Il luogo dell’incidente
Il luogo dell’incidente

Non ce l’ha fatta Loris Costantino, operaio 36enne tarantino di Talsano, della Gea Power, ditta di pulizie dell’indotto ex Ilva, precipitato nella mattinata di lunedì 2 marzo da un piano di calpestio nel reparto Agglomerato dello stabilimento siderurgico di Taranto. La notizia del decesso è stata confermata da fonti dell’Asl.

Il giovane sarebbe caduto da un’altezza di circa dieci metri, riportando gravi lesioni al torace e a un braccio. Subito soccorso, è stato trasportato in ambulanza all’ospedale Santissima Annunziata, dove i medici hanno tentato di salvargli la vita. Le ferite riportate si sono però rivelate fatali.

Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i vigili del fuoco e il personale dello Spesal, mentre restano da chiarire con precisione la dinamica dell’accaduto e le eventuali responsabilità.

La tragedia riaccende l’attenzione sulla sicurezza all’interno dello stabilimento. Il 12 gennaio scorso, in un episodio analogo, aveva perso la vita il 46enne Claudio Salamida, anche lui vittima di un incidente sul lavoro.

Loris Costantino, molto conosciuto nella borgata di Talsano, dove la famiglia della moglie è titolare di una panetteria. Lascia due figli.

Intanto, i sindacati metalmeccanici stanno tenendo un presidio nella direzione generale dello stabilimento e stanno valutando aziono di lotta che saranno comunicate nelle prossime ore.

ADI in AS avvia verifiche dopo la tragedia

Con una nota ufficiale, Acciaierie d’Italia in Amministrazione Straordinaria ha espresso profondo cordoglio per la tragica scomparsa di Loris Costantini, lavoratore appartenente a un’impresa appaltatrice, impegnato in attività di pulizia all’interno dello stabilimento siderurgico di Taranto.

La società ha comunicato di aver attivato immediatamente tutte le verifiche necessarie per ricostruire con precisione la dinamica dell’accaduto. Nella stessa nota viene ribadita la piena collaborazione con le autorità competenti, alle quali saranno messi a disposizione tutti gli elementi utili per l’accertamento dei fatti.

L’azienda ha quindi confermato l’avvio degli approfondimenti interni, sottolineando la volontà di contribuire in modo trasparente alle indagini in corso.

Palmisano: “Costretti a piangere ancora un nostro figlio”

Un dolore che scuote l’intera comunità provinciale. Dopo la tragica morte di Loris Costantino, giovane operaio deceduto nello stabilimento siderurgico di Taranto, il Presidente della Provincia di Taranto, Gianfranco Palmisano, ha diffuso una nota di cordoglio.

Nel messaggio, Gianfranco Palmisano ha espresso “rabbia e il più sincero cordoglio ai familiari, agli amici e ai colleghi”, sottolineando come la perdita di un giovane lavoratore rappresenti una ferita profonda per tutto il territorio. “Ancora una volta, la nostra terra è costretta a piangere un figlio che aveva lasciato la propria casa per andare a lavorare e non vi ha fatto ritorno”, ha dichiarato.

Il Presidente ha poi richiamato il valore imprescindibile della sicurezza: “Il lavoro non può e non deve trasformarsi in condanna. La sicurezza deve essere principio assoluto e irrinunciabile e invece così non è. È dovere delle istituzioni, a ogni livello, garantire che la tutela della vita venga prima di ogni cosa”.

Nel concludere, la Provincia di Taranto ha ribadito la propria vicinanza alla famiglia del giovane operaio e alla comunità colpita, stringendosi “con rispetto e silenzio” in questo momento di lutto.

Turco (M5S): “Non si può continuare a produrre senza sostenere la sicurezza dei lavoratori”

“Siamo di fronte a un fatto gravissimo che si inserisce in una sequenza di incidenti inaccettabile. Non è possibile sostenere la continuità produttiva senza garanzie effettive per la sicurezza dei lavoratori e per la tutela della salute dei cittadini”. Lo ha dichiarato il senatore Mario Turco, vicepresidente del Movimento 5 Stelle, che ha espresso cordoglio e vicinanza alla famiglia del lavoratore.

