Marcinelle, 70 anni dopo: la Puglia non dimentica i suoi figli caduti in miniera
(Di Mimmo Galeone) L'8 agosto 1956 nella miniera di carbone Bois du Cazier, a Marcinelle, nei pressi di Charleroi, un incendio provocò la morte di 262 minatori.
La maggior parte erano italiani: 136 uomini, partiti dalle diverse regioni del Paese per il Belgio, alla ricerca di un lavoro e di una vita migliore. Tra loro c'erano 22 pugliesi. Uomini che avevano lasciato paesi, famiglie, mogli e figli per scendere ogni giorno nelle viscere della terra. Uomini che avevano attraversato l'Europa portandosi dietro la speranza di un futuro diverso e che, invece, non sarebbero mai più tornati a casa.
La memoria diventa un impegno europeo
Nel settantesimo anniversario di quella tragica giornata la memoria di Marcinelle torna al centro dell'attenzione anche sul piano europeo. E non soltanto come ricordo di una delle più gravi tragedie del lavoro del Novecento, ma come occasione per riaffermare un principio che conserva intatta la sua attualità: la sicurezza sul lavoro non può essere considerata un costo, nè una variabile secondaria rispetto alle esigenze produttive. È in questa prospettiva che il Governo italiano ha sostenuto la proposta di istituire una Giornata Europea in memoria delle vittime degli incidenti sul lavoro, individuando proprio nell'8 agosto la data simbolica per ricordare ogni anno le persone che hanno perso la vita sul posto di lavoro.
Il tributo della Puglia
Racale, Tuglie, Salice Salentino, Gagliano del Capo, Alezio, Serrano, Melissano, Taurisano, Mola di Bari, Lesina, Brindisi, Martina Franca, Crispiano e Laterza: sono questi alcuni dei luoghi pugliesi legati alla sciagura di Marcinelle. Anche la provincia di Taranto pagò un prezzo pesante, con la scomparsa di Ernesto Spiga e Osmano Ruggieri di Martina Franca, Vito Larizza di Laterza e Abramo Tamburrano di Crispiano.
Crispiano restituisce un nome alla memoria di Marcinelle
E proprio da Crispiano, nel settantesimo anniversario, arriva uno dei gesti più significativi della memoria pugliese di Marcinelle. La comunità ha scelto di non lasciare Abramo Tamburrano soltanto negli elenchi delle vittime, ma di restituirgli un luogo, un nome e una storia nel cuore del paese. Sabato 8 agosto, nel giorno esatto dei settant'anni, sarà intitolata ad Abramo Tamburrano la scalinata che collega via Roma a via Innocentini, di fronte alla Biblioteca comunale. È un gesto semplice nella forma, ma profondo nel significato. Una scalinata è un luogo attraversato ogni giorno: da quel momento, il nome di Tamburrano entrerà nella quotidianità di Crispiano. Non sarà più soltanto il nome di un uomo morto lontano dalla propria terra, ma quello di un concittadino che la comunità riconosce come parte della propria storia.
I numeri ci ricordano che la memoria non basta
A distanza di tanti anni da quell' immane disastro, i numeri continuano a ricordarci che la sicurezza sul lavoro non è una questione del passato. Nel 2025, secondo i dati INAIL si riscontrano 597.710 denunce complessive di infortunio nel 2025, +1,4% rispetto alle 589.571 del 2024. Nello specifico:
- 516.839 denunce relative ai lavoratori, +1%.
- 416.900 infortuni avvenuti in occasione di lavoro, +0,5%.
- 99.939 infortuni in itinere, cioè nel tragitto casa-lavoro-casa, +3,2%.
- 1.093 denunce di infortunio con esito mortale, contro le 1.090 del 2024.
- Tra i lavoratori, i casi mortali in occasione di lavoro sono stati 792, in aumento del 4,6%.
La memoria da sola, perciò, non basta perché una tragedia non si ripeta: deve diventare consapevolezza, prevenzione e soprattutto responsabilità concreta, quotidianamente, in ogni luogo di lavoro.
