Cultura, musica e spettacolo

Cinema: ‘Ultras’, il film che ha fatto infuriare i tifosi del Napoli

Su Netflix dal 20 marzo, il lungometraggio segna il debutto alla regia di Francesco Lettieri

Dante Sebastio
24.03.2020 12:05


Ultras, il film che segna il debutto alla regia di Francesco Lettieri, non è piaciuto al vero mondo degli ultras. La tifoseria napoletana, protagonista della storia, non si riconosce nel racconto narrato dal regista classe 1985. Il calcio trova poco spazio in un film che dipinge gli ultras come barbari e violenti, pronti a sfasciasrsi di botte, anche se della stessa bandiera, in nome di una sola parola: rispetto. La domanda che ci poniamo è semplice: il mondo degli ultras è davvero questo? Forse negli anni Ottanta, almeno mettendo a fuoco la figura di Sandro, interpretato da Aniello Arena. Se siete arrivati fino a questo punto e ancora non avete visto il film, fate attenzione perché rischiamo di spoilerare. Quindi, Sandro, detto "Mohicano" e leader del gruppo Apache, è il personaggio principale di tutta la storia: un uomo di quasi cinquant'anni che dopo aver seguito fedelmente il Napoli in lungo e in largo per l'Italia decide di riprogrammare la sua esistenza. L'incontro casuale con Terry (Antonia Truppo) gli fa capire che la vita non è solo calcio e ultras. Prova a barcamenarsi tra la nuova e coinvolgente passione amorosa e il richiamo dei vecchi amici d'avventura, tutti diffidati come lui, che non intendono rinunciare alla sua guida. Al contrario dei compagni, però, Sandro ha capito di aver fatto il suo tempo, ma ha ancora una missione da portare a termine: evitare che il giovane Angelo (Ciro Nacca), fratello di un tifoso morto in "combattimento", possa ripetere i loro stessi errori. Lo sente come un dovere, forse perché schiacciato dai sensi di colpa. Alla fine, il Mohicano porta termine la missione, ma pagando un prezzo altissimo: la sua stessa vita.

Lasciamo al lettore ogni interpretazione di un film che ha fatto infuriare, e non poco, la tifoseria partenopea. Napoli si è riempita di scritte che contestano Liberato, autore della colonna sonora, e il regista Francesco Lettieri, il quale dà una sua spiegazione: "Non volevo fare un film sul tifo - spiega -, il mio obiettivo era raccontare degli esseri umani molto diversi tra loro con il mondo del calcio sullo sfondo. Ultras non è sociologico, non ha queste pretese, cerca solo di affrontare delle storie che involontariamente mettono a confronto tre generazioni e che parlano di certe dinamiche del tifo organizzato. Il mondo ultras ci interessava non tanto per i suoi codici, quanto per il suo essere una sorta di famiglia allargata. Questo universo ha una propria identità e delle regole ben precise. Mi incuriosiva utilizzarlo come tela su cui disegnare i nostri personaggi. Il tifo è cambiato molto dagli anni Ottanta, quando veniva chiamato "movimento ultrà", era più folkloritstico e colorato, ora è più cupo e violento. Il movimento ultras è stato combattuto e represso, oggi vive un momento di grande crisi, gli scontri sono più rari, questo è stato un anno scioperi".

ULTRAS Avrebbe dovuto avere un'anteprima in sala, soprattutto nei cinema napoletani dove il film era molto atteso, invece ha debuttato direttamente in streaming l'esordio al lungometraggio di Francesco Lettieri, che ha fatto la gavetta nei videoclip di diversi musicisti da Calcutta a Liberato, il misterioso autore napoletano che nessuno sa chi è. Ultras, dal 20 marzo su Netflix, racconta con stile quasi documentaristico, ma al contempo slancio epico, il mondo complesso e frastagliato della tifoseria organizzata che ruota intorno allo stadio San Paolo.

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