Istituto Liside-Cabrini (foto Todaro/AntennaSud)
Istituto Liside-Cabrini (foto Todaro/AntennaSud)

La preside Strazzullo: “Il carcere non è solo un luogo di punizione, ma uno spazio che deve puntare alla rieducazione e al reinserimento. Confrontarsi con questa realtà significa abbattere pregiudizi”

Cosa hanno in comune tra loro Miguel Cervantes, Calderon de la Barca, Silvio Pellico, Antonio Gramsci, Oscar Wilde e tanti altri autori della Letteratura e protagonisti della Storia? Se lo sono chiesto le docenti di Lettere dell’istituto Liside-Cabrini di Taranto nel tentativo di rendere interessanti le loro lezioni agli occhi, e alle orecchie, degli studenti rapiti da “Mare Fuori”, “Vis a Vis”, “Oz” e “Orange is the New Black”, solo per citare alcune delle fiction più popolari tra gli adolescenti di oggi.

E la risposta è che anche questi personaggi di cui parlano i libri di scuola, direttamente o indirettamente, hanno vissuto l’esperienza del carcere. Così ha allora preso il via il progetto didattico pluridisciplinare “Ponti sospesi: dialoghi tra reclusione e comunità”, portato avanti in via sperimentale in alcune quarte classi dallo scorso settembre. Il momento cruciale sarà domani, martedì 21 aprile, alle ore 9

Oltre 40 studenti, accompagnati dalle loro docenti e dalla dirigente scolastica del Liside-Cabrini, la prof.ssa Annamaria Strazzullo, raggiungeranno infatti la Casa circondariale “Carmelo Magli” di via Speziale 1 a Taranto per una visita che completerà il percorso attraverso un’opportunità di didattica laboratoriale che ha trovato il consenso della stessa struttura penitenziaria.

“L’obiettivo della visita - spiega la preside Strazzullo - oltre a quello di completare il progetto didattico pluridisciplinare intensificando il legame tra scuola e territorio in tutte le sue sfaccettature, è quello di consentire agli studenti un’esperienza utile ai fini della loro crescita personale e formativa. La visita sarà infatti un’occasione per riflettere sulle condizioni di vita dei detenuti proprio come è stato fatto in classe durante l’approfondimento di autori che hanno composto opere di grande rilievo nel corso della detenzione”.

Il progetto ha inoltre una notevole valenza educativa, puntando a sensibilizzare gli studenti sui temi della giustizia, della rieducazione e, soprattutto, delle conseguenze delle scelte personali. “Troppo spesso - avverte la preside dell’istituto Liside-Cabrini -, i ragazzi tendono a sottovalutare le conseguenze di azioni compiute in modo irresponsabile e avventato. Per questo, l’esperienza di visitare la struttura penitenziaria vuole anche essere un’occasione per scuotere le coscienze e offrire una chiave di lettura profonda sulla realtà che ci circonda. Credo fermamente che la scuola debba avere il coraggio di portare i ragazzi fuori dalle aule, laddove i concetti di giustizia, legalità e dignità umana smettono di essere astrazioni teoriche per diventare volti, storie e spazi di riflessione. Vogliamo che i ragazzi comprendano che la libertà è strettamente legata alla responsabilità. Ogni azione, ogni decisione presa con leggerezza in giovane età, può innescare conseguenze profonde e irreversibili. Vedere da vicino la privazione della libertà serve a dare un valore nuovo alle proprie scelte quotidiane”.

Il percorso ha coinvolto anche docenti di Diritto, Scienze umane e Metodologie operative. “E’ essenziale - prosegue la preside - che le nuove generazioni riflettano sul dettato costituzionale. Il carcere non è solo un luogo di punizione, ma uno spazio che deve puntare alla rieducazione e al reinserimento. Confrontarsi con questa realtà significa abbattere pregiudizi e comprendere la complessità del percorso di recupero di un individuo. Sviluppare una sensibilità verso chi ha sbagliato non significa giustificare l’errore, ma coltivare un senso civico maturo, capace di guardare oltre i pregiudizi e di interrogarsi sulle dinamiche sociali che portano alla devianza. Ringrazio il personale dell’amministrazione penitenziaria per l’accoglienza -conclude Annamaria Strazzullo - e i docenti che hanno lavorato con dedizione per preparare gli studenti a vivere questo momento con il dovuto rispetto e la necessaria maturità”.