Auto rubate e “clonate”, sei arresti: indagini tra Taranto, Bari e Lecce
Secondo gli investigatori, i veicoli venivano falsificati e rivenduti sul mercato dell’usato

Auto rubate tra le province di Taranto, Bari e Lecce, successivamente “clonate” attraverso la falsificazione di targhe, numeri di telaio e documenti per essere reimmesse sul mercato. È questa l’ipotesi al centro dell’inchiesta coordinata dalla Procura di Brindisi che ha portato all’esecuzione di sei misure cautelari da parte degli investigatori della Polizia Stradale di Taranto.
Due persone sono state condotte in carcere, due poste agli arresti domiciliari e altre due sottoposte all’obbligo di firma. Complessivamente risultano coinvolti 18 indagati residenti tra Latiano, Nardò, Brindisi, Manduria e Torino. Secondo gli inquirenti, il gruppo avrebbe costituito una presunta associazione per delinquere finalizzata al riciclaggio di veicoli di provenienza furtiva.
L’indagine ipotizza che le auto rubate venissero reimmatricolate mediante documentazione falsa e successivamente intestate fittiziamente a soggetti riconducibili all’organizzazione, così da apparire regolarmente commerciabili. In altri casi i veicoli sarebbero stati smontati per alimentare il mercato illecito dei pezzi di ricambio.
Tra i modelli coinvolti figurano Nissan Qashqai, Alfa Romeo Stelvio, Jeep Renegade e Compass, Fiat 500 Abarth, Fiat 500X, Fiat Panda e Alfa Romeo Giulietta. Contestata anche la presunta falsificazione di documenti d’identità. In uno degli episodi sarebbe stato utilizzato il nominativo di un noto politico leccese.
Le indagini, che ricostruiscono attività avviate dal 2022, avrebbero inoltre documentato l’utilizzo di agenzie di pratiche automobilistiche, Motorizzazione Civile e PRA come inconsapevoli destinatari della documentazione contraffatta. Uno degli indagati avrebbe ammesso le proprie responsabilità durante l’interrogatorio preventivo disposto prima dell’emissione delle misure cautelari firmate dal gip del Tribunale di Brindisi, Vilma Gilli.
Il procedimento è nella fase delle indagini preliminari e per tutti gli indagati vale il principio di presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva di condanna.