“Prometeo a Taranto”, il mito incontra l’acciaieria e la voce della città

Il 24 e 25 settembre prima nazionale al TaTÀ per il Taras Teatro Festival. Joscha Zmarzlik intreccia Luigi Nono, il mito di Prometeo e le testimonianze di quindici cittadini
Un fuoco che illumina e uno che divora. È da questa immagine, sospesa tra progresso e distruzione, che prende forma “Prometeo a Taranto. La fabbrica illuminata”, lo spettacolo in prima nazionale in programma giovedì 24 e venerdì 25 settembre alle 21 nell’auditorium TaTÀ di Taranto, nell’ambito del Taras Teatro Festival diretto da Massimo Cimaglia.
Il progetto porta la firma del regista tedesco Joscha Zmarzlik per la compagnia Opera To Go e prende le mosse da “La fabbrica illuminata” di Luigi Nono, composizione per voce e nastro magnetico nata nel 1964 su testi di Giuliano Scabia e Cesare Pavese. Un’opera-denuncia dedicata alla condizione alienante degli operai nelle grandi fabbriche e, in particolare, all’Italsider di Genova.
Dal mito di Prometeo alla Taranto industriale
A oltre sessant’anni dalla sua prima esecuzione, la partitura di Nono diventa il punto di partenza per una nuova drammaturgia che mette in relazione il mito di Prometeo e Pandora, nelle versioni di Eschilo ed Esiodo, con la storia industriale di Taranto.
Sul palco, insieme a Zmarzlik e al soprano Niki Lada, ci sarà un coro formato da quindici cittadini tarantini: Pasquale Basile, Marco Bianco, Margherita Buono, Massimo Cardellicchio, Perla Calassi, Maria Pia Cazzolla, Marcella D’Alconzo, Domenico Brisci, Federica Brisci, Sabrina Donvito, Francesco Omma, Fabrizio Ricchiuto, Marco Russo, Andrea Simone e Maria Rana.
Le loro voci si intrecceranno con quelle degli autori antichi e moderni, trasformando esperienze individuali in un racconto collettivo. Alcuni dei partecipanti sono lavoratori dell’acciaieria.
“Fabbrica dei morti la chiamavano”
“Fabbrica dei morti la chiamavano”, si ascolta nell’opera di Luigi Nono, presentata per la prima volta il 15 settembre 1964 al Teatro La Fenice di Venezia durante la Biennale internazionale di musica contemporanea.
A Taranto quella frase assume un peso ulteriore. Lo spettacolo mette infatti in relazione il tema della grande industria con il diritto alla salute, la dignità del lavoro, l’ambiente e la ricerca di un futuro sostenibile.
La fabbrica non viene rappresentata soltanto come luogo fisico, ma come simbolo di una cultura del progresso capace di produrre sviluppo e, allo stesso tempo, conseguenze profonde sulla vita delle persone e dei territori.
Un coro per raccontare la città
Come Nono raccolse direttamente le testimonianze degli operai all’interno della fabbrica, Zmarzlik ha scelto di affidare parte della narrazione agli abitanti di Taranto.
Il coro diventa così il centro umano dello spettacolo: non una rappresentazione esterna della città, ma una presenza viva che racconta cosa significa abitare e lavorare in un territorio segnato dall’industrializzazione.
La sofferenza, però, non è l’unica dimensione del progetto. Il coro diventa anche spazio di consapevolezza e possibilità, fino alla ricerca di quella che lo spettacolo definisce una nuova “collettività ecologica”, capace di tenere insieme ambiente, salute, lavoro e giustizia sociale.
Musica, teatro documentario e mito
“Prometeo a Taranto. La fabbrica illuminata” fonde così musica contemporanea, teatro documentario e racconto mitologico, riportando al centro la voce come strumento politico e poetico.
Lo spettacolo sarà in scena il 24 e 25 settembre alle 21 al TaTÀ. Il botteghino è aperto dalle 10 alle 13 e dalle 15 alle 18. I biglietti sono disponibili anche sul circuito Vivaticket.