricano che hanno esteso le loro ramificazioni criminali anche nei Paesi di emigrazione. 

Le investigazioni, avviate nel settembre 2019, hanno fatto emergere la probabile costituzione di una struttura criminale stabilmente organizzata, dai connotati piramidali e camaleontici, con al vertice tre degli arrestati, dedita allo spaccio e allo sfruttamento della prostituzione. I traffici e le attività illecite probabilmente erano gestite da “confraternite”, i cui componenti (come documentato negli ultimi anni) si sono a volte affrontati in scontri estremamente violenti per affermare la loro egemonia sul territorio e all’interno della stessa organizzazione. Tra questi episodi, il più cruento nell’agosto del 2020 nel centro cittadino tra i componenti delle gruppi “Eyie” e “Black Axe”: in quella circostanza furono anche provocati ingenti danni a una pizzeria del centro di Taranto. 

Le basi logistiche sarebbero tre attività commerciali ubicate nel Borgo nuovo, quali punti d’incontro della comunità nigeriana e fulcro della gestione dello spaccio. Proprio riguardo all’attività di spaccio, sembra che l’organizzazione criminale prediligesse le cessioni di stupefacente ai connazionali di origine nigeriana, considerati più sicuri e affidabili, anche con modalità di acquisto agevolate. L’approvvigionamento delle sostanze stupefacenti avveniva direttamente da connazionali residenti a Bari, attraverso numerosi viaggi. È plausibile ritenere che nella capillare rete di spaccio presente sul territorio tarantino operassero pusher di “primo livello”, incaricati della distribuzione al dettaglio della sostanza. In posizione intermedia, altri acquistavano la droga dai promotori per cederla al pusher “di secondo livello”, chiamati, a volte, a svolgere anche compiti di corrieri per il trasferimento dello stupefacente a Bari. Ne emergerebbe un’organizzazione capace di riprodursi e rivitalizzarsi anche dopo le numerose operazioni di polizia compiute dagli uomini della Squadra Mobile jonica, che hanno portato nel tempo a consistenti sequestri di droga e arresti in flagranza di alcuni loro componenti.

Altro giro illecito quello del riciclaggio di denaro, probabilmente ricavato dalle attività di spaccio, attraverso circuiti finanziari “criminali” per il trasferimento del denaro in Nigeria attraverso l’utilizzo di “sportelli clandestini” per il versamento in Italia e successivo prelievo in Nigeria, con la garanzia di veloci tempi di consegna, talvolta immediati, garantendo al contempo l’anonimato del cliente e la possibilità di trasferire somme illimitate. Per questa operazione, la struttura criminale si avvaleva del titolare di uno dei negozi coinvolti, al quale veniva materialmente consegnato il denaro poi trasferito con bonifico online da una banca nigeriana in favore del conto indicato dal committente, acceso sempre in altra banca nigeriana. Il denaro in contanti veniva “conservato” insieme ai versamenti cash di altri membri e, raggiunta una somma di un certo rilievo, veniva trasferito fisicamente in Nigeria anche mediante corrieri. 

Le indagini hanno poi raccolto elementi indiziari relativi a una fiorente attività illecita legata al favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione: uno dei negozi individuati risulterebbe punto di ritrovo per contattare direttamente o ricevere la disponibilità di ragazze nigeriane, costrette a prostituirsi in un appartamento a Taranto. Sembra anche che all’interno dell’appartamento fosse assicurato un ricambio costante e ciclico di donne, le quali cedevano al gestore dell’attività illecita una percentuale dell’incasso. 

Nella fase esecutiva sono state di supporto le Squadre Mobili di Torino, Bari e Sassari nonché personale dei Reparti Prevenzione Crimine del Sud Italia messo a disposizione dalla Direzione Centrale Anticrimine. 

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