CRONACA

Pulsano: D’Amato scrive al Prefetto, ‘Nuovo Dcpm rischia di discriminare cittadini della provincia in base a dove vivono’

Comunicato stampa
23.03.2020 16:49

Emiliano DAmato, capogruppo Movimento Pulsano Bene Comune
Il consigliere comunale Emiliano D’AMATO alla luce dell’ultimo DPCM interviene ufficialmente con la lettera rivolta al prefetto di Taranto per la palese disparità di trattamento che determina fra chi vive in grosse cittadine e chi vive in piccoli territori: “Ill.ssimo Prefetto, Le scrivo in qualità di consigliere comunale del Comune di Pulsano. Si apprende dagli organi di stampa e dalla Gazzetta Ufficiale che:
- Con Ordinanza n. 75 del 22-03-2020 a firma del Ministro della Salute e del Ministro dell'Interno all'Articolo 1 comma 1 "Allo scopo di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19, e' fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi con mezzi di trasporto pubblici o privati in comune diverso da quello in cui si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute."
- Con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 22 marzo 2020 all'articolo 1 comma 1 alla lettera b) si dichiara altresì che "è fatto divieto a tutte le persone fisiche di trasferirsi o spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, in un comune diverso rispetto a quello in cui attualmente si trovano, salvo che per comprovate esigenze lavorative, di assoluta urgenza ovvero per motivi di salute". Pur comprendendo le motivazioni che ispirano tali ordinanze/decreti e pur condividendo a pieno tale spirito per il momento storico che stiamo vivendo, è difficile non osservare che gli stessi rappresentano degli strumenti che generano una grave DISPARITA' DI TRATTAMENTO fra i diversi cittadini italiani e, nello specifico, della nostra provincia. E' infatti alquanto semplice dimostrare come la popolazione della provincia sia discriminata fra chi vive in grossi centri e chi in piccole cittadine, a parere dello scrivente ingiustamente e in maniera MACROSCOPICA, per le seguenti ragioni:
- Chi vive nelle grandi città è agevolato rispetto a chi vive nei piccoli centri potendo muoversi liberamente per interi km quadrati alla ricerca di beni di prima necessità;
- Chi vive in città può accedere a svariate offerte delle catene di grande distribuzione mentre chi vive in piccoli centri non potrà farlo con conseguente aggravio dei costi della spesa pro-capite familiare;

- Esiste concretamente il rischio in un regime di monopolio o oligopolio (di fatto avviato con questi decreti nei piccoli centri) che i prezzi di generi di prima necessità possano salire senza una motivazione valida (Chi sta monitorando?);
- Chi ha familiari riconducibili a fasce deboli (neonati, anziani, ammalati) e che hanno bisogno di prodotti specifici (anche alimentari) non disponibili nel paese di residenza, o non reperibili a causa degli acquisti compulsivi portati avanti da una parte sempre più rilevante della popolazione, rischia seriamente di vedersi privato di prodotti necessari alla normale alimentazione giornaliera e che non possono essere considerati come opzionali. Si sottolinea, inoltre, come l'emergenza in corso in qualche modo stia limitando il normale corso della democrazia ad ogni livello registrando in particolare nei Comuni un blocco totale delle attività consigliari per un lasso di tempo che inizia a divenire alquanto importante e con prospettive non ben definite pur avendo a disposizione tutti gli strumenti che la tecnologia oggi offre per sopperire alla impossibilità di riunirsi contestualmente in uno stesso luogo fisico. Strumenti tecnologici che, non è chiaro perché, sono nelle disponibilità invece del governatore locale di turno, ma mai nelle disponibilità delle opposizioni per i compiti di controllo sacrosanti che assolvono. Al contempo, si lascia troppa libertà di interpretazione a questi ultimi che finiscono per esempio col chiudere, a volte arbitrariamente, esercizi commerciali che, da regolamento nazionale invece, dovrebbero rimanere regolarmente in funzione (per esempio le edicole). Ho la sensazione che siamo alle solite, per colpa di qualche furbetto si fa pagare a una intera collettività che segue le regole un prezzo più alto del dovuto. Quella che stiamo vivendo non è una fase di passaggio, durerà del tempo e occorre avviare da subito modalità di gestione delle attività essenziali della vita quotidiana chiare e lineari che garantiscano equità di trattamento per tutti i cittadini evitando quindi disparità di trattamento già in atto.
Tenevo a comunicare quanto sin qui esposto, in uno spirito costruttivo, sperando di ricevere delle risposte ai quesiti sopra esposti chiari e che valgano per tutti, non lasciando spazio ad arbitrarie interpretazioni e che ristabiliscano un equilibrio, a mio parere dovuto, fra chi vive in città e chi in provincia. Con osservanza”. (Emiliano D’Amato Movimento Pulsano Bene Comune Il Capogruppo).

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