Valentina Picello recita “Anna Cappelli” vertiginosa discesa nell’abisso dell’anima
Sabato 28 marzo per la chiusura di “Periferie” del Crest all’auditorium TaTÀ

Si conclude con uno spettacolo di rara intensità emotiva e artistica la stagione «Periferie» del Crest di Taranto sostenuta dalla Regione Puglia. Sabato 28 marzo, alle 21, nell’Auditorium TaTÀ, è in programma «Anna Cappelli» di Annibale Ruccello, tra gli autori più incisivi del teatro napoletano contemporaneo.
Diretta dal regista argentino Claudio Tolcachir, in scena c’è Valentina Picello, che anche per questa interpretazione lo scorso dicembre ha ricevuto il premio Ubu come migliore attrice. Coprodotto da Carnezzeria, Teatro Nazionale di Roma e Teatri di Bari, lo spettacolo si avvale delle scene di Cosimo Ferrigolo, dei costumi di Benedetta Nicoletti e delle luci di Fabio Bozzetta, contribuendo a costruire un impianto visivo essenziale e al tempo stesso evocativo.
Scritta nel 1986, poco prima della scomparsa dell’autore, «Anna Cappelli» è un’opera che scava nel cuore oscuro dell’identità, dove solitudine, ironia amara e lucida follia si intrecciano nella scrittura visionaria di Ruccello. Il risultato è un viaggio vertiginoso nell’abisso dell’anima: quello di una donna fragile e combattiva, sospesa tra il desiderio di autodeterminazione e l’assenza di strumenti concreti per realizzarla.
Sul palco, Valentina Picello non si limita a interpretare il personaggio: lo attraversa, lo abita, lo restituisce nella sua nudità più disarmante. La sua Anna è presenza viva, pulsante, capace di coinvolgere lo spettatore in un’esperienza emotiva diretta e senza filtri. Non un mostro, ma una creatura umana attraversata da una fame insaziabile di vita, amore e riconoscimento.
Ambientata negli anni Sessanta, la pièce racconta la parabola di una giovane donna che cerca nel lavoro una via di emancipazione. Ma il bisogno di amore la conduce verso una relazione che si rivela presto soffocante. La dinamica di potere si ribalta, i ruoli si incrinano e Anna scivola progressivamente in una spirale che la porterà verso un epilogo tanto surreale quanto inevitabile.
Claudio Tolcachir orchestra con sensibilità e precisione una raffinata miscela di leggerezza e tragedia, accompagnando lo spettatore nei labirinti della mente di un personaggio contraddittorio e profondamente umano. Il suo sguardo, insieme poetico e rigoroso, costruisce un equilibrio sottile tra humor e dolore, generando un sorriso che ferisce e interroga.
«Il testo - spiega il regista - indaga il ruolo della donna nel tempo: l’indipendenza, la prospettiva di futuro, la solitudine, la mancanza di mezzi e risorse. Con umorismo pungente e assurdo attraversiamo la mente di un personaggio inconsueto. È un gioiello teatrale sul corpo di un’attrice unica. Una proposta netta: questa donna, il pubblico e la vita in mezzo».
Pertanto, «Anna Cappelli» si configura come uno specchio inquieto della condizione umana e, in particolare, della condizione femminile. Una storia che riguarda tutti da vicino, perché Anna è una figura riconoscibile, concreta, possibile. La si può incontrare ogni giorno. Oppure, più profondamente, riconoscerla dentro di noi, nelle nostre fragilità, nei nostri desideri inascoltati, nelle nostre paure più intime.
Al termine dello spettacolo, per il ciclo «Parliamone», Valentina Picello dialogherà con il pubblico e la giornalista Marina Luzzi.