Nel mirino finiscono anche le dinamiche legate alla catena degli appalti e subappalti. “Non è ammissibile che logiche produttive o criticità nella catena degli appalti possano mettere in secondo piano la vita umana”, ha aggiunto il parlamentare, chiedendo un’indagine ispettiva immediata e indipendente sulle condizioni di sicurezza dello stabilimento.

Tra le richieste avanzate figurano una verifica rigorosa sulla gestione di appalti e subappalti, sulle manutenzioni e sull’organizzazione del lavoro. “La tutela della vita dei lavoratori e della salute dei cittadini di Taranto deve essere la priorità assoluta”, ha concluso Turco invocando un reale processo di cambiamento per un impianto definito “criminale” e ritenuto ormai in condizioni critiche.

Anmil: “Un massacro di operai ridotto a frasi di circostanza e inerzia”

“Un elenco di nomi e città che si allunga di giorno in giorno, fino a trasformarsi in un massacro di operai ridotto a frasi di circostanza e inerzia”. L’Anmil commenta così la morte di Loris Costantino, 36 anni, precipitato da un piano di calpestio nel reparto Agglomerato. “Solo poche ore fa stilavamo sgomenti il tragico bollettino di morti e gravi infortuni che devasta la coscienza della democrazia italiana”.

De Palma (Fiom Cgil): “Chi ha responsabilità si tolga di mezzo”

"Siamo devastati da questa notizia. Il piano di calpestivo su cui lavorava l'operaio è venuto giù, è completamente disfatto. Per noi è del tutto evidente che coloro che hanno una responsabilità si devono togliere di mezzo. Ora basta".

Lo dice all'ANSA Michele De Palma, segretario generale della Fiom Cgil -. Abbiamo scioperato, abbiamo manifestato per dire che era necessario investire sulla salute e la sicurezza dei lavoratori, sulle manutenzioni. Adesso siamo a due persone che muoiono a distanza di pochissimo tempo. Basta parole, non le vogliamo più sentire".

De Palma ricorda che i sindacati hanno "chiesto alla Presidente del Consiglio in tempi non sospetti di occuparsi direttamente dalla questione perché c'era e persiste una gestione che non andava bene. Diciamo basta".

In merito alla convocazione a Palazzo Chigi per il 5 marzo De Palma sostiene che "è arrivata perché ci siamo dovuti autoconvocare come al solito, perché fosse stato per loro che la gestiscono così bene l'azienda non ce ne sarebbe stato bisogno. Loro non hanno bisogno dei lavoratori, non hanno bisogno del sindacato, non hanno bisogno di nessuno".

De Palma fa sapere che "sono in corso consultazioni con le altre organizzazioni sindacali per decidere le iniziative da intraprendere. La prima cosa è stringersi alla famiglia e ai lavoratori".

Cgil e Uil accusano il Governo e chiedono verità su sicurezza

La morte di Loris Costantino, lavoratore dell’indotto nello stabilimento ex Ilva di Taranto, riaccende lo scontro tra sindacati e Governo sulla sicurezza degli impianti e sulle responsabilità istituzionali.

In un comunicato, i segretari generali di Cgil e Uil Taranto parlano di un atto d’accusa grave, chiedendo che il Governo si assuma la responsabilità di dichiarare apertamente se lo stabilimento sia realmente sicuro, certificandolo attraverso i commissari straordinari. “Il Governo si assuma la responsabilità di dire la verità”, affermano, sottolineando come l’ennesimo lutto colpisca una comunità già esasperata.

Le organizzazioni denunciano da tempo criticità sugli impianti, carenze nelle manutenzioni ordinarie e straordinarie e una situazione definita di collasso. Secondo i sindacati, le segnalazioni dei Rls e delle sigle confederali ai tavoli ministeriali sarebbero rimaste senza risposte concrete, mentre proseguono le trattative con i “futuri” acquirenti. “Come si fa a discutere del futuro se il presente è fatto di pericoli continui sul luogo di lavoro?”, si legge nella nota.

