Nel lungo comunicato diffuso dalla Taranto Ultras nelle scorse sono finiti nel mirino un po’ tutti: calciatori, stampa, forze dell’ordine, una parte della tifoseria e, seppur con toni più morbidi, anche la società.

Senza entrare nel merito delle posizioni espresse, una riflessione appare inevitabile. Nel comunicato manca qualsiasi presa di distanza nei confronti di chi, al termine della gara con il Gladiator, ha invaso il terreno di gioco dando la caccia ai tesserati. Un episodio grave che ha contribuito in maniera determinante alle pesanti sanzioni inflitte dal Giudice Sportivo e che ha inevitabilmente danneggiato l’immagine della città e della società.

È legittimo chiedersi perché chi rivendica lo slogan “Il Taranto siamo noi” non abbia sentito l’esigenza di condannare apertamente quei comportamenti. Così come è doveroso ricordare che anche lo schiaffo sferrato da un tesserato della società a un assistente arbitrale rappresenta un gesto altrettanto deprecabile e da censurare senza esitazioni. E che ha aggravato la situazione disciplinare.

La violenza, però, non può mai trovare giustificazioni. Va condannata in tutte le sue forme, indipendentemente da chi la compie, perché ogni episodio di questo tipo finisce per penalizzare ed etichettare un’intera comunità sportiva.

Allo stesso tempo è altrettanto sbagliato fare di tutta l’erba un fascio. La Curva Nord è composta da centinaia di persone, di ogni età e professione, che ogni settimana sostengono il Taranto con passione e sacrificio. Ci sono tifosi che percorrono centinaia di chilometri da città come Torino, Milano, Bologna o Roma per essere presenti sugli spalti, sempre con correttezza e amore per quei colori. Anche loro sono il Taranto. Anche loro fanno sacrifici. Anche loro lasciano le famiglie.

La stampa, spesso individuata come capro espiatorio nei momenti più difficili, continuerà a raccontare i fatti senza alimentare generalizzazioni. Perché una tifoseria non può essere identificata con le azioni di una minoranza, ma allo stesso tempo nessuno può voltarsi dall’altra parte davanti a episodi di violenza.

Solo prendendo le distanze da certi comportamenti e isolandoli sarà possibile tutelare davvero il nome del Taranto, della sua tifoseria e della città. Crescere significa anche avere il coraggio di condannare ciò che non rappresenta i valori dello sport e del tifo.