Un’area marina protetta nel Golfo di Taranto per la salvaguardia dei delfini

Cultura, musica e spettacolo
29.03.2021 22:27

I delfini e i capodogli, ormai stanziali nel Golfo di Taranto, sono esposti alle minacce derivanti dalle attività umane, eppure questo habitat critico non è tutelato in alcun modo. Di qui l’urgenza di istituire un’Area marina protetta per la loro salvaguardia”. E’ questa la conclusione dello studio pubblicato sulla rivista «Journal of Environmental Management», edita da Elsevier il cui quartier generale è ad Amsterdam. La ricerca è il frutto della collaborazione del Dipartimento di Biologia dell’Università di Bari con il Polo Scientifico Tecnologico Magna Grecia di Taranto, il Cnr e il Jonian Dolphin Conservation, il gruppo di biologi marini che anni fa ha scoperto la presenza non sporadica dei Cetacei nel Golfo Ionico e continua a monitorarli ancora adesso conoscendoli quasi uno per uno. Il cronoprogramma per arrivare alla creazione dell’oasi di protezione ha preso il via da tempo andando di pari passo con lo studio scientifico. Tre anni fa si insediò il comitato tecnico-scientifico e furono individuate le aree che avrebbero definito l’Oasi blu, l’habitat sicuro per i delfini. Occupano un tratto di mare di circa 100 miglia quadrate al largo delle isole Chéradi (San Pietro e San Paolo) dove, per una decina di anni, i biologi marini di Jonian Dolphin Conservation, guidati da Carmelo Fanizza, e i loro colleghi del dipartimento di Biologia dell’Università barese, coordinati dal professor Roberto Carlucci, hanno raccolto una mole notevole di dati sulla presenza o assenza dei Cetacei, sulle aree di riproduzione e su altri aspetti della ricerca, uscendo in mare praticamente in ogni stagione dell’anno. La conclusione è che occorre passare al più presto dall’Oasi blu, passaggio necessario dal punto di vista amministrativo, all’istituzione dell’Area marina protetta. Roberto Carlucci, docente di Ecologia al Dipartimento di Biologia dell’ateneo barese ha dichiarato: «L’ecosistema marino del Golfo di Taranto e la sua diversità biologica emergono come elementi qualificati su cui impostare elementi di pianificazione territoriale indispensabili». “Questa pubblicazione scientifica – commenta Carmelo Fanizza - conferma la qualità del lavoro svolto in questi anni, evidenziando la necessità di gestire e tutelare l’immenso patrimonio naturalistico presente nel Golfo di Taranto. (Comunicato stampa Uniba)

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