(Foto di Franco Capriglione)
(Foto di Franco Capriglione)

(Di Anthony Carrano) Il Taranto scrive un’altra pagina vergognosa della propria storia, perdendo per 3-0 contro il Brilla Campi. Una prestazione indecorosa, offensiva, se vogliamo, nei confronti dell’amore viscerale del tifoso rossoblù.

Non ci sono alibi: tutti sul banco degli imputati. Sul terreno di gioco di Campi Salentina è mancata una componente fondamentale, qualcosa che non si può acquistare durante il mercato di riparazione: l’anima. Lo spirito di chi lotta, di chi mette tutto sé stesso per onorare e rispettare i colori della maglia che indossa. Nulla di tutto questo si è visto in campo.

Si parla di una questione mentale, ma questi calciatori sono lautamente pagati, in un campionato semidilettantistico, per fare la differenza. In caso contrario, significa che non sono da Taranto e che la società dovrà assumere le decisioni del caso.

Perché indossare la maglia del Taranto non è un privilegio da esibire quando fa comodo, ma una responsabilità da onorare ogni maledetta partita. Chi scende in campo con questi colori deve avere ben chiaro il peso della storia che porta sulle spalle e il rispetto che deve a una tifoseria che, nonostante tutto, continua a esserci. I tifosi non chiedono miracoli, non pretendono l’impossibile: chiedono impegno, dignità, carattere e attaccamento alla maglia. Chiedono di vedere undici uomini disposti a lottare, sudare e soffrire per il Taranto. Se nemmeno questo è garantito, allora il problema è molto più grave di una semplice sconfitta.

Perdere può capitare, farsi umiliare senza una reazione è inaccettabile. Il 3-0 contro il Brilla Campi non è soltanto un risultato pesante: è uno schiaffo alle ambizioni, ai sacrifici della società e alla passione di un popolo che non merita di assistere a simili spettacoli. Non bastano le parole di circostanza, non servono promesse e non interessano giustificazioni. Servono fatti, immediatamente. Chi non è in grado di reggere la pressione di Taranto, chi non comprende cosa significhi rappresentare questa città e chi non ha la fame necessaria per conquistare questa categoria deve avere il coraggio di farsi da parte.

La società ha investito risorse importanti per mettere a disposizione una rosa competitiva e garantire condizioni adeguate. E allora viene spontaneo chiedersi: che cosa manca ancora?

Non si può incassare puntualmente il proprio stipendio e scendere in campo senza dimostrare fame, cattiveria agonistica e rispetto per chi quei colori li porta nel cuore. Non si può parlare continuamente di obiettivi ambiziosi e poi farsi travolgere in questo modo, senza una reazione degna di questo nome.

È arrivato il momento di guardarsi allo specchio e assumersi le proprie responsabilità. Basta nascondersi dietro la questione mentale, la pressione, le difficoltà o qualsiasi altra giustificazione. La maglia del Taranto pesa, certo, ma nessuno ha obbligato questi calciatori a indossarla. Chi ha accettato di farlo sapeva, o avrebbe dovuto sapere, che questa piazza pretende impegno, serietà e rispetto.

A questo punto, le strade sono soltanto due. La prima: avere il coraggio di andarsene, se si è consapevoli di non essere all’altezza di Taranto. Fare un passo indietro, riconoscere i propri limiti e lasciare spazio a chi ha davvero fame di dimostrare il proprio valore. La seconda: mettersi sotto, lavorare duramente, lottare e vincerle tutte da qui alla fine. Abbassare la testa e cominciare a correre. Sudare in campo, combattere su ogni pallone, giocare ogni partita come se fosse una finale. Dimostrare che la disfatta di Campi Salentina è stata soltanto un incidente di percorso e non il vero volto di una squadra che, almeno sulla carta, dovrebbe avere ben altre ambizioni.

Non esistono altre strade. Non c'è spazio per chi si accontenta, per chi tira indietro la gamba o per chi pensa che basti presentarsi in campo per aver fatto il proprio dovere.

Come dice Luca Brunetti, in entrambi i casi, ci vogliono i cogxxxi sotto! Ci vuole il coraggio di assumersi le proprie responsabilità, Taranto ha bisogno di uomini capaci di lottare, di rialzarsi dopo una sconfitta e di difendere questi colori fino all'ultimo secondo.

Taranto merita di più. La società dei fratelli Ladisa, dopo un esborso economico importante, merita risposte adeguate sul campo. Gli investimenti devono tradursi in prestazioni, risultati e ambizione. Adesso tocca al gruppo squadra dimostrare che quei soldi, quella fiducia e quella responsabilità non sono stati sprecati.

Da domani non saranno più ammessi passi falsi, perché il Taranto deve necessariamente uscire da questa categoria, a ogni costo. La promozione deve diventare un obiettivo da inseguire con i fatti, con il sacrificio e con una determinazione feroce.

Chi si sente stretto in questa realtà può fare le valigie e andare via. Chi, invece, resterà, dovrà amare e rispettare quella maglia fino all'ultimo minuto in cui avrà l'onore di indossarla.

Basta figuracce. Basta alibi. Basta prestazioni indegne. La tifoseria ha già dato fin troppo. Ha sostenuto, ha sperato, ha creduto e continua a farlo nonostante delusioni che diventano sempre più difficili da digerire. Ma la passione di un popolo non può essere calpestata ogni volta senza che nessuno risponda sul campo. Chi rappresenta il Taranto deve capire che non sta giocando per una squadra qualsiasi: sta rappresentando una città intera, una storia, un orgoglio che viene prima di qualsiasi singolo calciatore.

La società garantisce le condizioni, i tifosi garantiscono la passione e il sostegno. Adesso i calciatori garantiscano almeno ciò per cui vengono pagati: impegno, risultati e rispetto per la maglia. VOTO 3.