TARANTO

Quotidiano Puglia: ‘Taranto, strappo insanabile con la tifoseria’

Conto alla rovescia segna il tempo che separa attualità da cambio societario, che, tranne pochi, tutti paiono auspicare

09.11.2020 11:18


Discreto avvio, poi qualche errore, infine la sconfitta interna con il Sorrento, che ha fatto vacillare quella iniziale dose di autostima che il Taranto si era iniettato, con una compattezza di squadra positiva ed una fatica enorme a concretizzare. Poi il Covid, i rinvii, le incertezze hanno determinato lo stop forzato e con esso il giudizio è rimasto sospeso. Se si conta dal mercato estivo, attorno al club ionico, da quattro mesi, si parla essenzialmente di calcio e Coronavirus, di attaccanti e di infortuni, di tamponi e di prossimi recuperi. Ma sbaglia chi pensa che ciò abbia riportato alla normalità la dimensione del calcio tarantino. Sullo sfondo, qualche volta più acceso altre volte più sfumato, rimane lo strappo tra la piazza, ormai quasi tutta, e la società. Uno strappo dietro il quale non si intravedono più neppure le invettive o le polemiche, ma solo tanta triste indifferenza. Non solo: ogni mossa, ogni incongruenza finisce nel tritacarne del rassegnato sarcasmo, di un conto alla rovescia che segna il tempo che separa l’attualità dal prossimo cambio societario, che – tranne pochi – tutti paiono auspicare. Sono tante le cause che hanno portato a questo scenario, quasi tutte sono state analizzate nei mesi e nelle settimane scorse. Ciò che invece ha caratterizzato gli ultimi tempi, l’approccio e la gestione della stagione corrente, è la precisa scelta di auto-isolamento che la società ha deciso di adottare. Ci sono molti fatti che la certificano: il cambio di addetto stampa quando non si era neppure partiti; i 239 paganti su 1000 potenziali nell’unica occasione in cui lo “Iacovone” è stato aperto; i prezzi singolarmente alti di quella partita, senza alcuna prelazione concessa agli abbonati della scorsa monca stagione, cui fu concesso un rinvio a future e non precisate occasioni. Fin qui i fatti di cui si ha piena ed ufficiale contezza. C’è poi il sottobosco nel quale si è sviluppata una strategia di auto-isolamento: organi di stampa esclusi dalla ricezione dei comunicati (da molte settimane anche chi scrive, ma non ne avvertiamo il danno bensì umana compassione per chi lo ha deciso), informazione affidata quasi esclusivamente ai propri canali social o, legittimamente in tal caso, ai media esclusivisti (scelta commerciale, non giornalistica); contraddittorio ormai assente; interviste con domande che passano al vaglio di preventiva approvazione o censura; comunicati al veleno sparando nel mucchio quando sul club circolano indiscrezioni di vario genere. In verità non si tratta di comportamenti inediti: tutta roba già vista negli ultimi 20 anni, almeno. Già vista quando una governance si trascina stancamente a fine corsa, quando si è capito, ma ancora non si riesce ad ammetterlo, che un’epoca calcistica è terminata ed aprirsi al confronto rischia di inchiodarti a quella consapevolezza. Successe con Pieroni, D’Addario, in parte con Blasi, con Zelatore, sempre nei momenti conclusivi di quei percorsi. Un triste cliché, nel quale sovente si incrociano sempre gli stessi personaggi, a fine corsa anche loro. Un declino nel quale almeno la squadra, ci si augura, possa ritagliarsi uno spazio di brillantezza tecnica, a cominciare da domenica prossima a Casarano. (Mimmo Carrieri per Quotidiano di Puglia)

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