Ex Ilva: ‘Melucci ed Emiliano, impugnate sentenza del Consiglio di Stato’

Associazioni scrivono al sindaco di Taranto e al presidente della Regione Puglia

CRONACA
09.07.2021 15:26

Egr. Dott. Rinaldo Melucci Sindaco di Taranto, Egr. Dott. Michele Emiliano, Presidente Regione Puglia, Noi sottoscrittori di questa lettera ci rivolgiamo alle SS.LL., ciascuno nell’ambito delle proprie competenze, con riferimento alla sentenza del Consiglio di Stato che ha annullato l’ordinanza che imponeva il fermo degli impianti a caldo da parte del gestore del siderurgico. A tal proposito facciamo notare che il CDS ha ritenuto la mancanza dei presupposti di necessità ed urgenza esclusivamente con riguardo alla motivazione dell’ordinanza e non della motivazione resa dal TAR di Lecce. La motivazione del Consiglio di Stato si basa infatti su questa premessa (pag. 39 della sentenza): “Il punto di riferimento del presente giudizio è dunque costituito dal provvedimento impugnato, senza che la cognizione possa estendersi a vicende che esulano dalle motivazioni e dal dispositivo dell’ordinanza o dai relativi atti endoprocedimentali”. Cosi facendo, in base a questa premessa, peraltro di dubbia fondatezza, le motivazioni del TAR di Lecce, ultronee rispetto a quanto risultante dal testo dell’ordinanza, non sono state tenute nella debita considerazione. La gravità dei fatti accertati dal TAR di Lecce permangono. Per di più sono emerse altre evenienze che hanno aggravato la situazione presa in considerazione dal TAR di Lecce, quali la rilevata inadempienza alle prescrizioni AIA relative alla batteria 12 delle cokerie, nonchè la VDS di recente resa da ARPA, ASL di Taranto e ARESS, che aggiorna le precedenti, rilevando come tuttora vi sia un rischio elevato per la salute e, sotto alcuni aspetti, maggiore rispetto a quanto riportato nelle precedenti valutazioni, tanto da venire definito come “inaccettabile”. Alla luce di quanto sopra è pertanto doveroso avviare una nuova istruttoria che, tenute in cosiderazione le sopraggiunte novità, nonché quanto dedotto dal TAR di Lecce, potrà essere posta a base di una nuova ordinanza con la quale disporre la chiusura dell’area a caldo. Tanto in coerenza da quanto dichiarato dopo la pronuncia del TAR di Lecce e cioè che “la bussola sarà la sentenza del TAR di Lecce” e che “Nulla sarà come prima” (Sindaco Melucci) e che “Nessuno blocchi gli effetti della sentenza del TAR di Lecce” (Presidente Emiliano). Nello stesso tempo chiediamo di sollecitare la trattazione dei ricorsi proposti sia dal Comune di Taranto, sia dalla Regione Puglia, per l’annullamento del DPCM del 29 settembre 2017, già pendenti al TAR del Lazio, e di richiederne la SOSPENSIVA per la situazione di PERICOLO accertato anche dalla sentenza del Tar di Lecce che ha confermato l’ordinanza di chiusura area a caldo“. Ricordiamo che quel famigerato DPCM 2017, con l’art. 14, primo comma, ha dichiarato estinte le precedenti diffide ISPRA che, secondo art. 29 decies del dlgs.152/2006 avrebbero portato al fermo degli impianti, nonché ha posto in essere procedure derogatorie al codice dell’ambiente in materia di controlli stabilendo all’art. 5, comma terzo, che l’unica sanzione per le inadempienze è l’espropriazione del gestore, cosa che oggi è peraltro difficile immaginare essendo lo stato partecipe del capitale sociale del nuovo gestore tramite la sua controllata INVITALIA. Tutto ciò causa la continuità produttiva del siderurgico di Taranto, in deroga a tutte le norme ambientali previste dal codice dell Ambiente. Chiedere la SOSPENSIVA sarebbe un atto politico importante ed ottenerla significa fermare gli impianti che ancora oggi non sono a norma. Chiediamo infine di dare mandato ai legali delle Amministrazioni dalle SS.LL. Condotte affinché impugnino la sentenza del Consiglio di Stato dinanzi alle Sezioni Unite della Corte di Cassazione ai sensi dell’art. 111 della Costituzione, comma ottavo, per motivi attinenti alla giurisdizione. In particolare ricorrono le condizioni per impugnare la decisione per tre ordini di motivi: 1) Il Consiglio di Stato ha invaso il campo del legislatore abrogando l’art. 63 del c.p.a. che consente al giudice amministrativo di istruire ex officio la causa, sconfinando dalla attività giurisdizionale. 2) Ha violato il principio secondo il quale l’attività di tutti gli organi degli Stati membri della Comunità Europea deve conformarsi al diritto comunitario. Ha infatti posto a base della sua decisione le norme in tema dei controlli previste dal codice dell’ambiente che invece risultano derogate dalla legislazione speciale di ILVA le quali sono in contrasto con le seguenti norme di diritto comunitario: di cui alla direttiva IED del 2010 e precisamente: con l’art. 8 e, in particolare con la norma di cui al punto c) secondo cui l’autorità competente imponga al gestore di adottare ogni misura complementare appropriata che l’autorità stessa ritenga necessaria per ripristinare la conformità; con il principio di cui al punto 42 del preambolo per cui “È opportuno che gli Stati membri fissino norme relative alle sanzioni applicabili in caso di violazione delle disposizioni nazionali adottate conformemente alla presente direttiva e ne assicurino l’applicazione. Tali sanzioni dovrebbero essere effettive, proporzionate e dissuasive.”; con l’art. 23, comma quarto lettere a) e b): “La valutazione sistematica dei rischi ambientali è basata almeno sui criteri seguenti: a) gli impatti potenziali e reali delle installazioni interessate sulla salute umana e sull’ambiente tenendo conto dei livelli e dei tipi di emissioni, della sensibilità dell’ambiente locale e del rischio di incidenti; b) il livello di osservanza delle condizioni di autorizzazione”. Confidando in un urgente e rinnovato impegno per la tutela dei diritti fondamentali, chiediamo alle SS.LL. un incontro urgente con una delegazione dei sottoscrittori della presente lettera per un confronto su quanto sopra esposto. In attesa di gentile e rapido riscontro, porgiamo distinti saluti. (Lina Ambrogi Melle (Donne e Futuro per Taranto libera); Massimo Castellana (Comitato cittadino per la Salute e l'Ambiente a Taranto); Cinzia Zaninelli (Ass. Genitori tarantini); Alessandro Marescotti (Ass. PeaceLink); Angelo Fasanella (Comitato Art. 32-Diritto alla salute); Giuseppe Roberto (Comitato Quartiere Tamburi): Maria Arpino (LiberiAmo Taranto); Antonella Coronese (Lovely Taranto).

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