Graziano Gori
Graziano Gori

(di Gianni Sebastio) Ci sono amori che il tempo non riesce a sbiadire. Anzi, più passano gli anni, più sembrano cucirsi addosso, proprio come una vecchia maglia del cuore.

Lo ha raccontato, con la semplicità delle cose autentiche, Graziano Gori, ex calciatore del Taranto, affidando alla sua pagina Facebook un’immagine capace di attraversare mezzo secolo di storia rossoblù. Due fotografie: lui, oggi, con addosso la sua vecchia maglia numero 7, quella indossata nella sua prima stagione a Taranto nel 1975, e sullo sfondo il nuovo stadio Iacovone.

Poi poche parole, ma pesanti come una vita intera: “La mia prima maglia qui a Taranto. Esattamente mezzo secolo fa… Buon Ferragosto ❤️💙”.

Graziano Gori con il nuovo Iacovone sullo sfondo

Un saluto di Ferragosto, apparentemente semplice. In realtà, un piccolo scrigno di ricordi, appartenenza e amore. Perché in quelle due fotografie c’è molto più di un ex calciatore che indossa una vecchia casacca: c’è un uomo che, cinquant’anni dopo, continua a riconoscersi nei colori rossoblù.

Gori, toscano di Pontedera, arrivò a Taranto nell’ottobre del 1975. Era cresciuto calcisticamente nel Milan, poi aveva vissuto l’esperienza di due stagioni allo Spezia, prima di approdare nella città dei due mari. Quello che doveva essere un nuovo capitolo della sua carriera sarebbe diventato, invece, un legame destinato a durare per sempre.

Con il Taranto furono sei stagioni e 180 presenze rossoblù. Numeri importanti, certo, ma forse insufficienti per raccontare davvero il rapporto tra Gori e la città. Perché alcune storie smettono presto di essere soltanto calcistiche e diventano storie di vita.

E Taranto, per Gori, è diventata proprio questo. Anche dopo aver appeso le scarpette al chiodo, il suo legame con il club non si è mai spezzato. Da allenatore ha fatto parte dello staff tecnico della prima squadra e ha lavorato anche nel settore giovanile, continuando a vivere il calcio e quei colori che ormai non rappresentano più soltanto una fase della sua carriera, ma una parte della sua identità.

E allora quella fotografia di Ferragosto assume un significato ancora più profondo. Sullo sfondo c’è il nuovo Iacovone, simbolo di un futuro ancora tutto da scrivere. In primo piano, invece, c’è una maglia del 1975, con il numero 7 e il peso dolcissimo della memoria. Passato e futuro si incontrano nello stesso fotogramma, quasi a comporre un’equazione sentimentale perfetta: ciò che è stato e ciò che sarà, uniti da ciò che non è mai cambiato.

La maglia è quella di mezzo secolo fa. Lo stadio è quello del futuro. In mezzo c’è Gori, con gli anni che sono passati ma con i colori rimasti esattamente dove erano: nel cuore.

Forse è proprio questo il senso più bello di quel post. Non c’è nostalgia fine a se stessa. C’è appartenenza. C’è il ricordo di quando, nell’ottobre del 1975, un ragazzo arrivato dalla Toscana mise piede a Taranto e iniziò una storia che nessuno, probabilmente, avrebbe immaginato così lunga.

Cinquant’anni dopo, Gori è ancora qui. Con la sua vecchia maglia sulle spalle, davanti a uno stadio nuovo. E quella maglia, oggi, non sembra più soltanto indossata. Sembra cucita sulla pelle.

Graziano Gori con la maglia del Taranto negli anni Settanta