Nel mirino anche la gestione della Cassa Integrazione, con percentuali che superano il 50 o il 60 per cento, in un contesto in cui – sostengono – non si possono scaricare responsabilità sull’anello più debole della catena produttiva.

Sulla tragedia intervengono anche Cisl e Fisascat Cisl territoriali, esprimendo sgomento e dolore per l’ennesimo infortunio mortale nello stabilimento siderurgico. “Manifestiamo solidarietà e vicinanza alla famiglia per la tragedia che l’ha colpita”, dichiarano i segretari generali territoriali Luigi Spinzi e Maria Scala Vinci, chiedendo che vengano chiarite al più presto le responsabilità dell’accaduto.

I rappresentanti sindacali definiscono inaccettabile operare in un sistema produttivo a elevato rischio ambientale e industriale con garanzie di controllo e sicurezza ritenute insufficienti, ribadendo la centralità delle tutele sulla salute e sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. Senza una strategia condivisa tra Parti sociali, Governo e istituzioni, accompagnata da risorse finanziarie certe e responsabilità chiare, affermano, non si potrà invertire la rotta.

Le sigle confederali condividono inoltre le ragioni dello sciopero di 24 ore, articolato su tre turni, proclamato dalle categorie metalmeccaniche, multiservizi ed edili nello stabilimento ionico, mentre la città si confronta con l’ennesima tragedia sul lavoro.

Ivana Veronese (UIL): “Siamo indignati, non si può morire così”

Le parole sono cariche di amarezza e indignazione. Dopo la morte di Loris Costantino nello stabilimento ex Ilva di Taranto, la segretaria confederale della Uil, Ivana Veronese, interviene con toni duri sulle condizioni di sicurezza dell’acciaieria.

“Siamo amareggiati e indignati. Come possiamo continuare a far finta di non vedere le gravi carenze in tema di salute e sicurezza in cui versa l’acciaieria di Taranto?”, dichiara, parlando di condizioni inaccettabili in cui operano lavoratori e lavoratrici, sia diretti sia dell’appalto.

Veronese richiama anche il precedente di Claudio Salamida, morto lo scorso 12 gennaio, sottolineando la somiglianza delle dinamiche. “Non si può morire così: due persone, allo stesso modo, in un’acciaieria che evidentemente ha problemi di manutenzione, di controlli, di verifiche e azioni che permettano alle persone di lavorare in sicurezza”, afferma.

Nel suo intervento, la dirigente sindacale pone interrogativi netti: “Chi si assume ora la responsabilità di queste due morti? Chi pagherà per la vita di Loris e per quella di Claudio? Perché queste due morti non possono restare impunite”.

La Uil ribadisce che non intende attendere passivamente gli sviluppi giudiziari. “Non si può nemmeno stare con le mani conserte ad attendere la prossima vita messa in discussione”, attacca Veronese, assicurando che il sindacato continuerà a pretendere che eventuali responsabilità vengano accertate e che siano messe in campo misure immediate di tutela per chi lavora nello stabilimento.

Sciopero Usb in tutti i siti del gruppo AdI

La mobilitazione si estende oltre Taranto. Dopo la morte di Loris Costantino nello stabilimento siderurgico ionico, l’Usb Industria ha proclamato uno sciopero in tutti i siti del gruppo AdI in AS, coinvolgendo anche Genova, Novi Ligure e Racconigi.

La protesta, annunciata a partire dalle 15 di oggi fino alle 7 di domani, si aggiunge allo sciopero già proclamato nello stabilimento tarantino dalle altre sigle sindacali. Secondo l’Unione sindacale di base, quanto accaduto a distanza di un mese e mezzo dall’ultimo incidente mortale, con elementi ritenuti simili, evidenzierebbe la fatiscenza degli impianti e la mancanza di interventi efficaci nel tempo.

“Una situazione di estrema precarietà e quindi di insicurezza che espone quotidianamente a rischio la vita dei lavoratori”, sottolinea il sindacato, definendo il giovane operaio dell’appalto come “anello debole della catena”.

