Venere/Adone: Sabato 26 novembre all’Auditorium TaTÀ di Taranto

Da Shakespeare con lo slash di Danilo Giuva, a seguire cortometraggio ‘Specchio’ di Caterina Crescini

Foto Clarissa Lapolla
Cultura, musica e spettacolo
25.11.2022 07:26

L'archetipo dell’amore incompiuto. Per il cartellone “Periferie e non solo”, rassegna di teatro e cinema, sabato 26 novembre, alle ore 21 all’Auditorium TaTÀ di Taranto, in via Deledda ai Tamburi, in scena "Venere/Adone", da William Shakespeare, di e con Danilo Giuva, drammaturgia Danilo Giuva e Annalisa Calice, regia e spazio Danilo Giuva, luci Cristian Allegrini, suono Francesco Curci, coproduzione Compagnia Licia Lanera | Teatri di Bari. A seguire la proiezione del cortometraggio di Caterina Crescini "Specchio" (Italia, 2020, 15’, drammatico), produzione Ripartenze srl. Biglietto 12 euro, ridotto 10 euro (under 25 e over 65) e 6 euro (studenti universitari). Info e prenotazioni ai numeri 099.4725780 e 366.3473430.

“Venere/Adone” è uno spettacolo che parla dei “fatti dell’amore” e della natura umana, partendo dal celeberrimo poemetto di Shakespeare “Venus and Adonis” pubblicato nel 1593 mentre a Londra infuriava la peste ed i teatri restavano chiusi. Il tema dell’amore è centrale e Danilo Giuva - unico attore in scena -, vestendo i panni di un docente, attraverso il racconto del mito e l’analisi della composizione lirica shakespeariana, parte dalle dinamiche relazionali tra i due protagonisti - Venere, dea dell’amore e della bellezza, e Adone, giovane uomo vittima delle ossessioni amorose di lei - per ragionare con ironia sulle due figure archetipiche, per poi scivolare nel racconto di una storia d’amore, altrettanto incompiuta, tra due comunissimi esseri viventi dello stesso sesso. Le cornici dei versi di Shakespeare si fondono, dunque, al testo originale per raccontare un’esperienza privata che diviene universale biografico, attraverso il quale ragionare sulle difficoltà dell’esperienza amorosa, sulla questione identitaria e sull’articolata relazione tra amore/desiderio/forma/natura.

«Ho scelto di partire da un poemetto: “Venere e Adone” di William Shakespeare - io ci ho messo lo slash perché sono fermamente convinto che entrambi convivano in ognuno di noi - per presentare l’archetipo dell’amore incompiuto attraverso l’elevazione lirica e vertiginosa del bardo per, poi, lanciarmi da quelle altezze per precipitare in una storia d’amore, altrettanto incompiuta, tra due comunissimi essere viventi dello stesso sesso. Ho voluto raccontare il cortocircuito - tutto personale - dei primi momenti, la ricerca della verità, la difficoltà di spiegarsi, la fatica della lotta interna, il senso di incompiutezza ed il dolore che il desiderio inespresso genera», annota Danilo Giuva, regista, interprete e drammaturgo dello spettacolo.

Il psicoanalitico “Specchio” di Caterina Crescini, tratto da una storia vera. Quando riceve una mail dal suo primo amore, Sveva, la realtà di Beatrice, artista disillusa e cinica, viene infranta. Le parole di Sveva accompagnano Beatrice tra i ricordi del loro rapporto intenso e tormentato e il suo presente, che vive passivamente all’interno di uno studio di grafica dove prova invano a tornare a sentirsi viva. Attraverso il racconto di Sveva, Beatrice si trova ad affrontare il suo passato, specchiandosi in esso. Questo percorso catartico porterà Beatrice a un bivio che la mette di fronte a una scelta cruciale. Chi sarà Beatrice dalla morte in poi?

«Mi chiamo Caterina Crescini e ”Specchio” è il mio primo lavoro maturo. È stato girato nel luglio 2019 tra Verona e Roma. Ci sono voluti nove mesi di scrittura e pre-produzione, tre sceneggiatori, un editor, diciassette membri della troupe in location, otto location tra interni ed esterni, una macchina e due attrici straordinarie (Daphne Scoccia e Flaminia Cuzzoli) per renderlo possibile. “Specchio”, più che un cortometraggio, è stato un viaggio personale, un percorso che mi ha portato a capire quanto il mondo del cinema sia complesso e quanto davvero io voglio farne parte», dalle note di regia. (Comunicato stampa)

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