Comparto 32, Confcommercio: ‘Qual è la posizione del sindaco Melucci?’

Spadafino: ‘Il Borgo si svuota e diventa sempre più insicuro, manca una visione di città’

Giuseppe Spadafino
CRONACA
15.02.2024 23:34

Taranto ore 20.00: strade deserte, insegne spente e serrande già abbassate. La crisi del commercio al dettaglio nelle strade della città, si avverte a pelle.

Le nuove aperture non ce la fanno a compensare le chiusure (rispetto all’anno precedente, al terzo trimestre 2023: +309 chiusure a fronte di -122 aperture); chiudono soprattutto le attività tradizionali del commercio di vicinato, come abbigliamento, giocattoli, libri, oggettistica, che sino a qualche tempo fa costituivano la ricchezza e la varietà dell’offerta commerciale del capoluogo e soprattutto del Borgo.

Sopravvivono gli alimentari, i servizi (telefonia e informatica) e i pubblici esercizi, ma lentamente chiudono molte delle attività attorno alle quali si animava la vita del commercio tarantino nelle principali aree commerciali e che rappresentavano posti di lavoro, luoghi di socialità.

In alcune zone del Borgo di Taranto, i locali, ormai sfitti e da tempo lasciati al degrado, contribuiscono all’abbandono di strade che sino a non molti anni fa pullulavano di vita. La sicurezza urbana, in alcune zone più periferiche e degradate del Borgo, non è più una certezza. Molte giovani famiglie negli ultimi anni sono migrate nelle periferie cittadine, se non addirittura nei comuni limitrofi, semmai meno attrattivi, ma più serviti e vivibili.

Una situazione che ha contribuito non poco a deteriorare i rapporti con l’amministrazione Melucci che, malgrado le reiterate sollecitazioni e richieste di aiuto, non ha definito un piano di contrasto al fenomeno della desertificazione commerciale.

”Che il Borgo si svuoti e che pezzi della città diventino sempre più marginali rispetto alla vita cittadina, sembra un non problema per la politica locale e per Palazzo di Città, dove è evidente che sono ben altri i problemi attorno ai quali profondere energie e impegno”, afferma Giuseppe Spadafino, vice presidente vicario di Confcommercio Taranto e coordinatore delle delegazioni tarantine del commercio.

Il tema è al centro di incontri diuturni tra i presidenti delle delegazioni cittadine di Confcommercio che raccolgono le istanze quotidiane dei commercianti sempre più sfiduciati e arresi all’idea di non avere referenti istituzionali che lavorino per il bene comune.

“Sono anni che Confcommercio va ripetendo che occorrono servizi, parcheggi, decoro, raccolta differenziata, attrattori, chiusura dei grandi cantieri come Palazzo degli Uffici, o l’addirittura l’avvio come Palazzo Frisini - incalza Spadafino -. Manca una visione di città, un progetto di rilancio del Borgo e di Città Vecchia, e di contrasto alla periferizzazione, all’allungamento del tessuto urbano verso aree di pregio naturalistico, che dovrebbero avere tutt’altra funzione e che dovrebbero anzi essere tutelate  per il loro valore intrinseco e costituire il polmone verde della città”.

“Tutto sembra invece voler favorire un processo di allungamento verso il versante orientale della città, dove incombe la vicenda emblematica del Comparto 32, un’area, nei pressi dell’ ex Auchan e Cimino, sulla quale gravitano molti interessi privati; un’area tra l’altro attigua al Parco Cimino, al sito della Palude La Vela e al Mar Piccolo, quest’ultimo  oggetto di  pericolosi progetti per la produzione di energia green“, prosegue Spdafino.

“Siamo disorientati dalle notizie che si rincorrono in queste ore, inerenti le sollecitazioni che da più parti verrebbero fatte su esponenti della maggioranza a Palazzo di Città per far passare la famosa variante urbanistica del comparto 32 che aprirebbe la strada agli investimenti privati e alle speculazioni edilizie. Indiscrezioni a fronte delle quali Confcommercio chiede di conoscere con chiarezza la posizione  dell’amministrazione comunale e del Sindaco Melucci“.

La posta in gioco è alta, sul comparto 32 si gioca il futuro della città. Assegnare a quell’area una funzione diversa rispetto al valore naturalistico e paesaggistico, intrinseco di quei luoghi, rappresenterebbe un doppio danno per la comunità: sarebbe privata di un’area di pregio naturalistico, a svantaggio della tenuta sociale ed economica dei quartieri cittadini e in particolare del Borgo che verrebbero definitivamente danneggiati dalla espansione periferica dei servizi e del commercio”, conclude Spadafino.

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