Michele Riondino e Nino D’Angelo: serata sold out a Spazioporto
Il maestro napoletano a Taranto per parlare del suo documentario e dell’ex Ilva: “Uno schifo nazionale”

(Di Franco Dolente) Ospiti d’eccezione, nella serata di lunedì 12 gennaio, a Spazioporto, che ha fatto registrare l’ennesimo sold out. Un desiderio coltivato da tempo dall’attore Michele Riondino era quello di portare a Taranto il maestro Nino D’Angelo, protagonista del documentario prodotto dal figlio Tonio D’Angelo, attualmente nelle sale italiane e applaudito quest’anno al Festival del Cinema di Venezia.
Prima della proiezione, Michele Riondino ha dialogato a lungo con padre e figlio, ripercorrendo aneddoti e passaggi di vita di un artista venuto dal popolo, spesso ignorato e bistrattato dalla critica. ”Sono il terrone d’Italia”, ha raccontato con ironia Nino D’Angelo ricordando come la sua carriera sia stata a lungo osteggiata da un Paese che, in quegli anni, mostrava diffidenza verso gli artisti napoletani provenienti dal basso.
Il documentario firmato da Tonio D’Angelo, intenso e a tratti commovente, racconta l’ascesa al successo di un padre diventato negli anni una figura ingombrante, in un contesto che lasciava poco spazio ai nuovi talenti e alla ”lingua napoletana”, non al dialetto, come lo stesso Nino D’Angelo ha più volte precisato.
Il film si chiude sul momento più drammatico vissuto dall’artista e dalla sua famiglia: il doloroso trasferimento a Roma dopo che colpi di arma da fuoco furono esplosi contro la sua abitazione in seguito a un tentativo di estorsione. Un passaggio segnato da un lungo periodo di depressione, aggravato dalla prematura scomparsa della madre.
La lontananza dalla sua Napoli resta ancora oggi una ferita aperta per Nino D’Angelo, che a Taranto ha voluto esprimere parole di ammirazione per la città, unendo un pensiero alla tragica morte avvenuta nelle ultime ore all’Ilva. ”Quello è uno schifo nazionale - ha dichiarato con durezza il maestro -. Episodi del genere non devono più accadere, mi batterò anch’io per la vostra causa”.
”Il marciapiede mi ha insegnato che si può vivere felici con poco“, ha concluso Nino D’Angelo. Un pensiero che resta sospeso, mentre Taranto continua a fare i conti con il dolore per l’ennesima vittima del lavoro, Claudio Salamida.