Tennis: Aus Open, Emozione Fabbiano ‘Sfiderò il futuro n.1 al mondo’

TENNIS
Redazione
15.01.2018 14:04

Ci sono stati anni in cui le sue trasferte down under duravano quanto i voli per Melbourne. Il tempo di riprendersi dal fuso, di rimediare un paio di incordature, di allenarsi alla bene e meglio e poi Thomas Fabbiano chiudeva il borsone e riprendeva la strada per l’aeroporto. Qualche volta anche coi conti in rosso. La crescita del 28enne pugliese non è stata né impetuosa né inarrestabile, ma graduale e silenziosa. Più riscaldamento globale che speculazione da cryptovaluta. Due anni fa il secondo turno delle quali, l’anno scorso l’accredito per il main draw dopo i successi su Klahn, Santillan e Ghem. Quest’anno – anche grazie al terzo turno newyorchese - una classifica a due cifre che significa tabellone principale senza passare per le parlamentarie. Fabbiano è arrivato a Melbourne il 5 gennaio, e in dieci giorni ha fatto in tempo ad assorbire un fastidio alla schiena che lo ha condizionato a Doha e lo ha obbligato a saltare il challenger di Canberra. Thomas si è allenato per tre giorni col vate Gorietti - prima blandamente, poi sempre più intensamente - ha simulato set con Zverev senior, Leo Mayer, Haider Maurer, Federer e Khachanov. Un po’ alla volta ha riguadagnato ritmo e condizione, mantenendo sempre alta la tensione. Se non fosse per il sorteggio, Thomas da San Giorgio Jonico si sentirebbe pronto per disputare un grande Australian Open. Anzi, si sente pronto per il suo secondo Happy Slam nonostante il sorteggio.

“Ho saputo che avevo pescato Sascha Zverev mentre facevo i massaggi subito dopo essermi allenato col fratello – racconta il sangiorgese a Federtennis.it –. Oggettivamente potevano capitarmi avversari più abbordabili, ma non mi sono pianto addosso. Noi tennisti viviamo per disputare match così. Sarà la mia prima volta contro uno dei top 5 e il primo pensiero è andato al campo sul quale avremmo giocato. Mi sono domandato se contro la testa di serie numero 4, nel giorno nel quale sarebbero scesi in campo Federer, Djokovic, Wawrinka e tanti altri big, ci avrebbero sistemati su un impianto prestigioso”.

All’alba di martedì la conferma che lo stadio non è solo prestigioso, è proprio l’arena tennistica più importante a sud dell’equatore. “In verità ti dico che sono mezzo cacato sotto – ammette Thomas, prima che gli occhi verdi gli si illuminino – ma la vedo soprattutto come una bella opportunità. Sarà un test per saggiare quanto sono cresciuto in questi anni. Rispetto a quando agli UsOpen ho giocato contro Raonic sull’Armstrong mi sento un altro tennista. È vero che in quella circostanza mi ero qualificato, ma non ero ancora pronto per una partita e per un’atmosfera del genere. Come sfida, questa con Zverev è paragonabile all’incontro di Wimbledon contro Querrey, quando ho avuto un set point a disposizione. Non credo che subirò l’impatto con il centrale e con la folla; anzi spero che ci sia il pienone e che la gente apprezzi il mio modo di giocare e di non mollare una palla. E magari qualcuno dei 14mila passi dalla mia parte”.Trascinati dalla leggenda del piccolo pugliese che osò sfidare il gigante filisteo.

“Mi sono allenato sulla Rod Laver solo una volta - racconta il numero 73 del mondo -domenica, con Federer. E' un campo diverso da quelli ai quali sono abituato, ma domani mi riscalderò lì in mattinata e dovrebbe bastare per adattarmi. Certo, gli out sono talmente ampi che quando ti ritrovi a difendere devi stare attendo a non perdere troppo terreno”. E Zverev, verosimilmente, lo costringerà spesso a difendersi . “Lui è più abituato me a situazioni del genere, mentre io forse ho giocato qualche partita più di lui. Spero che le due componenti si compensino. La scaramanzia non fa per me, dovrò essere leggero e concentrato, consapevole di essermi preparato bene”. Fiducia alimentata da un livello di gioco confortante e da uno studio matto e disperatissimo delle caratteristiche dell’ultimo campione del Foro Italico: “Ci siamo allenati una volta, tre anni fa a Pechino – ricorda Fabbiano - ma a parte quel precedente lo conosco bene. So che il rovescio è più forte del dritto, so che al servizio e alla risposta predilige determinate traiettorie. Sascha serve benissimo, ma starà a me fargli capire sin dall’inizio che la mia arma migliore è proprio la risposta. Per cui cercherò di mettergli pressione. E se dovessi riuscire a fargli capire subito che i suoi game di servizio non saranno semplici, potrei avere buone chances”.

Chances di regalarsi un’impresa contro il futuro numero uno del mondo. “Zverev e il suo team non lasciano nulla al caso, stanno chiaramente pianificando di prendersi la prima posizione e Sascha un giorno ci arriverà”. Ok, ma quando? Tommy ci pensa su, neanche troppo a lungo. “Quando Federer e Nadal molleranno”.

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