(Di Mimmo Galeone) La sensazione è quella di un campionato sviluppatosi quasi per inerzia e per somma di dettagli. L'Inter, ad esempio, ha mantenuto continuità contro le squadre di medio e basso livello, ma nei confronti diretti con Juventus, Napoli e Milan il rendimento resta deficitario: una vittoria, un pareggio e quattro sconfitte, appena 4 punti su 18 disponibili.

Le squadre che accederanno alla Champions lo faranno approfittando delle sfortune altrui, dentro un contesto in cui nessuna sembra davvero in grado di imporre una continuità strutturale, di gioco e di risultati.In fondo alla graduatoria il discorso cambia nei numeri ma non nella sostanza: la lotta salvezza appare spesso più legata agli errori delle rivali che a una crescita stabile delle contendenti, con squadre che alternano fasi leggermente migliori a lunghi periodi di difficoltà.

Un torneo, pertanto, che in diverse zone della classifica appare già scritto troppo presto.Nelle competizioni europee siamo fuori dai giochi ormai da tempo. L'ultima rappresentante italiana in Champions, l'Atalanta, nel doppio confronto viene sommersa da 10 reti dal Bayern Monaco: roba da partitella infrasettimanale di allenamento.Stessa sorte in Europa League e in Conference per Bologna e Fiorentina.

E così ci si avvia verso l’ennesima estate da spettatori del Mondiale, mentre l’unica vera costante sembra essere l’attesa del prossimo scandalo, puntualmente pronto a occupare le prime pagine di quotidiani, portali e social.

In questo quadro si inserisce anche la percezione più ampia del nostro Paese: un sistema che spesso vive di cicli brevi, di risultati intermittenti e di una continua ricerca di equilibrio. Alla fine resta l’amara sensazione di accontentarsi non di vincere davvero, ma di aver “fatto meno peggio degli altri”. E non solo nel calcio.