Città Vecchia, nuovo murale per il progetto “L’Isola che accoglie”
Non un addio, ma un arrivederci. Il progetto L’Isola che accoglie giunge alla sua conclusione formale, ma lascia in eredità relazioni, idee e percorsi che continuano a vivere nella Città Vecchia di Taranto. Domenica 18 gennaio, con partenza alle ore 10.00 dalla chiesa di San Domenico, si terrà l’ultimo tour gratuito dedicato alla scoperta della toponomastica popolare dell’Isola, costruita attraverso memorie dialettali e racconti tramandati dagli abitanti.
Il progetto di rigenerazione urbana è nato due anni fa da un’idea della cooperativa Ethra, partner di Symbolum ETS, capofila dell’iniziativa finanziata da Fondazione con il Sud. Un percorso che ha visto gli archeologi di Ethra lavorare fianco a fianco con l’artista tarantina Simona Anna Gentile, mappando una ventina di luoghi della Città Vecchia, ciascuno corredato da Qrcode contenenti il nome tradizionale e la storia del posto. Un viaggio urbano di circa due ore, ogni volta diverso, alla scoperta di una Taranto antica e spesso sconosciuta.
Nel corso dell’ultimo appuntamento verranno attraversati quattro luoghi simbolo, noti nella tradizione popolare come ‘U P’nnin, Rète a Sànte Paolo, Rète a ‘u Calvàrje e Rète a Mònte ‘l’vèt. Al termine della passeggiata guidata, la sosta sarà in piazzetta San Gaetano, dove verrà inaugurato un nuovo murale realizzato da Simona Anna Gentile.
L’opera rappresenta l’atto finale di un lavoro collettivo che ha coinvolto, oltre all’artista, Franca Lenti, Marianna Bolognini, Rita Valente, Samia e Adriana Ressa, insieme ai residenti della Città Vecchia. Un percorso fatto di ascolto, raccolta di testimonianze e creazione di bozzetti ispirati ai nomi tradizionali dei luoghi, fino alla realizzazione, la scorsa estate, di un primo murale dipinto anche dalle bambine e dai bambini di piazzetta San Gaetano.
Anche il nuovo dipinto nasce da un lavoro di squadra tra i partner del progetto L’Isola che accoglie. Formedil ha curato la preparazione del muro, Ethra la ritinteggiatura, mentre l’artista, insieme agli abitanti del quartiere, ha dato vita al murale, caratterizzato da uno sfondo celeste e ispirato agli ex voto presenti nella chiesetta dei Santi Medici.
A tracciare un bilancio è Riccardo Chiaradia, amministratore di Ethra. «Penso che la missione del progetto, cioè il coinvolgimento degli abitanti nella rigenerazione urbana del luogo, sia stata centrata. All’inizio sembrava difficile, poi l’entusiasmo è cresciuto. Al murale hanno collaborato tutti i bambini di largo San Gaetano e, a distanza di un anno, gli abitanti se ne prendono cura. Non c’è una macchia, non è stato danneggiato. Anche a questo secondo lavoro i residenti più piccoli hanno contribuito e in molti ci hanno chiesto di continuare».
Sulla stessa linea don Emanuele Ferro, presidente di Symbolum ETS e parroco della Cattedrale di San Cataldo. «Con Ethra è nato un bel connubio su più fronti. Gli abitanti della zona hanno amato questo progetto perché li ha messi al centro. Questo deve essere l’obiettivo: la gente di Città Vecchia deve sentirsi una risorsa, essere protagonista del processo di rigenerazione urbana e sociale».
Un percorso che si chiude simbolicamente con un murale, ma che continua nel segno della partecipazione e della memoria condivisa.
