Taranto attraversa una fase di profondo malessere politico, economico, occupazionale, sociale e culturale che, secondo l’analisi proposta da Luigi D’Oronzo, dirigente di Socialismo XXI jonico, non può essere affrontata con soluzioni estemporanee o con il ricorso esclusivo a interventi esterni. Le responsabilità locali, pur nel necessario confronto con il Governo su temi specifici, restano centrali nella gestione delle emergenze e nella costruzione di una prospettiva di futuro.

Tra le priorità viene indicata la questione della sicurezza, con un aumento di criminalità e reati di allarme sociale che alimentano una percezione diffusa di abbandono. In questo contesto, un ruolo chiave è affidato al Comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica presieduto dal Prefetto, alle istituzioni e alle forze dell’ordine, ma anche all’Amministrazione comunale.

A sei mesi dall’insediamento della giunta guidata dal sindaco Piero Bitetti, viene evidenziata una distanza tra le intenzioni dichiarate in campagna elettorale e i risultati concreti. Pulizia e decoro urbano vengono indicati come simboli di una città in stato di abbandono, nonostante la necessità di un contributo attivo dei cittadini. Secondo D’Oronzo, manca una guida politica autorevole e una visione condivisa, mentre la responsabilità di governo dovrebbe essere assunta pienamente da sindaco, assessori e consiglieri, in raccordo con le forze politiche della maggioranza.

Accanto alla dimensione politica viene richiamata anche l’efficienza della macchina amministrativa, considerata determinante per l’attivazione delle risorse e per una risposta più efficace ai bisogni quotidiani. L’assenza di una solida cultura riformista e di capacità di aggregazione tra forze politiche, economiche e sociali viene indicata come uno dei limiti principali dell’attuale fase.

Il parco progetti oggi in campo viene definito in gran parte eredità delle amministrazioni precedenti, comprendendo interventi come la BRT, il waterfront del Mar Piccolo, Palazzo Troilo destinato all’organizzazione dei Giochi del Mediterraneo, Palazzo D’Ayala, gli impianti sportivi legati ai Giochi, oltre ai programmi del CIS, del JTF e delle filiere verdi. Tra gli interventi citati figurano anche il Parco della Salina Piccola nel quartiere Salinella, il risanamento degli ipogei della Città Vecchia, Piazza Fontana, alcune aree archeologiche, la riqualificazione della stazione ferroviaria e la prosecuzione della tangenziale Sud Taranto–Avetrana, ritenuta strategica per la mobilità e il miglioramento ambientale.

Secondo D’Oronzo, è però necessario programmare un nuovo parco progetti fondato su una visione chiara dell’assetto economico, industriale e occupazionale della città. Senza sviluppo e creazione di ricchezza, il rischio è l’espansione dell’assistenzialismo e l’aggravarsi della povertà. In questo quadro viene richiamato anche il tema del bilancio comunale, descritto come fortemente deficitario, e la necessità di un confronto pubblico sulla composizione delle entrate e delle spese, sulla lotta all’evasione e sull’eliminazione delle spese inutili.

Il nodo centrale resta il modello di sviluppo. L’analisi evidenzia come Taranto non possa immaginare il proprio futuro senza una base industriale, pur nella prospettiva di una trasformazione profonda dell’Ex Ilva, risanata, decarbonizzata e ambientalizzata. L’esperienza di realtà europee come Duisburg e Linz viene indicata come riferimento possibile. Accanto all’industria vengono richiamati il rilancio del porto attraverso l’approfondimento dei fondali, il risanamento del Mar Piccolo, la valorizzazione della mitilicoltura come vera filiera produttiva, la grande viabilità e l’intermodalità ferro–terra–mare.

I Giochi del Mediterraneo sono considerati una grande occasione da non disperdere, sia per l’evento in sé sia per l’eredità infrastrutturale e sociale che può lasciare alla città. Allo stesso tempo viene sottolineata la necessità di affrontare il tema della gestione futura degli impianti sportivi, in un contesto in cui lo sport viene giudicato sottovalutato, nonostante segnali di vitalità come il successo della Due Mari Marathon.

Ampio spazio viene dedicato anche al commercio, indicato come uno dei motori fondamentali dello sviluppo urbano, e alla necessità di rendere Taranto più vivibile, attrattiva e fruibile. Cultura e università vengono infine considerate leve strategiche per la crescita economica e per il contrasto alla povertà, anche attraverso la valorizzazione del patrimonio archeologico e del MARTA.

La riflessione si chiude con un richiamo a un nuovo assetto urbanistico che eviti ulteriore cementificazione e punti sul recupero dell’esistente, mettendo in relazione centro storico, borgo umbertino, nuove aree urbane, periferie e coste, attraverso spazi di aggregazione e comunità. Una visione complessiva che, secondo Luigi D’Oronzo, rappresenta la base per restituire a Taranto un futuro credibile.