Vulcan Forge: Durante, 'Piero Pelù? Mi tremavano le gambe'

Sta nascendo un ottimo progetto grazie ai Vulcan Forge che lavorano per il ritorno ufficiale. A parlarci di questo e della sua passione per la musica, a Blunote, è il chitarrista della band, Giuseppe Durante:
-Cosa rappresentano per te i Vulcan Forge nella vita?
“Ho imbracciato lo strumento a circa dodici anni ed è stato subito amore. Per circa 10 anni ho sempre suonato da solo, concentrandomi unicamente sullo studio teorico e sullo sviluppo della tecnica, ma l'esperienza di una band mi ha sempre affascinato. Proprio quando mi sono deciso a trovarne una, ecco che mi arrivò la chiamata di Giuseppe Ferrieri che mi propose di entrare nei Vulcan Forge. Ovviamente non ci pensai due volte e con la voglia e la passione di suonare accettai subito, circa due anni fa: eravamo in tre, io alla chitarra elettrica, Giuseppe Ferrieri al medesimo strumento e Giovanni Castello al basso. Onestamente, la prima prova fu disastrosa a mio avviso, da parte mia ovviamente. I ragazzi mi misero subito a mio agio, incoraggiandomi e smorzando la tensione... da lì nacque una bellissima amicizia. In seguito, con l'entrata di Fabrizio, Adriano ed Emanuele, rispettivamente voce, basso e batteria è andata allo stesso modo. È nato un bel rapporto di stima e amicizia che, a mio avviso, ci porterà molto lontano, in un percorso musicale arduo e difficile. Alla domanda cosa rappresentano per te i Vulcan Forge io rispondo che per me son0 una famiglia”.
-L’esibizione che non scorderai mai nella vita? Perché?
“Appena entrato nei Vulcan Forge ho subito dato il mio contributo tecnico-compositivo cominciando a scrivere brani, arrangiandoli e provandoli in sala. Un lavoro duro ma avvincente che ci coinvolge tutt'ora. Durante questa fase, abbiamo avuto una grande opportunità che ha lasciato il segno nella mia vita: quella di suonare di fronte Piero Pelù giudice dell'evento live Odegidria a Martina Franca. Ricordo perfettamente quei momenti nei minimi particolari. Mi tremavano letteralmente le gambe per l'emozione, una sensazione mai provata. Per tutta l'esibizione cercavo di non incrociare il suo sguardo per evitare tensione e ansia. Alzando lo sguardo, per sbaglio, notai che Pelù sorrideva e si dimenava come un forsennato al ritmo dei nostri riff. In quel momento una scarica elettrica ha percorso il mio corpo. Alla fine abbiamo ricevuto notevoli consensi e applausi da parte del pubblico, oltre che dei complimenti di Piero, che ci ha dato una soddisfazione enorme. Un giorno indimenticabile”.
-Quali sono i tuoi sogni e le tue ambizioni?
“Il mio approccio iniziale con la musica, da ragazzino, è stato come semplice ascoltatore: tutto ciò che ascoltavo diventava approfondimento, dunque una questione di studio, fino a culminare in un approccio culturale definitivo. La band, i chitarristi che hanno fatto la storia e tutti i più grandi musicisti diventarono per me dei veri e propri idoli, dei miti, delle leggende. Cominciavo a sognare di essere come loro, di suonare come loro, di trovarmi come loro sui palchi di tutto il mondo per cercare di dare emozioni alle persone che avevano fatto di tutto per venirmi ad ascoltare. Mi sono sempre chiesto che sensazione avrei provato sul palco di fronte a milioni di persone. Tutto ciò, mi ha spinto a studiare e a imparare a suonare la chitarra. Perciò alla domanda “quali sono i tuoi sogni e le tue ambizioni rispondo che vorrei semplicemente suonare, esaltare la mia passione senza pensare se le persone di fronte sono 100,200 o 1000 regalando loro le stesse emozioni che ho vissuto io. Sognare ti fa rimanere giovani per sempre: la passione musicale ti fa sognare per cui rimarrai sempre tale”.
-Artisticamente parlando a chi ti ispiri e perché?
RANDY RHOADS è la mia leggenda del rock: il musicista a cui più mi ispiro in assoluto. «Se non fosse per la sua morte nel 1982, in un incidente aereo, la sua già enorme influenza sulla chitarra-heavy metalsarebbe aumentata di cento volte[21].» (Rolling Stones)
Il particolare stile musicale heavy metal di Rhoads nacque dagli intensi studi musicali giovanili. È risaputo infatti che Randy si avvicinò al mondo della musica passando attraverso l'imitazione e lo studio di generi come il folk, la musica classica e il primo hard rock/heavy metal, elementi questi ancora riscontrabili nel sound maturo del chitarrista.
Queste sonorità prodotte da Rhoads nacquero quindi da una mistura di varie influenze che il chitarrista subì nel corso degli anni. Le principali furono raccontate dallo stesso Randy in una celebre intervista ad una rivista musicale statunitense. Rhoads ribadì subito il suo apprezzamento per la musica classica e per il blues rock, e confessò il fatto che egli, negli anni di carriera trascorsi, non si atteggiò mai come un chitarrista classico, esperto o tecnico, poiché non aveva mai avuto il tempo di lavorare con continuità su questo aspetto musicale.
Parlando degli artisti che lo influenzarono maggiormente, egli citò Eddie Van Halen, Steve Lukather, Allan Holdsworth, Andy Summers (The Police), John McLaughlin, Leslie West, Earl Klugh, Jeff Beck, Ritchie Blackmore, B.B. King, Michael Schenker, Mick Ronson, Glen Buxton nonché Gary Moore.
Tra gli altri nomi citati da Rhoads spiccarono quelli di Ronnie Montrose, di cui il chitarrista apprezzava notevolmente lo stile nei bending, e di Pat Metheny, per Randy il più abile nelle parti acustiche. Più in generale, il chitarrista disse di aver subito influenze da tutti i musicisti inglesi anni settanta che usavano molto la tecnica del vibrato, stile che lo affascinò fin dalla giovinezza.
Il sound così innovativo e inedito proposto da Rhoads fu a lungo teatro di imitazione da parte di altri artisti come Zakk Wylde, Dimebag Darrell, John Petrucci, Jake E. Lee, George Lynch, James Murphy, Troy Stetina, Dweezil Zappa, Paul Gilbert, Marty Friedman, Criss Oliva, Hide, Kirk Hammett, Buckethead, Michael Romeo, Alexi Laiho, Alex Skolnick e Warren DeMartini, i quali, creando il loro sound personale sulle basi offerte da Randy, raggiunsero il successo e contribuirono a rendere il nome di questo chitarrista immortale nel tempo.
Randy Rhoads ha per lungo tempo influenzato folle di neo-chitarristi, rimanendo un importante punto di riferimento stilistico-musicale per il panorama rock metal degli anni '80 e'90”.
Si ringraziano:

