Palazzo di Città - Municipio Taranto (foto Todaro/AntennaSud)
Palazzo di Città - Municipio Taranto (foto Todaro/AntennaSud)

TARANTO - Il Comune di Taranto non dovrà restituire a Banca Intesa il prestito obbligazionario da 250 milioni di euro sottoscritto nel 2004 attraverso l'emissione di Boc, i Buoni ordinari comunali utilizzati dagli enti locali per reperire risorse finanziarie sui mercati. A stabilirlo è stata la Corte d'appello di Lecce, che ha escluso qualsiasi obbligo di rimborso a carico dell'ente.

La pronuncia chiude una vicenda giudiziaria durata oltre vent'anni e scongiura uno scenario che avrebbe avuto conseguenze pesanti sui conti pubblici. Un'eventuale condanna alla restituzione dei 250 milioni avrebbe infatti potuto spingere nuovamente il Comune verso il dissesto finanziario (già dichiarato nell'ottobre 2006), compromettendo la tenuta dei servizi essenziali.

Assistito dall'avvocato Andrea Sticchi Damiani, il Comune - a quanto si apprende - potrà ora liberare le risorse accantonate negli anni in via prudenziale, un fondo che oggi supera i 40 milioni di euro, costituito proprio per fronteggiare il rischio legato all'esito del contenzioso.

I Boc, approvati dall'amministrazione guidata allora dalla sindaca Rossana Di Bello, furono emessi per estinguere mutui pregressi con la Cassa depositi e prestiti (142 milioni) e per finanziare opere pubbliche, in particolare nelle aree periferiche della città (108 milioni). Dopo due gradi di giudizio favorevoli al Comune, nel 2019 la Cassazione aveva rinviato la causa alla Corte d'appello per una decisione definitiva sulla restituzione delle somme, ora esclusa. Resta aperta la possibilità di un nuovo ricorso in Cassazione, ma la sentenza rappresenta un passaggio decisivo per la stabilità finanziaria del Comune di Taranto.