TARANTO

Corrotti, spie e inganni: 35 anni fa illecito tra Taranto e Padova

19.05.2020 18:03

Una formazione del Taranto 1984-85
Consiglio a chi è del mestiere: su questa storia fateci una serie-tv. Perché gli ingredienti per appassionare il pubblico ci sono tutti: corruzione, tradimenti, soldi sporchi, calcio, gioia, illusione e lati oscuri. Esattamente 35 anni fa il Padova si rendeva protagonista del più grande illecito sportivo della propria storia. Non per niente ribattezzato a livello nazionale “il caso-Padova”. La squadra biancoscudata fu retrocessa a tavolino in Serie C dopo un’inchiesta della procura federale che smascherò la combine all’ultima giornata, quando l’undici allenato da Di Marzio vinse in casa del Taranto già retrocesso. Ma fu una vittoria comprata. Quando, in che modo e perché, sono entrati nella leggenda.

L’ANTEFATTO Sì, sono già passati 35 anni da quel weekend di primavera designato per le elezioni amministrative. Era il 12 e 13 maggio 1985, ma che c’entra? C’entra che Giovanni Sgarbossa è un centrocampista in forza al Taranto in Serie B, ma nativo di San Martino di Lupari. E quel lunedì è tornato a casa proprio per votare. Qui viene avvicinato da Dino Zarpellon, consigliere del presidente del Padova Ivo Pilotto, che gli fa una proposta: «Se all’ultima giornata dovessimo avere bisogno di una vittoria sareste disposti a darci una mano?». Sgarbossa lascia la porta aperta ma dice che ne avrebbe dovuto parlare con qualche compagno. Intanto il campionato va avanti, il Padova si risolleva leggermente mentre il Taranto retrocede. Domenica 9 giugno, a poche ore dalla penultima giornata di campionato, Sgarbossa richiama il dirigente chiedendo se la proposta fosse ancora valida. Zarpellon rimanda la risposta alla fine della partita che vede i biancoscudati pareggiare in casa contro il Perugia. Non basta, il Padova resta a rischio retrocessione e così Zarpellon richiama Sgarbossa per definire l’affare. Il centrocampista ha coinvolto i compagni Chimenti, Paese, Frappampina e Bertazzon oltre all’allenatore Becchetti. La cifra pattuita per lasciare campo libero al Padova è di 100 milioni che sarebbero stati consegnanti in due tranche, una il giorno prima della partita, l’altra la settimana seguente. È tutto a posto, sennonché, all’apparenza inspiegabilmente visto che il Taranto era già retrocesso matematicamente, il tecnico viene esonerato dalla società.

Angelo Becchetti oggi

LA DENUNCIA Becchetti non ci sta, è stato cacciato ma vuole la sua fetta di torta. Chiama Sgarbossa e pretende di essere liquidato con quanto gli spetta, altrimenti avrebbe denunciato tutto. Il giocatore lo tranquillizza e gli dà appuntamento il mercoledì seguente alla partita per la consegna dei primi 9 milioni. Intanto si gioca, il Padova vince 2-1 e festeggia la conquista della salvezza. Ma la gioia dura poco. Il giorno dopo il tecnico Becchetti denuncia il misfatto all’ufficio inchieste della federcalcio, svelando che il mercoledì successivo si sarebbe incontrato con Sgarbossa per ricevere i soldi al casello autostradale di Pesaro. In auto con l’allenatore sale anche il funzionario della procura federale Manin Carabba, che assiste allo scambio nascosto in macchina e ascolta la conversazione grazie a un microfono nascosto nella giacca di Becchetti. La procura ha le prove che servono, convoca Sgarbossa a Coverciano e il giocatore confessa. A breve arriveranno anche le altre confessioni. I giocatori del Taranto vengono squalificati, il Padova è retrocesso a tavolino e Zarpellon fermato per 5 anni.

MISTERI Ma tanti aspetti sono rimasti oscuri. Perché Becchetti ha fatto il doppio gioco spifferando tutto? Sembra assodato, ma non è mai stato provato con certezza, che il tecnico sia stato pagato dal presidente del Cagliari Fausto Moi per denunciare la combine. Grazie alla retrocessione del Padova, infatti, si salvarono i sardi. E in casa biancoscudata è possibile che tutto sia stato opera soltanto di Zarpellon? Chi gli aveva fornito i soldi? Il presidente Ivo Pilotto venne indagato ma assolto e anni dopo tornò sulla vicenda, continuando a proclamare la sua innocenza, accusando il Cagliari: «Io seppi tutto soltanto a giochi fatti», confermò Pilotto. «Qualche giorno prima della partita un emissario di Becchetti venne da me chiedendomi soldi, io lo cacciai, ma sbagliai a non denunciarlo. Sono convinto che lui prese i soldi dal Cagliari».

LA TESTIMONIANZA E la squadra non era minimamente consapevole di aver giocato una partita comprata? 35 anni dopo, l’allenatore dell’epoca, Gianni Di Marzio, conferma di non aver mai saputo nulla: «Noi eravamo completamente all’oscuro. Avessi saputo qualcosa, avrei denunciato subito e la mia carriera lo dimostra. Fu una sciocchezza imperdonabile perché eravamo molto più forti del Taranto e ci saremmo salvati lo stesso. All’epoca si sapeva come andavano certe partite di fine stagione, per questo dissi a Pilotto di stare tranquillo e non fare sciocchezze, che avremmo vinto di sicuro». Non ebbe nessun sentore in settimana? «No, anche perché al campo non si vide nessuno della dirigenza, eravamo solo io e il ds Vitale. In campo giocammo una partita vera, Sorbi fece un gol alla Van Basten. E negli spogliatoi fu festa grande, poi tre giorni dopo, una volta rientrati a Padova, arrivò la doccia fredda». E lei, dopo la retrocessione, se ne andò. In Serie B sarebbe rimasto? «Certamente e sono convinto che avrei potuto portare il Padova in Serie A. Il pubblico dell’Appiani se lo sarebbe meritato e resterà sempre il più grande cruccio della mia carriera da allenatore. Nonostante rimasi in panchina solo pochi mesi, mi trovai talmente bene che feci di Padova la mia città. E ci vivo tuttora». (Da Il Mattino di Padova)

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