“Dieci ragazze per me”, ma non è Lucio Battisti
(Di Mimmo Galeone) “Dieci ragazze per me”, cantava Lucio Battisti all'inizio della sua carriera. E, quasi sessant'anni dopo, la frase torna in mente guardando il famoso rapper Sfera Ebbasta arrivare a San Siro con dieci ragazze al seguito, prima del match Inter-Napoli di sabato 5 settembre.
Le immagini raccontano un'idea del mondo
Possiamo raccontarci che si tratta soltanto di marketing, di una provocazione, di una trovata senz'altro studiata ad arte? No, non possiamo. Le immagini, soprattutto quelle edificate da personaggi con una enorme esposizione pubblica, non sono mai soltanto immagini. Raccontano e veicolano un'idea del mondo. E qui l'idea è chiarissima: un uomo al centro, dieci donne intorno. Il problema è il ruolo che quella presenza assume nell'immagine: donne utilizzate come cornice, come elemento scenografico per raccontare il successo, il potere, la desiderabilità di un uomo. E non convince francamente nemmeno l'alibi della provocazione. Perchè provocare è facile. Basta esagerare. Basta attirare gli occhi. Basta creare una scena che faccia discutere. La vera provocazione, forse, sarebbe avere qualcosa di nuovo da dire.
Il cortocircuito tra parità e stereotipi
Parliamo di rispetto, di parità, di consenso, di stereotipi. Educhiamo (o almeno proviamo a farlo) le nuove generazioni a riconoscere quei meccanismi culturali distorti che per lunghi anni abbiamo considerato normali. E poi basta una fotografia, un evento, una trovata pseudo pubblicitaria per tornare indietro di decenni. E' l'idea sottostante che risulta preoccupante: quella secondo cui la presenza femminile possa diventare un qualcosa di ornamentale, funzionale a celebrare un uomo.
La responsabilità di chi ha un pubblico enorme
E preoccupa specialmente perché a proporla è un artista che ha un pubblico enorme e, in larga parte, giovane. Chi ha una platea così vasta non è obbligato a essere un educatore, naturalmente. Ma avere una cassa di risonanza così ampia deve significare anche rendersi conto che certe rappresentazioni contribuiscono a rendere familiari certi codici. Non tutto ciò che fa parlare è intelligente. Non tutto ciò che è provocatorio è rivoluzionario.
E forse la domanda più interessante da porsi non è nemmeno cosa volesse dire Sfera Ebbasta con quella scena. È continuare come si possa ancora considerarla una rappresentazione normale del successo: questo è il vero punto interrogativo.
Le responsabilità dell'Inter
E poi c'è l'Inter. Perché se è vero che Sfera Ebbasta è un artista, e che quella scena appartiene alla sua comunicazione, è altrettanto vero che tutto questo è avvenuto all'interno di un contesto preciso, quello di San Siro e di un evento legato a una delle società sportive più importanti d'Italia, d' Europa e del mondo. Anche chi offre questo tipo di spazio ha una responsabilità nel modo in cui decide di rappresentare il proprio pubblico e i propri valori.
Non si tratta di pretendere che una società di calcio diventi un'agenzia educativa o che debba controllare ogni scelta comunicativa dei propri ospiti.
Però le responsabilità, quando si parla di rappresentazione e di modelli culturali, non sono mai soltanto individuali; sono anche di chi quelle immagini le accoglie, le amplifica e offre loro una vetrina.
Un'occasione persa
In definitiva l'aspetto centrale è che, ancora nel 2026, sembriamo avere così poche idee per illlustrare il valore un uomo, che finiamo per raccontarlo attraverso le donne che ha intorno. E questa, più che una provocazione, ha tutta la parvenza di un'occasione persa. L'ennesima.
