Salone Mediterraneo dell’Impresa prova a riscrivere il futuro di Taranto
C’è un’immagine che accompagna la prima giornata del Salone Mediterraneo dell’Impresa: il continuo intrecciarsi di voci, incontri e confronti tra istituzioni, imprese, università e stakeholder. Non soltanto un evento espositivo, ma un laboratorio di idee che prova a trasformare Taranto da simbolo della monocultura industriale a territorio capace di immaginare un nuovo modello di sviluppo.
La manifestazione, promossa da Confcommercio Taranto, nasce infatti con un obiettivo preciso: costruire connessioni concrete tra pubblico e privato per intercettare e utilizzare le enormi risorse disponibili per l’area ionica. Sul tavolo ci sono oltre due miliardi di euro tra JTF, CIS, ZES Jonica e fondi europei FESR e FSE. Una cifra che potrebbe cambiare il volto della provincia, ma che oggi si scontra con una capacità di spesa ancora insufficiente.
Spadafino: “I giovani non vedono futuro qui”
Ad aprire i lavori è stato il presidente di Confcommercio Taranto, Giuseppe Spadafino, che ha posto al centro il tema della desertificazione sociale e della fuga dei giovani. “Solo il 7% dei ragazzi immagina il proprio futuro a Taranto – ha spiegato – ma il 60% tornerebbe dopo gli studi se trovasse opportunità concrete. Questo significa che il problema non è l’assenza di legame con il territorio, ma la mancanza di prospettive”. Secondo Spadafino, commercio, turismo e servizi devono diventare i nuovi pilastri della riconversione economica della provincia ionica.
Mancino: “Taranto ultima per qualità della vita giovanile”
Il direttore di Confcommercio Taranto, Tullio Mancino, ha evidenziato invece le criticità legate alla spesa dei fondi disponibili. “Il MiniPIA JTF Taranto è fermo al 12% di utilizzo contro l’85% del PIA ordinario. Questo dimostra che le micro e piccole imprese fanno ancora fatica ad accedere agli strumenti disponibili”. Mancino ha richiamato anche i recenti dati de Il Sole 24 Ore sulla qualità della vita dei giovani, che collocano Taranto all’ultimo posto in Italia.
Bitetti: “Serve una nuova narrazione della città”
Presente all’inaugurazione anche il sindaco di Taranto, Piero Bitetti, che ha parlato della necessità di cambiare il racconto della città. “Taranto non può essere identificata soltanto con l’industria pesante. Dobbiamo valorizzare gli asset che possono dare nuove risposte economiche e sociali al territorio”. Il primo cittadino ha sottolineato l’urgenza di rilanciare sicurezza urbana, vivibilità e spazi pubblici, elementi considerati centrali per ricostruire fiducia e attrattività.
Fitto, Cottarelli e Sbarra: il futuro passa dalla diversificazione
Tra gli interventi più attesi anche quelli del vicepresidente della Commissione europea Raffaele Fitto, dell’economista Carlo Cottarelli e del sottosegretario al Sud Luigi Sbarra. Fitto ha definito Taranto “uno dei luoghi simbolo delle grandi trasformazioni industriali europee”, sottolineando la necessità di utilizzare le risorse comunitarie in maniera rapida ed efficace. Cottarelli ha invece insistito sulla necessità di una crescita stabile e di una vera strategia energetica nazionale, mentre Sbarra ha parlato di “diversificazione economica” come parola chiave per il futuro del territorio.
Università, porto e sicurezza: la rete del cambiamento
Nel corso della giornata sono intervenuti anche il prorettore dell’Università degli Studi di Bari Aldo Moro Vitorocco Peragine, il presidente della Camera di Commercio Brindisi-Taranto Vincenzo Cesareo, il prefetto di Taranto Luigi Liguori, rappresentanti dell’Autorità Portuale e delle forze dell’ordine.
Il filo conduttore emerso dagli interventi è stato uno: Taranto si trova davanti a un bivio storico. Da una parte il peso del passato industriale, dall’altra la possibilità di costruire un modello economico fondato su innovazione, blue economy, turismo, logistica e rigenerazione urbana.
Il Salone Mediterraneo dell’Impresa prova così a diventare non solo un appuntamento istituzionale, ma uno spazio permanente di confronto per trasformare le opportunità in progetti concreti e restituire al territorio una prospettiva di sviluppo stabile e condivisa.