Elezioni: Taranto, dove a vincere è il voto del "riciclo"

CRONACA
Francesco Caroli
12.06.2017 18:20

Le potremmo battezzare come “le elezioni del riciclo” quelle appena concluse nella città di Taranto, che vedranno in proiezione al ballottaggio il centrodestra della candidata Stefania Baldassari, Forza Italia in chiave tarantina, contrapposto al centrosinistra di Rinaldo Melucci, il candidato scelto dal PD. Del riciclo, non certo per strizzare l’occhio agli ambientalisti – ancora scottati dalla batosta del quinto posto – ma per i cambi di casacca visti fino ad ora in campo. Consiglieri eletti con la sinistra di Stefàno e adesso candidati con la destra; chi sbandiera i suoi vent’anni di carriera politica al servizio dei tarantini, ben vedendosi dal sottolineare i 15 cambi di partito effettuati; chi ha deciso di spaccare il fronte ambientalista dopo essere entrato in consiglio esclusivamente grazie alle dimissioni di Bonelli dell’anno scorso.

Nota dolente anche l’astensionismo, che ha visto solo il 58,52% dei tarantini abbandonare il comodo solco lasciato sul divano del salotto per andare a esprimere la propria preferenza di voto. I dati, poi, sono inconfutabili: il populismo e la demagogia hanno perso. Mario Cito si attesta terzo, colpa (o merito?) di un elettorato troppo vecchio e di una politica becera e xenofoba che stona coi tempi e con le nuove generazioni. Nel 2017 sentire un personaggio politico, visto che non si può parlare di candidato, cosa che a molti tarantini è sfuggita, parlare di “negri”, di “froci”, usando un dialetto tarantino da centro ricreativo, è decisamente uno schiaffo in faccia all’evoluzione tutta. Forse è il caso che in casa Cito si rifletta un attimo sul futuro politico familiare, se non si è troppo impegnati a rivendicare un vitalizio non dovuto sui canali Mediaset.

Sconfitta anche per i pentastellati, completamente spaccati e sfiduciati dal proprio sindaco (ma loro diranno di no), forse anche ostaggio di uno statuto che impone di non stringere accordi con nessuno, lasciando le uniche opzioni di accettare al 100% i diktat, o di abbandonare la nave e dedicarsi a percorsi alternativi. Un peccato, se si pensa che 5 Stelle e ambientalisti avrebbero potuto tranquillamente arrivare a ballottaggio, magari con l’appoggio di Romandini, visto il fronte comune sulla chiusura dell’Ilva e la rete di amicizie che esiste fra i vari candidati. Si è scelto di voler correre da soli, e i (pessimi) risultati sono infatti sotto gli occhi di tutti. Risultato, comunque, per i grillini, in linea con l’andazzo nazionale del partito a queste elezioni, che li ha visti trionfanti solo in un paesino del bergamasco composto da 600 anime.

Un grossissimo mea culpa andrebbe fatto anche dagli ambientalisti stessi, forse i più amareggiati per la sconfitta, troppo divisi e poco compatti per poter pensare davvero di contrastare partiti ben più radicati, sottovalutando il potenziale di certi simboli. Colpa anche della campagna elettorale portata avanti sui social network e meno nelle strade che, nonostante gli appoggi eccellenti dell’On. Civati e del sindaco di Napoli Luigi De Magistris, ha sancito la sconfitta di Facebook come campo di battaglia politica. Non che si siano fatti dei passi indietro rispetto agli anni precedenti, il blocco ambientalista si è sempre attestato sul 10%, ma molti si aspettavano qualcosa di più.

Un discorso a parte va fatto per Sebastio e Bitetti, mai dati per vincenti e che ora hanno in mano la chiave del secondo turno. A scanso di equivoci, il loro elettorato dovrebbe convergere su Melucci, per quello che si prospetta uno scontro durissimo per la carica di sindaco. Da vedere come si evolverà la situazione, che potrebbe vedere anche una riappacificazione tra Cito e la Baldassari che consegnerebbe la città in mano alla direttrice del carcere.

La verità che trapela da queste elezioni è che in riva allo Ionio si soffre forse della sindrome di Stoccolma, riuscendo a mandare al ballottaggio i due schieramenti che hanno fatto la storia in negativo di Taranto, mantenendo i soliti noti ancorati alle care poltrone. Il tarantino soffre di memoria corta, dimentica in fretta che lo schieramento della Baldassari è lo stesso che ha condannato la città al dissesto con la giunta Di Bello, e che il PD è lo stesso partito dei dieci decreti salva-Ilva, reo di aver condannato a morte 1700 persone in 5 anni tra morti bianche in una fabbrica che cade a pezzi, mortalità infantile e la percentuale di malattie tumorali più alta d’Italia.

Adesso la scelta potrebbe essere difficile. A chi vuole più bene il cittadino? Alla mamma ubriacona o al padre violento? 

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