Danilo Pagni: ‘A Taranto comincia una nuova carriera per me’

‘Ringrazio tutti per la stima, essere il diesse rossoblu è un orgoglio, ma da solo non vado da nessuna parte’

TARANTO
15.06.2020 03:11


"Nel momento in cui devo prendere una decisione, non ne faccio mai una questione di categoria. E l'ho dimostrato quando lasciai l'incarico di caposcout al Chievo per approdare alla Salernitana di Lotito in Serie D. Accettando Taranto, ho deciso di scrivere una pagina bianca della mia avventura calcistica, comincia una nuova carriera. Ho 45 anni, non 70". In lunga intervista, Danilo Pagni, ospite di Tifo Web, appuntamento domenicale dalla redazione di giornalerossoblu.it, sviscera tanti temi a partire dal primo tassello del nuovo mosaico: l'allenatore. "Ho fatto una serie di valutazioni e non nascondo che in tanti mi chiamano, direttamente o per interposta persona, per ottenere l'incarico: in cuor mio ho già scelto l'allenatore, ma lo annunceremo tra una settimana, dieci giorni. Non siamo in ritardo, anzi siamo in largo anticipo".

ALLENATORE GIUSTO "Lavorare a Taranto è bello, ma anche molto difficile. Non esiste un allenatore ad hoc per vincere un campionato come la Serie D. Non esiste una regola esatta che possa definire vincente un allenatore, ciò che conta è l'ambiente e l'atmosfera che si va a creare attorno a tutto il gruppo. Vi faccio un esempio: quando portai Liverani a Terni, tutti pensavano avessimo tirato i remi in barca perché fino a quel momento non aveva maturato esperienze importanti in panchina. Con lui la Ternana ha cominciato a volare, eppure in estate non fu riconfermato e non trovò sistemazione fino alla chiamata del Lecce a stagione in corso e in Serie C. Un altro esempio: ho conosciuto Simone Inzaghi quando ero direttore della Salernitana, allora allenava gli Allievi della Lazio e mai avrei immaginato di vederlo dove è adesso in così poco tempo. Il calcio è strano, non è una scienza esatta".

CONTESTAZIONE "Ho grande rispetto per il tifoso taranrino, ormai stufo di stagnare in Serie D. Non racconto favole e se sbaglio alzo anche il braccio, ma difendo la proprietà. Credo che tutti dobbiamo fare un passo indietro. La famiglia Giove è "malata" del Taranto, questo ve lo garantisco e ve lo metto per iscritto, lo ama senza alcun tipo di interesse. Per quanti errori possano aver commesso, tutti in buonafede, va sostenuta. Non ho l'autorità, ma chiederò al presidente Giove e al consulente Galigani la possibilità di incontrare la tifoseria per un chiarimento, ovviamente seguendo protocolli e normative".

CALCIATORI E FAME "Le mie rose sono composte quasi sempre da 22 giocatori, non mi piacciono troppo lunghe. La squadra ideale è formata da elementi carismatici e tecnici, ma anche da chi nella stagione precedente ha avuto scarso successo perché ha giocato poco o proviene da un infortunio. È ovvio che se dovessi ottenere la disponibilità da chi nel campionato scorso ha messo a segno 20/25 gol, mi ci fiondo, anche se non abbiamo intenzione di buttare via i soldi o di risolvere la crisi del coronavirus. Negli ultimi anni, le presenze in D di Bari e Palermo hanno un po' "dopato" il mercato. In passato ho vinto campionati ingaggiando under provenienti dall'Eccellenza, calciatori fuori rosa o reduci da una retrocessione. Non mi ritengo un diesse stereotipato, che consulta gli almanacchi prima di allestire una squadra. Faccio un esempio: quando portai Bremec al Taranto era svincolato, al 15 agosto non aveva ancora trovato sistemazione. Il mio modus operandi è questo".

BUDGET "Svelare quanto il presidente mi abbia messo a disposizione non è professionale. Come ho già detto, negli ultimi anni il mercato è stato "dopato", per cui, almeno da parte nostra, non ci saranno spese folli. E poi, un calciatore deve desiderare di giocare nel Taranto".

DA SOLO NON VINCO "Ringrazio tutti per la stima, essere il direttore sportivo del Taranto è un grande orgoglio, ma mi riempie di molte responsabilità che non ho paura di assumermi. Da solo, però, non vado da nessuna parte, specie se non ho una curva piena che mi aiuta o se fischia quando gioco male. Pur avendo vinto tanto, non sono un fenomeno o un presuntuoso e, a differenza di altri, non vendo fumo. I tifosi rossoblu mi conoscono e lo sanno benissimo, anche se tra noi c'è poca confidenza. Sono determinante fino a un certo punto, alle spalle devo avere un società determinata e una tifoseria che soffi a nostro favore".

CONFERMATI "Il Taranto della stagione appena conclusa era formato da elementi validi, che purtroppo non hanno reso per quelle che sono le reali potenzialità. Personalmente, non ho alcun tipo di preclusione: parlerò con ognuno di loro e vedremo cosa fare".

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