Surgo (Mes): ‘Draghi e Bernabè, serve posizione netta su Ex Ilva’

CRONACA
17.02.2022 10:59

“Ci siamo uniti al coro unanime di proteste contro la soppressione dei vari emendamenti presentati al fine di cancellare il famoso articolo 21 del decreto Milleproroghe che trasferiva i 575 milioni di euro dalle bonifiche alla produzione e siamo ben lieti che la Camera dei Deputati lo abbia abrogato”. Lo asserisce Antonio Surgo, responsabile delle relazioni industriali per Taranto, Brindisi e Lecce del Mes, il movimento socialista europeo il quale però avverte: “Quei soldi non vanno distratti rispetto alle bonifiche, ma non possono finire nelle casse dell’attuale management. Il governo si impegni affinché quei fondi vengano utilizzati solo quando il capitale sociale di Acciaierie d’Italia sarà a maggioranza pubblica”. Nello stabilimento di Taranto, infatti, la produzione è ridotta al minimo storico a causa della mancanza di scorte di materie prime. Le ditte fornitrici, da notizie in nostro possesso, pretenderebbero il pagamento cash per i ritardi accumulati da Acciaierie d’Italia nella liquidazione delle fatture. Situazione speculare che riguarda anche le ditte dell’indotto che oltre ad avanzare crediti milionari sarebbero costrette a subire discriminazioni nell’assegnazione dei lavori venendo sostituite da altre ditte che non risulterebbero nemmeno in regola con il certificato antimafia che secondo quanto prevede la compliance aziendale deve essere firmato dal Prefetto e non può essere sostituito da un’autocertificazione. Ritardi si registrano anche nella ripartenza di Afo/4 che slitta di mese in mese ed è ora prevista a marzo. “Come Mes siamo costretti a ribadire quanto sosteniamo ormai da mesi. Il presidente del Consiglio Draghi insieme al presidente di Acciaierie d’Italia Bernabè dovrebbero assumere una posizione netta e prendere in mano le redini della situazione azzerando l’attuale management e sollecitando anche il nuovo direttore dello stabilimento a verificare tutte queste circostanze - conclude Surgo -. L’azienda rischia il collasso produttivo. Un flop che la città non può permettersi e che non può permettersi neanche il sistema Italia ove si consideri che l’ex Ilva ha da sempre rappresentato l’1,4 % del Pil dell’intera nazione”. (CS)

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