CRONACA

Taranto: Sequestrato 1 mln di beni a 2 fratelli settore televisivo

provvedimenti riguardano l’indagine relativa al fallimento di una nota emittente televisiva tarantina

Comunicato stampa
18.06.2020 13:25


La Guardia di Finanza di Taranto ha eseguito un’ordinanza di applicazione di misura interdittiva, nei confronti di due fratelli imprenditori del settore televisivo, ed è stato eseguito un sequestro preventivo di disponibilità finanziarie, quote societarie e beni immobili, di circa 1 milione di euro. I provvedimenti riguardano l’indagine relativa al fallimento di una nota emittente televisiva tarantina. I reati contestati all’amministratore e al socio della Tv fallita, sono quelli di bancarotta fraudolenta patrimoniale e sottrazione fraudolenta al pagamento delle imposte. I sospetti degli inquirenti si sono concentrati su alcune presunte operazioni nella fase pre-fallimentare. Prima di essere dichiarata fallita la società aveva fatto richiesta di accesso all’istituto del concordato che consente di evitare il fallimento facendo fronte ai debiti secondo un piano di risanamento. Dalle indagini delle Fiamme Gialle è emerso che l’obiettivo sarebbe stato quello di bloccare le istanze di fallimento e prendere tempo per perfezionare la cessione del ramo d’azienda in cui far confluire gli asset positivi da salvare: le frequenze per la trasmissione e la possibilità di richiedere i contributi ministeriali destinati alle emittenti televisive, fondamentali per il sostentamento della società. La creazione di una "good company" avrebbe consentito di ripartire senza debiti, ammontanti a circa 5,5 milioni di euro, che sarebbero rimasti in capo alla "bad company", il cui destino secondo gli investigatori sarebbe stato incanalato verso il fallimento, mentre l'obiettivo sarebbe stato finalizzato a ottenere dei contributi statali ammontanti a circa 1,5 milioni di euro. Somma che non è stata erogata nei confronti della vecchia società, per l’intervento della Guardia di Finanza che ha sospeso il pagamento, provvedimento avallato anche da un parere dell’Avvocatura dello Stato.
In sintesi, nel quadro delineato dagli inquirenti, ci sarebbe stata la distrazione delle risorse della società fallita a favore di una nuova società (sempre riconducibile agli indagati), al fine di sottrarla alle procedure concorsuali. In tal modo, inoltre, gli indagati avrebbero sottratto risorse patrimoniali per il pagamento delle imposte dovute, sterilizzando ogni possibile azione di rivalsa dell’Erario. Il GIP ha dispsosto, per entrambi, la misura interdittiva del divieto di esercitare imprese e di ricoprire cariche per la durata di 12 mesi. E’ stato inoltre disposto il sequestro preventivo per equivalente fino al valore di circa 1 milione di euro, pari all’imposta fraudolentemente non versata.​​​​​​

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