"Si può ignorare la storia di tanti nostri connazionali e, nel nostro caso, di tanti nostri concittadini che hanno dato lustro alla nostra comunità cittadina con tanto impegno personale anche in campi del sociale e dello Sport, oltre a quello della cultura, sic et simpliciter? La risposta è positivamente doverosa perché la cultura non può avere confini, perché essa deve interpretare tutti gli scibili dell'umanità! Ma di scibile in scibile, poiché esso è un progetto di straordinaria ampiezza, è necessario un progetto raccontato a più voci."

Sabato 7 febbraio 2026: una bella giornata dedicata alla storia del pugilato tarantino nella stessa palestra in cui si preparano i giovani alla noble art: la QUERO-CHILOIRO.

È l'idea che ci è maturata quando abbiamo deciso di comune ed entusiastico accordo di raccontare la gran storia del pugilato jonico. Una storia davvero interessante, non solo dal punto di vista sociale, ma anche da quello meramente sportivo grazie a diversi titoli conquistati in campo nazionale ed oltre. Una storia che dovrebbe essere inserita, de facto, nel novero degli "illustri tarantini." Quella, più vicina ai nostri giorni ma che parte sin dai tempi del ventennio fascista ad opera di un autentico innovatore, di grande impegno, quale fu Giuseppe Curci.

Per raccontarne la ricca storia non potevamo non coinvolgere la più iconica Palestra di pugilato: quella del mitico maestro Vincenzo Quero e della sua famiglia, con i suoi due figli, Cataldo e Mimmo. Cataldo, alcuni giorni fa, ha avuto l'onore di portare la fiaccola olimpica, come tedoforo dei Giochi olimpici invernali Milano-Cortina, attraverso le strade di Taranto. Anche questa un'anteprima di ciò che accadrà, qui da noi, nella nostra città dal 21 agosto al 3 settembre di quest'anno 2026. Provate ad immaginare: 4mila atleti e relative delegazioni per 26 Paesi che si affacciano nel Mediterraneo, il Mare Nostrum, la culla della civiltà occidentale e medio-orientale. (Toni Cappuccio).

"Aldo Quero, il tedoforo, in un messaggio privato, mi ha ringraziato per la disponibilità con la quale ho partecipato alla bellissima manifestazione organizzata dalla e nella Palestra Quero-Chiloiro e per il video che ho realizzato sulla storia di tre grandi campioni del pugilato e del karate tarantino, Giuseppe Curci, Vincenzo Quero e Cataldo Innato."

È un'entusiasta Prof Mario Guadagnolo che si racconta così, sulle prime un po’ distante dalla comprensione di cosa significhi la noble art, ma poi tanto "in full immersion" man mano che si addentrava nell'argomento, preparando con perizia consumata il suo racconto con video sulla storia del pugilato di terra nostra. Un racconto video che ha affabulato il buon pubblico presente col suo percorso storico. "Io dico - aggiunge il professore - che non sono Aldo ed il suo team che devono ringraziare me ma è esattamente il contrario. Sono io a dover ringraziare tutti loro e per primi Aldo Quero, suo fratello Mimmo ed il loro grande papà Enzo ed insieme a loro Toni Cappuccio, grande giornalista sportivo, che sono stati gli ideatori ed i veri artefici del successo dell'iniziativa. Devo ringraziarli perché da loro ho imparato tante cose, perché mi hanno fatto conoscere un mondo a me sconosciuto o conosciuto molto superficialmente nei suoi aspetti esteriori e spettacolari. Grazie a loro ho scoperto che dietro il ring c'è un mondo di grandi valori, alti e tutti positivi come la sana competizione, la capacità di confrontarsi e di combattere, la lealtà, il rispetto, la serenità del riconoscimento della sconfitta. Infatti non c'è immagine più bella di quella di uno sconfitto che alza il pugno del vincitore. E poi il valore del sacrificio, del lavoro, della dedizione ai giovani, dell'esempio sociale dell'atleta che, finita la carriera del campione, sceglie la strada, altrettanto nobile, del maestro. 

