Quando l’unità d’intenti può fare miracoli: la vittoria delle Grecia a Euro 2004

Calcio Varie
12.07.2021 12:49

Gli italiani, da sempre, hanno un amore viscerale per lo sport. Sono tantissimi gli uomini e le donne che svolgono attività fisica per piacere e piacersi e migliorare il proprio stato di benessere psico-fisico. E’ inutile negare, tuttavia, come molti dedicano ore ed ore alla cura del proprio corpo per aumentare le possibilità di affascinare donne conturbanti ed ammalianti, come lo sono alcune escort a Torino, o uomini enigmatici e carismatici, come i migliori gigolò di Roma. Nella maggior parte dei casi, però, la passione deriva dalla voglia di far gruppo, di condividere con altre persone l’amore per uno sport. È il caso, ad esempio, degli sport di squadra, dove, in molti casi, non brilla una stella sopra le altre, ma è il gruppo, forte e coeso, ad ottenere risultati talvolta neppure lontanamente immaginabili. L’Italia del Mancio dimostra quanto il “gruppo” sia in grado di fare la differenza Ed il calcio, in tal senso, è foriero di esempi in cui l’unità di intenti è riuscita ad avere la meglio sugli individualismi, riuscendo a ribaltare i pronostici della vigilia. In queste settimane, tutti noi italiani stiamo sognando ad occhi aperti con la nazionale azzurra, giunta alla fase finale dell’Europeo con un percorso estremamente brillante, ma alla vigilia indicata in un ruolo di outsider dietro a Francia, Belgio, Inghilterra e Portogallo, le quattro grandi favorite della vigilia. Eppure, la grande unità di intenti ha messo in risalto le migliori capacità di ogni singolo elemento della squadra di Roberto Mancini, vero tessitore del miracolo italiano a soli tre anni di distanza dalla pagina più nera del calcio italiano: il triste ricordo della mancata qualificazione a Russia 2018, oggi pare lontano anni luce. E non sono pochi quei giocatori che hanno dimostrato di esprimersi meglio in nazionale che nel proprio club. Un altro grande esempio di quanto il gruppo, non di rado, possa ribaltare le gerarchie della vigilia, si può evincere da quanto accadde nel 2004. Agli Europei in Portogallo, infatti, i favoriti per la vittoria finale erano considerati i padroni di casa, guidati in panchina da Scolari (campione del mondo col Brasile due anni prima) e in campo da campioni come Rui Costa e Figo, oltre a poter contare sull’apporto di un giovanissimo Cristiano Ronaldo e della batteria di primattori del Porto di Mourinho, fresco campione d’Europa per Clubs. Zidane, Figo, Nedved, Totti, Beckham, Raul e Seedorf: le stelle restarono a guardare Oltre ai lusitani, venivano indicate come favorite: la Francia di Zidane; l’Olanda di Seedorf e dei giovani terribili Robben, Van der Vaart e Sneijder; l’Italia di Totti e Vieri guidata dal Trap in panchina; l’Inghilterra di Beckham e Rooney. Outsider di lusso la Germania, reduce da un secondo posto poco convincente al mondiale nippo-coreano,la Spagna di Raul e Morientes e la Repubblica Ceca di Pavel Nedved. Nessuno, invece, aveva indicato come possibile protagonista la Grecia. Eppure, dando un’occhiata ai gironi di qualificazione, la squadra ellenica qualche piccolo segnale lo aveva lanciato, riuscendo a vincere il proprio girone di qualificazione agli Europei a discapito della Spagna, che ottenne il pass per la massima manifestazione continentale solo dopo aver avuto la meglio sulla Norvegia agli spareggi. I greci dimostrarono sin da subito di che pasta erano fatti. Nella gara inaugurale, al cospetto dei favoritissimi padroni di casa, gli uomini di Rehhagel vinsero 2-1. Un successo, però, che sembrava più dovuto al fato che altro. E al termine della prima fase, nonostante la qualificazione ottenuta per i quarti di finale, strappata ancora una volta ai danni della Spagna grazie ad un numero maggiore di goal realizzati (scontro diretto finì 1-1, differenza reti identica), nessuno dava credito all’undici ellenico. L’avversario della prima gara ad eliminazione diretta, d’altronde, faceva tremare i polsi: la Francia di Zizou, che in attacco poteva contare su una coppia da sogno come Henry-Trezeguet. Una Francia molto offensiva, che la vecchia volpe teutonica Rehhagel ingabbiò con un 4-5-1 decisamente difensivo, volto a colpire l’avversario in contropiede. Finì 1-0 per la Grecia. Decise un gol di Charisteas alla metà della ripresa. L’epilogo fu identico all’avvio: Grecia Campione d’Europa dopo aver battuto il Portogallo In semifinale, invece, Zagorakis&C. trovarono la Repubblica Ceca, che poteva contare su giocatori di primissimo livello internazionale come Nedved, Cech, Rosicky, Baros, Ujfalusi e Poborsky. Una squadra che otto anni prima, da autentica sorpresa, giunse in finale e, di fatto, eliminò gli Azzurri di Sacchi al primo turno. Una vera e propria outsider, secondo molti esperti, in grado di aumentare la propria credibilità durante l’Europeo, dove vinse nettamente il proprio girone (3 vittorie in un gruppo dove erano comprese Olanda, Germania e Lettonia) e si affermò nettamente ai danni dei danesi (3-0) nei quarti di finale. Ma un gol di Dellas ai tempi supplementari consentì ai greci di volare in finale. Ad attenderli c’era il Portogallo. La gara inaugurale del torneo coincideva con la finale, un unicum. A Lisbona tutto era pronto per la grande festa, che doveva consegnare al Portogallo, terra estremamente generosa nello sfornare talenti, il primo trofeo della propria storia. La Grecia, però. iniziava ad incutere un po’ di timore. Fare goal all’undici ellenico era tutt’altro che semplice, cechi e francesi l’avevano provato sulla propria pelle. I portoghesi, nonostante la sconfitta nel match inaugurale, erano estremamente convinti di portare a casa il trofeo. Una sicurezza dei propri mezzi, però, che non trovò conforto sul rettangolo verde. E i greci, grazie ad un gol del “solito” provvidenziale Charisteas, divennero Campioni d’Europa, scrivendo la più incredibile impresa della storia della manifestazione.

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