Taranto, ecco perché è stato accolto solo in parte il ricorso del club
La Corte Sportiva d’Appello della FIGC ha pubblicato le motivazioni della decisione con cui ha accolto solo parzialmente il ricorso presentato dalla SS Taranto contro le pesanti sanzioni inflitte dal Giudice Sportivo dopo la finale playoff di Eccellenza persa contro il Gladiator.
Il verdetto finale resta severo: il club giocherà le prime tre gare della stagione 2026/27 a porte chiuse, dovrà pagare un’ammenda di 6.500 euro e partirà con due punti di penalizzazione.
La società rossoblù aveva impugnato il provvedimento chiedendone una sostanziale riduzione. Nel ricorso sosteneva che la ricostruzione dei fatti fosse, in alcuni passaggi, non del tutto coerente, evidenziando che il dirigente Daniele Petrosino era stato rimosso dall’incarico e denunciato dalla stessa società, che non vi erano state lesioni provocate dal lancio di fumogeni, che l’aggressione al calciatore Loiodice fosse stata compiuta da un solo tifoso e che la sanzione fosse sproporzionata rispetto a casi analoghi. Il Taranto aveva inoltre chiesto di sostituire la chiusura dell’intero impianto con quella della sola curva da cui erano partiti gli episodi contestati.
La Corte, però, ha respinto gran parte delle argomentazioni. Per quanto riguarda l’aggressione al quarto ufficiale, i giudici hanno ritenuto pienamente attendibile il referto arbitrale, definito preciso e dettagliato e supportato anche dalle riprese video. Nelle motivazioni viene inoltre evidenziato che, durante l’udienza, né il presidente Sebastiano Ladisa né il legale del Taranto hanno contestato quell’episodio.
Nessuno sconto nemmeno sulla valutazione delle condotte dei tifosi. Secondo la Corte, il fatto che la gara non sia stata sospesa non riduce la gravità degli episodi. Restano infatti accertati l’introduzione e l’accensione di 15 fumogeni, il lancio di un fumogeno e di bottiglie sul terreno di gioco e, soprattutto, l’invasione di campo al termine della partita da parte di circa trenta sostenitori che rincorsero e aggredirono il calciatore rossoblù Nicola Loiodice, creando un concreto pericolo per l’incolumità pubblica.
I giudici hanno inoltre escluso che il Taranto potesse beneficiare di alcune attenuanti previste dal Codice di Giustizia Sportiva. Secondo la sentenza, la società non aveva adottato modelli organizzativi idonei a prevenire i fatti, anche alla luce della facilità con cui i tifosi riuscirono ad aprire il cancello della curva e a invadere il terreno di gioco. È stata ritenuta insufficiente anche la gestione della sicurezza durante gli episodi, iniziati già nel corso del primo tempo e proseguiti fino al termine della gara.
La Corte ha però riconosciuto che il complesso delle sanzioni imposto in primo grado fosse eccessivamente afflittivo. Pur ribadendo la gravità dei fatti, ha ritenuto applicabili alcune circostanze attenuanti, limitatamente alle condotte dei sostenitori. Da qui la decisione di ridurre la squalifica del campo: non più gare in campo neutro e a porte chiuse fino al 15 novembre, ma l’obbligo di disputare soltanto le prime tre partite interne della stagione a porte chiuse.
Restano invece confermati sia i due punti di penalizzazione da scontare nel campionato 2026/27 sia l’ammenda di 6.500 euro. Per la Corte, la gravità complessiva degli episodi e la condotta del dirigente coinvolto non consentivano un’ulteriore riduzione delle sanzioni. Il ricorso è stato quindi accolto solo in parte: alleggerita la misura relativa al campo, ma confermate tutte le altre conseguenze disciplinari.