CRONACA

Coronavirus: Morto l'ex magistrato tarantino Francesco Saverio Pavone

Si è spento in ospedale a Mestre a 75 anni. La figlia: ‘Non sono riuscita ad abbracciarlo’. Il suo pool fece condannare il boss Felice Maniero a 33 anni di carcere. Visse sotto scorta per 17 anni fino al 2006

17.03.2020 16:20

 

Francesco Saverio Pavone
È morto l'ex magistrato tarantino Francesco Saverio Pavone, acerrimo nemico del boss della Mala del Brenta Felice Maniero e testimone, dagli anni '80, della storia criminale del Veneto. Da due settimane era ricoverato all'ospedale all'Angelo di Mestre, dopo essere risultato positivo al coronavirus. Si è spento nella giornata di lunedì 16 marzo in un letto di terapia intensiva a causa della grave insufficienza polmonare. "Mio papà, dopo settimane di lotta, non ce l'ha fatta: il coronavirus me lo ha portato via senza pietà, senza che io potessi neanche abbracciarlo", è lo sfogo della figlia Antonella su Facebook. Nato a Taranto il 25 marzo 1944, è andato in pensione nel 2016 da procuratore capo di Belluno. Ma è a Venezia che si svolge la parte più consistente della sua carriera. Incrocia Felice Maniero la prima volta nel 1983 per l'omicidio di Ottavio Andreoli, boss che non si voleva piegare a "faccia d'angelo". Tre anni dopo il pool di Pavone ricostruisce l'organigramma completo della banda che stava seminando il terrore in Veneto, generando così il primo processo (quello del 1994), con Felicetto condannato a 33 anni per associazione di stampo mafioso. Francesco Saverio Pavone ha vissuto sotto scorta dal 1989 al 2006, per via delle minacce che arrivavano sia dai sodali dalla Mala del Brenta che dalla mafia siciliana. C'è un aneddoto che Pavone amava raccontare raccontava: il giorno della strage di Capaci avrebbe dovuto incontrare Giovanni Falcone a Roma, nel suo ufficio di direttore degli Affari Penali, per le carte di una rogatoria. La sera prima la segreteria lo chiamò spostando l'appuntamento al mercoledì successivo. Finì come tutti sanno. A gennaio 1994 venne spostato alla Direzione distrettuale antimafia, dove rimase fino a luglio del 2008, svolgendo un'indagine sulla mafia russa che coinvolgeva anche i servizi segreti italiani. Da Procuratore capo di Belluno interrogò due volte Angelo Izzo, il mostro del Circeo, nell'ambito dell'inchiesta sul giallo della morte di Rossella Corazzin il 21 agosto 1975. I colleghi lo ricordano come un magistrato instancabile e caparbio. "Grazie al reparto di Rianimazione di Mestre e al dottor Terenzio Violo che mi ha permesso di vederlo, anche se da dietro un vetro. Ciao papà", scrive la figlia sui social. (Repubblica.it)

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