La DDA di Lecce contesta associazione mafiosa, droga, armi, estorsioni e rapine. L’indagine ricostruisce anche il contesto dell’omicidio di Natale Nasser Baktiari


Un’organizzazione radicata a Manduria, capace, secondo gli investigatori, di esercitare pressione sul territorio attraverso estorsioni, traffico di droga, armi e intimidazioni. È il quadro che emerge dall’operazione eseguita nelle prime ore di martedì 22 settembre dalla Polizia di Stato, che ha portato all’esecuzione di 21 ordinanze di custodia cautelare in carcere.

I provvedimenti sono stati emessi dal gip del Tribunale di Lecce su richiesta della Procura Distrettuale Antimafia nei confronti di 21 persone ritenute, allo stato delle indagini, presunte componenti di un sodalizio criminale di tipo mafioso con base operativa a Manduria.

Droga, armi ed estorsioni

Le contestazioni comprendono, oltre all’associazione di tipo mafioso, l’associazione finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e lo spaccio, la detenzione illegale di armi da guerra e munizioni, il porto illegale di armi comuni da sparo con matricola abrasa, la ricettazione, il porto in luogo pubblico di ordigni esplosivi, l’estorsione e la rapina.

Secondo l’accusa, le condotte sarebbero state commesse avvalendosi della forza intimidatrice derivante dall’appartenenza al clan e con la finalità di agevolarne l’attività.

Tra gli episodi estorsivi contestati figurano quelli ai danni di imprenditori locali e rivolti agli occupanti abusivi di un complesso residenziale di Manduria. Questi ultimi, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, sarebbero stati costretti a versare mensilmente somme di denaro sotto la minaccia di aggressioni fisiche o del distacco delle utenze domestiche.

Il ruolo del presunto capoclan

Tra i destinatari delle misure cautelari spicca la figura del presunto capoclan conosciuto con il soprannome di “Stellina”, indicato dagli investigatori come storico fondatore e guida dell’omonimo sodalizio operante a Manduria e nei comuni vicini.

Le precedenti indagini della DDA di Lecce avrebbero ricostruito il suo tentativo di mantenere la leadership dell’organizzazione anche durante la lunga detenzione, attraverso direttive veicolate all’esterno da persone vicine e canali familiari.

Nell’inchiesta compaiono anche altri personaggi storicamente legati alla criminalità organizzata locale, che secondo l’accusa avrebbero garantito l’operatività del gruppo sul territorio.

L’omicidio Baktiari

L’attività investigativa della Squadra Mobile di Taranto, coordinata dalla DDA, avrebbe documentato le condotte del gruppo tra la fine del 2021 e i primi mesi del 2023.

Le indagini hanno inoltre raccolto elementi ritenuti utili per ricostruire il contesto del grave episodio avvenuto a Manduria il 23 febbraio 2023, quando venne ucciso Natale Nasser Baktiari.

Secondo l’ipotesi investigativa, la vittima sarebbe stata mandata dal fratello, indicato come figura inserita in un canale di approvvigionamento di cocaina per conto del sodalizio manduriano, per riscuotere un credito derivante da una precedente cessione di droga.

I presunti responsabili dell’omicidio erano già stati sottoposti, nel febbraio 2023, a un decreto di fermo di indiziato di delitto eseguito dalla Squadra Mobile di Taranto.

Operazione con reparti da più province

All’esecuzione delle ordinanze hanno partecipato, insieme alla Squadra Mobile di Taranto, i Reparti Prevenzione Crimine di Lecce e Bari, le unità cinofile antiesplosivo e antidroga di Bari e Napoli, le Squadre Mobili di Avellino, Benevento, Brindisi, Lecce, Matera e Potenza, oltre alle Sisco di Lecce, Napoli e Potenza. Le accuse formulate dalla Procura dovranno essere vagliate nelle successive fasi del procedimento, nel rispetto della presunzione di innocenza.