Taranto, Ciavarelli: “Sommergibilisti eroi silenziosi della Marina”
Cerimonia al Comando Sommergibili dell’Arsenale: concluso il corso di quattro mesi. Il sindacato denuncia precarietà e mancanza di adeguate compensazioni

Si è svolta giovedì 30 aprile, all’interno dell’Arsenale della Marina Militare di Taranto, presso il Comando Sommergibili, la cerimonia di consegna dei brevetti ai nuovi sommergibilisti. Dopo circa quattro mesi di formazione intensiva, uomini e donne sono entrati ufficialmente a far parte di una delle componenti più selettive e strategiche della Forza Armata.
Un percorso impegnativo, che prepara a operare anche a profondità fino a 300 metri, in condizioni operative estreme che richiedono elevate capacità fisiche, mentali e morali, oltre a una forte coesione tra i membri degli equipaggi.
A margine della cerimonia è intervenuto il SIULM Marina, che ha espresso apprezzamento per il valore professionale dei nuovi brevettati ma ha anche sollevato alcune criticità. “È paradossale che esistano forme di precarietà all’interno di una componente in cui la coesione rappresenta un elemento essenziale”, ha dichiarato Antonello Ciavarelli, segretario generale Area Sud e coordinatore SIULM Marina.
Il SIULM ha inoltre evidenziato come “ai sommergibilisti non venga riconosciuto un adeguato trattamento economico in relazione alle responsabilità e ai rischi connessi al ruolo - aggiunge Ciavarelli -. Una questione che, secondo il sindacato, è al centro della stagione contrattuale in corso, con il coinvolgimento delle altre sigle militari e degli Stati Maggiori”.
“Si tratta di un’attività particolarmente rischiosa, delicata e strategica per gli interessi del Paese e per il mantenimento della pace internazionale - ha spiegato Antonello Ciavarelli -. Per questo è fondamentale sostenere e valorizzare questi colleghi, veri eroi silenziosi del quotidiano”.
La cerimonia ha rappresentato un momento significativo per i nuovi sommergibilisti, chiamati ora a operare in uno dei settori più complessi e riservati della Marina, ma anche un’occasione per riaccendere il dibattito sulle condizioni e sul riconoscimento del loro lavoro.