CRONACA

Coronavirus: LiberiAmo Taranto, le associazioni chiedono il fermo degli impianti ex Ilva

Lettera aperta al prefetto di Taranto, Demetrio Martino, unico autorizzato dal dcpm del 20 marzo a sospendere la produzione

Comunicato stampa
24.03.2020 12:59


Le associazioni di LiberiAmo Taranto hanno inviato una pec al Prefetto di Taranto, che a seguito dell'ultimo DPCM (22 marzo 2020) è la massima autorità a cui è stata affidata dal Governo la responsabilità di autorizzare o sospendere la produzione presso lo stabilimento Arcelor Mittal di Taranto. Associazioni e cittadini chiedono al Prefetto di porre l’acciaieria in regime di comandata, ossia di fermare la produzione alla luce anche del recente studio della Sima in collaborazione con le università di Bologna e Bari, che indica una correlazione tra l'incremento dei casi di contagio da COVID-19, che ha interessato in particolare alcune zone del Nord Italia, e le condizioni di inquinamento ambientale. Di seguito il testo della missiva:

 Al Prefetto di Taranto -  Dott. Demetrio Martino   

Oggetto: DPCM 22 marzo u.s. - Questione stabilimento Arcelor Mittal. 

Le sottoscritte associazioni 

premesso che: 

con DPCM del 22 marzo u.s., contenente “ulteriori disposizioni attuative del decreto-legge 23 febbraio 2020, n. 6, recante misure urgenti in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19, applicabili sull'intero territorio nazionale”, viene disposta, fino al 3 aprile p.v., la sospensione di “tutte le attività produttive industriali e commerciali”(articolo 1, lettera a); 

il predetto Decreto recita che “sono consentite le attività degli impianti a ciclo produttivo continuo, previa comunicazione al Prefetto della provincia ove è ubicata l’attività produttiva, dalla cui interruzione derivi un grave pregiudizio all'impianto stesso o un pericolo di incidenti” e che “il Prefetto può sospendere le predette attività qualora ritenga che non sussistano le condizioni di cui al periodo precedente” (articolo 1, lettera g); 

lo stabilimento Arcelor Mittal possa fermare la produzione, impiegando solo il personale minimo per garantire la sicurezza degli impianti ed evitare pregiudizio agli stessi. 

 la prosecuzione della produzione industriale a pieno regime sarebbe in palese contraddizione con la ratio del DPCM in questione, ossia il contrasto ed il contenimento della diffusione del Covid-19;

 in data 15 febbraio us., nel corso di un incontro con la S.V., le sottoscritte associazioni evidenziavano il grave pregiudizio alla salute dei tarantini, causato dalle emissioni nocive dello stabilimento Arcelor Mittal, come certificato, nel mese di febbraio, anche dalle rilevazioni delle centraline Arpa. 

 che il position paper redatto dalla Società Italiana di Medicina Ambientale, Università di Bologna e Università degli Studi di Bari indica che la specificità della velocità di incremento dei casi di contagio da COVID-19, che ha interessato in particolare alcune zone del Nord Italia, potrebbe essere legata alle condizioni di inquinamento da particolato atmosferico che ha esercitato un’azione di carrier e di boost (in allegato); 

C H I E D O N O 

che la S.V. prenda in considerazione la possibilità di porre l’acciaieria Arcelor Mittal, sita in Taranto, in regime di comandata, ossia di fermare la produzione, garantendo solo la presenza del personale minimo, per ragioni di sicurezza e non pregiudizio degli impianti stessi. 

Cordiali saluti. 

Le associazioni: LiberiAmo Taranto Aps Genitori tarantini Ets Comitato Donne e Futuro per Taranto Utopia Lovely Taranto Ets Comitato di Quartiere Tamburi Amore per Martina ETS - ODV E.R.A.V SEZ. CITTÀ DI MONTEPARANO - N.O.E. 

E i cittadini : Aldo Schiedi Piera Marturano Vincenzo Fornaro Francesca Piccinni Fabio Millarte Isabella Santoro Alessandra Fiusco Francesco Quarto Raffaella Spina.

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