(di Mimmo Galeone) C'era un tempo in cui il Mondiale di calcio era prima di tutto una festa popolare: un appuntamento capace di unire generazioni e Paesi diversi attorno a un pallone.

Era l'inizio dell'estate, con le scuole appena finite, le piazze che si riempivano di bandiere e le partite vissute insieme ad amici, parenti e vicini. Oggi, alla vigilia di una nuova edizione della Coppa del Mondo, l'atmosfera appare molto diversa, complice anche il periodo drammaticamente complesso e cupo che il mondo sta attraversando.

Una volta si parlava dei tifosi che invadevano pacificamente le città ospitanti, delle culture che si incontravano, delle bandiere che coloravano le strade. Oggi, ancora prima del calcio d'inizio, le immagini simbolo sembrano essere quelle dei metal detector, delle ispezioni aeroportuali e delle verifiche documentali.

Un evento sempre più blindato

L'episodio più eclatante ha riguardato l'Uzbekistan del commissario tecnico Fabio Cannavaro. All'arrivo a New York i giocatori e i membri dello staff sono stati sottoposti a controlli certosini, effettuati anche con unità cinofile. I componenti della delegazione sono stati invitati a svuotare le tasche e a consegnare zaini ed effetti personali per ulteriori accertamenti.

Analoga sorte è toccata al Senegal: i calciatori sono stati controllati direttamente sulla pista dell'aeroporto di San Antonio, con ispezioni individuali e verifica minuziosa dei bagagli.

Per non parlare del trattamento riservato all'arbitro somalo Omar Abdulkadir Artan, premiato dalla Confederazione Africana come arbitro dell'anno 2025. Artan avrebbe dovuto diventare il primo somalo nella storia a dirigere una partita di un Mondiale. Quel sogno, però, si è infranto all'aeroporto di Miami, dove le autorità statunitensi gli hanno negato l'ingresso nel Paese nonostante fosse in possesso dei documenti richiesti dalla FIFA; quest'ultima tra l'altro lo ha escluso immediatamente dalla competizione.

Biglietti a prezzi folli

Se la sicurezza rappresenta uno dei temi più discussi alla vigilia, un altro grande ostacolo per milioni di appassionati resta però il costo di un Mondiale che appare sempre più esclusivo. I numeri parlano da soli. Per assistere a una semplice partita della fase a gironi, un tifoso può arrivare a spendere tra i 120 e i 350 dollari per un biglietto standard, mentre per le gare più attese i prezzi salgono rapidamente.

Per la finale, i posti migliori hanno superato i 7.800 dollari. Un confronto con l’ultima edizione in Qatar nel 2022 rende la tendenza ancora più evidente: allora i prezzi per la fase a gironi partivano da circa 69 dollari e la finale, nella categoria più economica, restava attorno ai 200 dollari.

Il passaggio di consegne generazionale

Da un punto di vista strettamente tecnico il paradosso è che questo Mondiale rischia di essere ricordato soprattutto per il canto del cigno dei campioni che hanno dominato gli ultimi vent'anni, più che per l'esplosione definitiva delle nuove stelle.

Cristiano Ronaldo, a 41 anni, continua a sfidare il tempo e a rappresentare un punto di riferimento per il Portogallo. Lionel Messi, ormai vicino ai 39, resta il simbolo dell'Argentina campione del mondo. Luka Modrić, che ha superato i 40, continua a guidare la Croazia con la classe e l'intelligenza tattica che lo hanno reso uno dei centrocampisti più influenti della sua generazione.

La loro presenza affascina perché richiama inevitabilmente un'epoca che molti tifosi considerano irripetibile. Toccherà quindi ai vari Mbappé, Haaland, Bellingham, Yamal, Musiala e Wirtz, giusto per citare alcuni nomi, raccogliere l’eredità dei grandi “mostri sacri” del passato e guidare il calcio mondiale nella sua nuova era. 

L’Italia fuori dal racconto 

Già, Italia. Per una Nazionale quattro volte campione del mondo, da sempre abituata a vivere la competizione come parte della propria identità sportiva e culturale, la terza esclusione consecutiva rappresenta un colpo durissimo. E non solo per il calcio nostrano, ma per l' intero immaginario sociale e culturale del nostro Paese.

Senza gli Azzurri l'evento perde inevitabilmente appeal e sapore per milioni di italiani, trasformandosi in uno spettacolo da osservare con distacco, quasi da spettatori neutrali di un film che non ci appartiene più.