Taranto: Caro energia, associazioni di categoria hanno incontrato Prefetto

CRONACA
20.10.2022 20:05

La corsa dei costi dei prodotti energetici continua a spingere i prezzi e ad erodere la capacità di spesa degli italiani. Una stima dell’ufficio studi Confesercenti, indica in 12,1 miliardi la perdita di potere di acquisto degli italiani nella seconda metà del 2022 (circa 470 euro in meno a famiglia in soli sei mesi).
Il peggioramento è dovuto principalmente agli aumenti record registrati dai prezzi della energia nel corso dell’estate.

Aumenti che si scaricheranno proprio sulle bollette autunnali, portando l’incremento dei prezzi ai livelli massimi dell’anno. Il tasso di inflazione nei prossimi tre mesi dovrebbe essere mediamente intorno al 9,1%. In questo difficile quadro la priorità rimane quella di porre un freno alla corsa delle tariffe energetiche, in modo da preservare il potere d’acquisto delle famiglie e contenere il boom dei costi fissi delle imprese che, essendo non previsti, inevitabilmente determinerà pesanti squilibri nei bilanci aziendali.

Naturalmente il probabile crollo della spesa pone un ulteriore criticità per le attività del commercio, che si aspettano un difficilissimo Natale. Il nuovo governo è chiamato ad assumere decisioni coraggiose e tempestive dalle quali dipenderanno le sorti di migliaia di imprese e degli innumerevoli posti di lavoro che garantiscono.

Secondo i dati Confartigianato il caro energia (nei soli 43 settori più esposti) sta mettendo a rischio il 20,6% della occupazione del sistema imprese italiane, (nella sola Regione Puglia 57 mila piccole imprese e 177 mila addetti, nella provincia di Taranto 6.713 imprese con 19.551 addetti). L’impennata dei costi di produzione, in particolare quelli energetici, sta mettendo in seria difficoltà le imprese del settore agricolo della provincia di Taranto. Secondo le elaborazioni di Confagricoltura sui più recenti dati Ismea, da gennaio 2021 a agosto 2022 si è registrato un incremento generalizzato dei costi di circa il 33 per cento, più o meno equivalente nel comparto “coltivazioni” e in quello “allevamenti”.

Significativo il contributo all’aumento dei costi della componente legata direttamente e indirettamente all’energia. Ad agosto complessivamente i prodotti energetici erano infatti aumentati del 76% su base annua con un aumento di oltre il 100 per cento per l’energia elettrica. Notevoli anche i rincari di foraggi (+ 74%) e mangimi (+ 37,1%) per la zootecnia. Migliaia di imprese agricole rischiano di chiudere perché non in grado di sostenere aumenti di nuovi costi, mentre le famiglie continuano a perdere potere di acquisto con i prezzi dei beni alimentari cresciuti dell’11,5%, senza alcun vantaggio per gli agricoltori (CIA).

Le principali richieste che il sistema delle associazioni formula sono:
1. Interventi dello Stato sotto forma di contributo a fondo perduto o di credito di imposta per abbattere del 50% i costi delle bollette, a partire dai consumi del mese di giugno;
2. Blocco di qualsiasi interruzione delle forniture di energia (luce, gas, ecc.) alle aziende per possibili ritardi di pagamento delle bollette;
3. Blocco delle modifiche unilaterali alle condizioni dei contratti in essere anche per i prossimi mesi;
4. Istituzione di un sistema di rateizzazione a medio-lungo termine delle bollette soggette ad aumento con l’obiettivo, da una parte, di consentire alle aziende il relativo adempimento e, dall’altra, al governo di poter nel frattempo mettere in atto forme di contribuzione o di defiscalizzazione a favore delle imprese;
5. Similmente a quanto deciso durante l’emergenza Covid interventi che prevedano la moratoria dei mutui e la sospensione dei versamenti tributari;
6. Per quanto riguarda specificatamente il settore agricolo vi è la necessità di garantire il credito di imposta del 20% sull’acquisto di carburanti per l’intero anno 2022. Un ulteriore sostegno al settore potrebbe venire dalla possibilità di cedere l’energia elettrica prodotta dagli impianti fotovoltaici installati.

Parte delle ingenti risorse necessarie alla assunzione di decisioni governative adeguate alla gravità della situazione, possono essere ricavate dall’importante extra gettito IVA riveniente dalla inflazione e dagli incrementi dei prezzi di gas, energia e carburanti (18 miliardi).

Per quanto riguarda gli extra profitti delle aziende produttrici, riteniamo si debba rivendicare per Taranto, sede dell’importante raffineria ENI, adeguata royalty per il territorio, così come avviene da anni nella vicina Basilicata.

In ogni caso gli interventi da attivare devono essere adeguati a quella che si sta rivelando una “economia di guerra” riproponendo l’approccio che ha caratterizzato la azione di governo durante l’emergenza Covid. La debolezza del sistema di imprese presente nel nostro territorio provinciale e, più in generale nell’intero mezzogiorno d’Italia, ci fa temere effetti particolarmente devastanti dal permanere di questa difficile situazione. Lo stesso SVIMEZ, in un recente studio, ha affermato che i costi dell’energia incidono maggiormente sui bilanci delle imprese del Mezzogiorno.

Viene evidenziato come al Sud siano più diffuse le imprese di piccole dimensione, caratterizzate da costi di approvvigionamento energetico strutturalmente più elevati, così come per l’intero sistema produttivo meridionale il peso dei costi di trasporto sia comparativamente maggiore rispetto al resto del paese.

È quindi necessario vigilare affinché gli interventi dello Stato nel Mezzogiorno (a partire dai fondi del PNRR) e più specificatamente nella nostra provincia (CIS/ZES ecc.) vengano monitorati ed accelerati. Il Contratto Istituzionale di Sviluppo Taranto dopo ben 7 anni dalla sua sottoscrizione è ben lontano dall’aver conseguito i suoi obiettivi di strumento di recupero e valorizzazione ambientale ed economica del territorio.

È indispensabile che il nuovo governo operi con decisione ed immediatezza affinché non si ripropongano le situazioni di stallo ed i ritardi registrati nel passato. A riguardo si evidenzia la necessità di un maggiore coinvolgimento delle associazioni di impresa nelle attività avviate in seno al CIS Taranto. Le nostre associazioni auspicano altresì che anche gli enti locali (Regione e Comuni) avviino politiche di sostegno alle imprese in questa delicatissima fase, tanto sul fronte della riduzione della pressione tributaria quanto su quello degli incentivi.

Firmato
Confartigianato Taranto
Confagricoltura Taranto
Confapi Taranto
Confesercenti Taranto
CIA Taranto
CLAAI Taranto
Copagri Taranto
UPALAP Puglia
Casaimpresa Taranto
Unsic Taranto

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