Nel comunicato, Usb richiama inoltre l’attenzione sull’incontro convocato per giovedì prossimo a Palazzo Chigi, giudicandolo “più che mai opportuno” alla luce della gravità degli eventi e delle condizioni denunciate negli stabilimenti del gruppo.

Rifondazione propone il reato di omicidio sul lavoro: “Strage che non si ferma”

Le morti sul lavoro che si susseguono tra Tezze sul Brenta e Taranto diventano, per il Partito della Rifondazione Comunista, il simbolo di una strage che non si arresta. A intervenire sono il segretario nazionale Maurizio Acerbo e il responsabile nazionale lavoro Paolo Benvegnù, che parlano di una sequenza ininterrotta di tragedie.

“È una strage che non si ferma”, dichiarano, collegando l’uccisione di una lavoratrice in un appalto nel Vicentino alla morte di un operaio di una ditta di pulizie nello stabilimento siderurgico tarantino. Secondo i due dirigenti, si tratta di una catena che prosegue perché non vengono rimosse le cause strutturali che la alimentano.

Nel mirino finiscono in particolare gli appalti, descritti come ambiti in cui la corsa al ribasso dei costi, la precarietà e il ricatto occupazionale comprimerebbero dignità e sicurezza. “Si muore perché la ricerca del massimo profitto non trova alcun limite”, affermano, richiamando la necessità di una maggiore organizzazione dal basso nei luoghi di lavoro.

Rifondazione propone una risposta definita dura: uno sciopero generale e una piattaforma che preveda l’introduzione per legge del reato di omicidio sul lavoro, insieme all’assunzione di decine di migliaia di ispettori incaricati di controllare in modo capillare aziende e cantieri, per garantire il rispetto delle normative sulla sicurezza. Una presa di posizione che riporta al centro del dibattito nazionale il tema delle tutele nei luoghi di lavoro e delle responsabilità politiche e produttive.

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Simon (FILCAMS Taranto): “In quella fabbrica ci sono altre potenziali vittime. La morte di Loris non è un incidente, è menefreghismo!”

Neglia (FILCAMS Puglia): “Quella vittima ha responsabilità precise”

In quella fabbrica non c’era un solo lavoratore a rischio. Ce n’erano 56. Cinquantasei potenziali vittime, chiamate quotidianamente a salire a 15 metri d’altezza per percorrere una passerella e pulire un nastro agglomerato con un aspiratore. Oggi è caduto Loris. Ma non è stata fatalità: poteva essere uno qualsiasi di loro. Queste non sono vittime di una fabbrica enorme dove il rischio di incidente è pressochè possibile. No Loris e gli altri sono vittime del menefreghismo, dell’ostinazione di chi si sente così potente da poter mandare avanti quella fabbrica anche se questo costa la vita ad un lavoratore che lascia orfani due figli”.

Così Daniele Simon, segretario generale della FILCAMS CGIL di Taranto, che in qualità di segretario del settore multiservizi rappresenta parte di quell’appalto ex ILVA, debole e sempre più esposto.

Lo sciopero oggi non è la risposta definitiva – dice Barbara Neglia, segretaria regionale della FILCAMS CGIL Puglia ma è l’unica forma che ci rimane per gridare una rabbia che ormai non ha più limiti. Perchè non solo restiamo inascoltati quando denunciamo, ai vari livelli, il grado di pericolosità di quella fabbrica ormai arrugginita e fatiscente, ma siamo costretti a registrare come freddi notai un dramma che ha responsabilità precise”.

Dinamiche, inefficienze, - continua Simon - che devono pesare sulla coscienza di chi può fermare questa carneficina e invece non lo fa. Sulla morale (se mai ce l’hanno) di chi si approfitta della mancanza di lavoro del territorio per giocare con la vita e la morte di chi ogni mattina attraversa quei tornelli”.

Anche la FILCAMS ha indetto lo sciopero di 24 ore, proclamato anche dalle categorie metalmeccaniche ed edili.