Una denuncia penale è stata depositata mercoledì 4 marzo presso il Commissariato Borgo della Polizia di Stato di Taranto nei confronti dei gestori della fabbrica ex Ilva-Acciaierie d’Italia. A presentarla sono stati Luciano Manna (VeraLeaks), Carla Luccarelli (Giorgioforever) e Lucia Minerba (Giustizia per Taranto).

Gli attivisti hanno chiesto alla Procura di Taranto di indagare sulle responsabilità dei Commissari di Governo, del ministro delle Imprese e del Made in Italy Adolfo Urso, oltre che dei dirigenti e dei responsabili degli impianti dello stabilimento siderurgico.

La giornata è iniziata con un incontro a Palazzo di Città, dove i promotori della denuncia hanno illustrato i contenuti dell’esposto a Piero Bitetti, sindaco di Taranto. Successivamente, il gruppo si è recato anche presso la Prefettura, chiedendo di essere ricevuto dal prefetto, prima di raggiungere gli uffici del Commissariato Borgo per il deposito formale della denuncia.

Tra i punti principali dell’esposto vi è l’incidente avvenuto nell’impianto di agglomerato che è costato la vita al lavoratore Loris Costantino. Gli attivisti hanno allegato fotografie e video degli impianti, già presentati in precedenti denunce, chiedendo alla Procura di chiarire perché, nonostante le segnalazioni, non siano state adottate misure capaci di prevenire nuovi incidenti, anche alla luce della recente morte di Salamida, avvenuta con dinamiche ritenute analoghe.

Un altro capitolo riguarda gli eventi emissivi registrati nel mese di febbraio. Nella denuncia sono stati inseriti documenti e comunicazioni sindacali relative alle emissioni provenienti dagli altiforni 2 e 4, ritenute dagli attivisti potenzialmente dannose per le matrici ambientali come aria, suolo e acqua.

Nel dossier depositato è stata inoltre allegata la sentenza del Tribunale di Milano che dispone lo stop degli impianti a partire dal 24 agosto 2026, documento che richiama diversi procedimenti e vicende giudiziarie legate alla storia ambientale dello stabilimento, tra cui la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 2019, il processo “Ambiente Svenduto” e la procedura di infrazione aperta dalla Commissione Europea.

Un ulteriore punto dell’esposto riguarda la presenza di diossina, citata anche nella sentenza milanese. Gli attivisti hanno allegato alla denuncia alcune analisi dell’Asl di Taranto relative al Mar Piccolo, effettuate tra 2024 e 2025, nelle quali sarebbero stati rilevati valori di diossina e PCB oltre i limiti.

L’esposto è stato acquisito dalla Polizia di Stato per conto della Procura della Repubblica di Taranto, che valuterà ora i contenuti della denuncia e gli eventuali sviluppi investigativi.