Dopo il campione, in questi tre uomini è emerso il maestro, l'educatore nel senso più pieno ed alto del termine, cioè l'esempio di chi si dedica agli altri ed insegna la sua arte (perché, tra le altre cose, ho capito anche che il pugilato è un'arte) ai suoi allievi ai quali trasmette i valori positivi che ha imparato sul ring. Ho imparato che un atleta non è solo un campione ma anche un maestro, un educatore che trasmette ai suoi allievi un gande bagaglio di valori etici e per questo ha un importante ruolo sociale. Quanti ragazzi sono stati sottratti alla strada da questi tre grandi maestri oltre che di pugilato, soprattutto di vita. Li ringrazio ancora per avermi dato la possibilità di conoscere tre grandi campioni che hanno onorato Taranto e che meritano di essere inseriti nell'albo d'oro delle eccellenze della storia della nostra città. Ma quello che ho apprezzato di più sono stati gli aspetti umani che ho conosciuto in queste persone, l'umiltà e l'autenticità con cui Aldo ed Enzo Quero si sono posti nei miei confronti (eppure Enzo è stato un grande campione italiano) e l'amore con cui i figli ed i fratelli dei campioni Curci, Quero ed Innato si sono posti nei confronti dei loro cari. È un'esperienza che mi ha arricchito e che rifarei di nuovo con grande entusiasmo. Confesso, quindi, che dopo questa esperienza guarderò al pugilato con un altro occhio perché ho compreso la ragione per la quale il pugilato viene chiamato “noble art”. (Mario Guadagnolo) 

Emozionanti sono state le testimonianze di Vittorio Curci, figlio del compianto Giuseppe, di Raffaele Innato, di Elia Vernaglione, figlio del grande Umberto e di Rita Chiloiro, figlia del compianto Mimmo, socio fondatore con il maestro Enzo Quero. 

Cataldo Quero, il tedoforo, già buon pugile anche lui, figlio d'arte, ora maestro di pugilato e stimato insegnante all'Istituto Archimede di Taranto ha tracciato la storia recente e le prospettive dell'intensa attività a cui attende la sua associazione nel prossimo futuro, compreso quello dei grandi Giochi del Mediterraneo. 

Carlo Marchese, sociologo e saggista, ha opportunamente allargato il campo della conoscenza sulle vicende antiche e moderne della spettacolare storia del pugilato. Una storia che ha avuto origine (e non poteva essere diversamente) nell'antica Grecia, vera culla della nostra civiltà. I greci introdussero il pugilato già nei loro giochi olimpici - la pigmachia - che si era sviluppata a Sparta, - manco a dirlo! I romani lo resero ancora più violento, il pugilato moderno con le regole che conosciamo è nato in Inghilterra tra il XVII e il XVIII secolo, quando furono introdotte, in diversi tempi, le sue prime regole. Nel 1867, il marchese di Queensberry introdusse le regole base del pugilato moderno con l'obbligo dei guantoni, i round di tre minuti, con uno di riposo ed il conteggio di 10 secondi per il KO. Il Novecento poi ha visto il pugilato diventare un fenomeno globale e mediatico, con le imprese di grandi pugili come Jack Johnson, Joe Louis, Rocky Marciano, Cassuis Clay alias Mohammad Alì, Mike Tyson e, non si possono dimenticare, il nostro grande Nino Benvenuti e il gigante buono Primo Carnera.

E dulcis in fundo dell'appassionante giornata, il padrone di casa, il simpaticissimo Enzo Quero che ha affascinato l'attento pubblico e tifosi presenti con il racconto delle sue imprese e dei tanti aneddoti della sua vita di pugile, di padre premuroso, di orgoglioso tarantino verace e di gran maestro dell'arte della boxe da insegnare a tante giovani promesse. Entrare nella sua iconica palestra in via Emilia significa attraversare la storia di tanti nostri illustri concittadini del mondo del pugilato e con tante citazioni di buon esempio civico e di vita.

C'è una data, in particolare, che non si può dimenticare! Non si può perché è storica: mercoledì 13 agosto del 1975, quando in uno stadio dell'allora Salinella, poi dedicato all'indimenticabile Jacovone, davanti a una folla di oltre 10mila spettatori e tifosi, Vincenzo Quero conquistava il titolo italiano dei pesi leggeri contro il campione in carica, il romano/sardo Rosario Sanna, con diretta RAI. Ma occorre aggiungere che il mondo del pugilato di terra nostra ha inanellato tanti altri gloriosi allori. L'ultimo in ordine di tempo, il 6 dicembre dello scorso anno, il giovane allievo, classe 2000, Nino Rossetti della scuderia Quero conquistava il prestigioso trofeo WBA del Mediterraneo in una festosa serata organizzata benissimo dall'Associazione in un Palafiom gremitissimo, ad ennesima dimostrazione che anche nella nostra città quando si organizzano eventi di portata internazionale, la gente risponde con entusiasmo. In pratica è stata un'anteprima di gran classe per far presente alla nostra comunità cosa potrà essere la festa dei grandi Giochi del Mediterraneo, con atleti e seguito di ben 27 Paesi che vi si affacciano.