Si è concluso senza accordo l’incontro al Ministero del Lavoro sulla cassa integrazione per i lavoratori dell’ex Ilva. La procedura riguarda 4.450 dipendenti di Acciaierie d’Italia in amministrazione straordinaria e prevede una proroga di 12 mesi. Il precedente confronto si era svolto il 16 aprile.

“Ancora una volta è stata esperita la procedura per la proroga della cassa integrazione per 4450 lavoratori senza l’accordo con il sindacato.” Lo ha dichiarato Guglielmo Gambardella, segretario nazionale della Uilm. “La proroga della Cigs certifica il fallimento del governo nel rilanciare l’ex Ilva.” Nel suo intervento ha evidenziato la mancanza di risorse economiche e di investimenti su impianti, sicurezza e ambiente, sottolineando che i lavoratori continuano a subire gli effetti degli ammortizzatori sociali senza prospettive.

Secondo Guglielmo Gambardella, la situazione degli stabilimenti resta critica, con aree interdette per mancanza di sicurezza e un solo altoforno in funzione. Il sindacato chiede un intervento diretto dello Stato e la definizione di un piano industriale. “I lavoratori attendono risposte, non annunci.”

Critiche anche dalla Fiom. “È inaccettabile che il governo non abbia garantito la copertura economica prevista da una propria legge per la cassa integrazione.” Lo ha affermato Loris Scarpa, coordinatore nazionale siderurgia. “L’integrazione salariale non è certa per tutti i 12 mesi.” Il sindacalista ha sottolineato l’assenza di garanzie su un piano di ripartenza e sulla riduzione del numero dei lavoratori coinvolti.

Per Loris Scarpa è necessario riportare la discussione sul tavolo permanente di Palazzo Chigi, evidenziando come la questione della cassa integrazione non possa essere separata dalla ripresa degli impianti.

Dalla Ugl Metalmeccanici arriva un’altra posizione. “L’incontro si è concluso con un mancato accordo sulla Cigs a causa della mancanza di prospettive per il futuro.” È quanto dichiarato da Daniele Francescangeli e Alessandro Dipino, che segnalano come le risorse disponibili consentano l’integrazione salariale al 70% solo fino a ottobre, a fronte di una richiesta di proroga fino al 2027. Secondo i due sindacalisti, emergono segnali di riduzione delle tutele per i lavoratori, tra cui la mancata copertura completa dell’integrazione salariale e l’assenza di certezze sulle misure di welfare.

Anche l’Usb interviene sulla vertenza. “Torniamo ad invitare l’esecutivo ad assumere il controllo della fabbrica per mettere in sicurezza i posti di lavoro.” Lo ha dichiarato Pietro Pallini, che ha parlato di una situazione con posizioni distanti e di un arretramento rispetto alle garanzie precedenti sul sostegno al reddito.

La Fim Cisl evidenzia le difficoltà nel raggiungere un’intesa. “Non ci sono state proprio le condizioni di arrivare ad un accordo.” Lo ha affermato Biagio Prisciano, sottolineando il tema delle risorse economiche, considerate determinanti per garantire la copertura della cassa integrazione.

Secondo quanto emerso, le risorse attualmente disponibili consentirebbero l’integrazione salariale solo fino a ottobre 2026, mentre resta aperta la questione sulla prospettiva industriale e occupazionale dell’ex Ilva, con la richiesta dei sindacati di un confronto più ampio con il governo.