Taranto: Rapine a banche e uffici postali, 5 indagati

Quattro di Brindisi, una di Taranto ritenuti responsabili di quattro colpi compiuti tra il 2020 e il 2021

CRONACA
22.11.2022 13:33

Al termine di una lunga e complessa attività d’indagine, la Squadra Mobile ha notificato l’avviso di conclusioni indagini nei confronti di 5 persone (quattro originarie di Brindisi ed una di Taranto), ritenute presunte responsabili di quattro rapine a uffici postali e filiali di banche della provincia jonica tutte compiute tra il 2020 e il 2021 I cinque indagati, a vario titolo e con vari ruoli, dovranno rispondere del reato di associazione a delinquere finalizzata alla commissione di rapine (aggravata dalla disponibilità di armi), oltre che di quattro episodi di rapina pluriaggravata, di lesioni personali aggravate, porto illegale di armi da fuoco e ricettazione. 

Le indagini sono partite nell’agosto del 2021, subito dopo una rapina a un furgone portavalori nei pressi della filiale di una Banca di Grottaglie per la consegna di denaro contante. Secondo il racconto fornito al personale del Commissariato di Grottaglie, in quel frangente la rapina sarebbe stata perpetrata da tre uomini travisati e armati che riuscirono a farsi consegnare i sacchi contenenti circa 12mila euro. Inoltre, durante le movimentate fasi della rapina, una guardia giurata fu anche colpita con il calcio di una pistola e derubata della pistola d’ordinanza.

Il meticoloso lavoro degli investigatori, coordinato dalla Procura della Repubblica di Taranto, sulla base delle dichiarazioni rese dalle vittime e dai testimoni presenti al fatto nonchè dell’analisi delle immagini delle telecamere dei sistemi di videosorveglianza del Comune di Grottaglie, ha consentito di ricostruire la dinamica dei fatti, consentendo di individuare le autovetture utilizzate dal gruppo dei rapinatori e di ricostruire i percorsi effettuati prima dell’assalto e durante la fuga. 

Dopo i primi accertamenti, gli investigatori si sono concentrati su due soggetti già noti per gli stessi reati. Proprio l’analisi del traffico dati, effettuati con l’aiuto di esperti del Sistema Centrale Operativo del Dipartimento della Pubblica Sicurezza, delle celle telefoniche interessate dal passaggio dei rapinatori, ha consentito di individuare cinque utenze intestate a cittadini stranieri non censiti sul territorio italiano che si riteneva potessero essere in uso proprio ai responsabili delle rapine. Queste schede telefoniche “dialogavano” comparivano in luoghi ed orari in cui erano state perpetrate delle rapine commesse con le stesse modalità in altri episodi criminosi simili. 

In particolare in una rapina avvenuta nel giugno 2021 nei pressi dell’Ufficio Postale di San Giorgio Jonico, quando tre soggetti circondarono le guardie giurate e, sotto la minaccia di armi, si impossessarono di un plico contenente 50mila euro. Anche in quest’occasione, a un vigilante, colpito al capo, fu sottratta la pistola d’ordinanza. L’altro episodio risale al novembre 2020 quando nei pressi dell’Ufficio Postale di San Marzano le due guardie giurate furono aggredite e derubate della somma di 70mila euro e di una pistola di ordinanza. Infine, l’ultimo episodio è sempre del novembre 2020: all’interno di un’area di sosta della statale Taranto-Brindisi, un autotrasportatore fu rapinato da tre soggetti armati che riuscirono a sottrarre la somma di 9mila euro ritirata poco prima da un cliente. Proprio dall’analisi telefonica di quest’evento, alle due utenze “fantasma”, verosimilmente in uso ai primi due sospettati, se ne aggiungeva un’altra in uso al presunto basista. 

Lo scorso gennaio, i poliziotti della Squadra Mobile, da tempo sulle loro tracce, riuscirono, dopo un lungo servizio di appostamento, a individuare e bloccare uno dei primi due sospettati il quale, insieme ad altri due soggetti, in un isolato casolare di campagna tra San Marzano e Francavilla Fontana, si stavano presumibilmente preparando a compiere l’ennesima rapina. Nell’occasione furono sequestrati a bordo di un’auto, poi risultata rubata, un revolver, una pistola semiautomatica,,berretti, passamontagna e abbigliamento da indossare durante il colpo, oltre a numerosi arnesi atti allo scasso ed un secchio di plastica pieno di chiodi a tre punte da utilizzare nella fuga. I tre, nonostante il disperato tentativo di fuga, furono arrestati perché presunti responsabili dei reati di porto illegittimo di armi e munizioni, ricettazione e detenzione di strumenti atti allo scasso.

Sulla scorta della complessa attività di indagine, la Procura della Repubblica di Taranto, condividendo le conclusioni cui era giunta la Squadra Mobile, ha ritenuto esistenti importanti elementi indiziari a carico dei soggetti e ha emesso nei loro confronti l’avviso di conclusione indagini.

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