Taranto, salviamo il salvabile: Serie D ancora possibile
L’analisi di Angelo Leone dopo il ko con la Polimnia e tutti i provvedimenti che ne sono scaturiti

(di Angelo Leone) Il ko subito dal Taranto a Mola di Bari con la Polimnia ha innescato una vera e propria reazione a catena. La società ha deciso di sollevare dall’incarico Luigi Panarelli, mentre Vito Ladisa ha passato il testimone della presidenza al fratello Sebastiano. Contestualmente è stato richiamato in panchina Ciro Danucci, chiamato a guidare una squadra che non è stata costruita secondo le sue idee. Non trascurabile, il licenziamento di Francesco Bitetto. Provvedimenti forti, che mirano a lanciare un segnale chiaro all’ambiente: in qualsiasi modo occorre centrare l’obiettivo Serie D.
Tutto questo avviene mentre una rosa che, per valore tecnico, potrebbe figurare senza sfigurare in Serie C continua a non esprimere il proprio potenziale e, soprattutto, fatica ad adeguarsi sul piano agonistico a un campionato come quello di Eccellenza.
Tornando alla gara con il Polimnia, resta difficile spiegare come il Taranto, dopo aver incassato il gol dell’1-0 al 35’ del primo tempo, non sia riuscito a raddrizzare il risultato, pur con un avversario apparso modesto e nonostante un secondo tempo giocato all’assalto, con tredici calci d’angolo conquistati.
Le scelte di formazione hanno alimentato ulteriori interrogativi. Il ritorno alla difesa a tre, guidata da Guastamacchia, l’esordio del diciannovenne Martinkus tra i pali, sfortunato sul gol subito, e Incerti nuovamente relegato in panchina dopo il sacrificio dell’ottimo Calabria per arrivare all’ex Ferrandina, sono decisioni che hanno fatto discutere. A centrocampo Labianca è stato impiegato da quinto a sinistra, ruolo in cui è apparso spaesato, mentre a destra Sante Russo non è mai riuscito a creare superiorità. Al centro dell’attacco Trombino è rimasto lontano dal gioco, mentre l’assenza per infortunio di Hadziosmanovic ha pesato. Dipaolantonio continua a essere l’ombra del giocatore tecnico e carismatico visto nella prima parte della stagione, con Zampa al suo fianco apparso in difficoltà nel trovare una collocazione efficace.
Da queste scelte è scaturita l’ennesima prestazione priva di intensità, corsa, spirito di sacrificio e, soprattutto, di cuore e anima. Elementi che ogni giocatore in maglia rossoblù dovrebbe mettere in campo a prescindere dal valore dell’avversario. In questo contesto neppure il talento di Loiodice è riuscito a trascinare i compagni. Anzi, dal punto di vista tecnico il Taranto di Souare, Imoh e del primo Dipaolantonio appare, a posteriori, più creativo e ricco di soluzioni rispetto a quello visto dopo l’arrivo del fantasista ex Fasano.
Resta però un dato oggettivo: i mezzi per uscire da questa impasse ci sono. La società, pur avendo probabilmente sbagliato alcune mosse di mercato, ha un solo obiettivo in testa: la Serie D subito. Messa da parte, salvo miracoli, l’ipotesi della promozione diretta, esiste uno snodo immediato e decisivo: battere giovedì il Gallipoli per conquistare la finale di Coppa Italia dilettanti regionale contro l’avversaria numero uno, il Bisceglie capolista.
Se anche questa strada dovesse chiudersi, sorgerebbe inevitabile una domanda: chi si assumerebbe le responsabilità di un nuovo traguardo mancato. Al campo, come sempre, l’ardua sentenza.