Ex Ilva: protesta AIGI, CGIL e FIOM ‘Non usate i lavoratori’

CRONACA
08.10.2023 15:08

Quando ci sono dei lavoratori a rischiare la pelle la CGIL e i sindacati di categoria non si girano mai dall’altra parte, ma è evidente che gli interessi di migliaia di famiglie legate alla produzione della manifattura dell’acciaio a Taranto non possono vivere a seconda delle stagioni di amore o odio dei privati con la committenza.

Così mentre l’AIGI annuncia la mobilitazione di domani ammantandola con la motivazione della mancanza di rispetto per il territorio, ci si dimentica ancora una volta del più grande “sacrificio” che questa terra continua a subire sul fronte dei diritti del lavoro e della salute.

Le imprese dell’appalto di Acciaierie d’Italia, oggi divise tra Confindustria e AIGI, non fanno alcun cenno sull’attuale gestione del privato responsabile di aver portato lo stabilimento siderurgico in una fase di criticità sia in termini di produzione che di interventi manutentivi necessari a garantire la sicurezza dei lavoratori e la salvaguardia degli impianti.

È del tutto evidente che la manifestazione organizzata da AIGI per la giornata di lunedì 9 ottobre, oltre a manifestare preoccupazioni in merito ad una possibile fase di amministrazione straordinaria, rivendichi di fatto ulteriori interventi e risorse pubbliche per saldare i debiti del privato.

Infatti, la richiesta degli imprenditori è chiara: saldare i debiti del privato, in questo caso di Arcelor Mittal. È ormai un classico della vertenza ex Ilva consegnare i profitti al socio privato e scaricare sulle risorse pubbliche le perdite di una gestione scellerata, quella della multinazionale, che non ha nessuna intenzione di investire sul sito di Taranto.

Le risorse pubbliche non devono essere utilizzate per risanare i debiti del privato ma per consentire un inevitabile processo di risanamento di un sito strategico per il nostro Paese, affinché si possa finalmente parlare di come rilanciare lo stabilimento siderurgico di Taranto sia dal punto di vista produttivo che della transizione ecologica che attendiamo inesorabilmente dal giorno del sequestro preventivo del 2012.

L’iniziativa di domani la riteniamo del tutto strumentale, soprattutto per il coinvolgimento dei lavoratori, l’anello più debole dell’ex Ilva che, evidentemente, sono stati i primi a subire alcune scelte sbagliate proprio da parte delle associazioni di categoria, tra cui AIGI, a partire dall’accordo sulle scadenze previste per il pagamento delle fatture passate a 120 giorni e che inevitabilmente ha influito anche sui ritardi dei pagamenti sui salari dei lavoratori.

Invece, sarebbe stato opportuno un confronto tra le parti su quanto sta avvenendo nel mondo dell’appalto, a partire dall’utilizzo del Dumping contrattuale che sta falcidiando salari e soprattutto mette a rischio la sicurezza dei lavoratori. Su quest’ultimo tema la Fiom, la Fillea e la Cgil hanno inoltrato delle denunce agli enti competenti per fermare gli appalti al ribasso le cui conseguenze ricadono sui lavoratori sia dal punto di vista salariale che della sicurezza.

Infine, crediamo necessario ribadire che i lavoratori dell’appalto si sono già resi protagonisti di uno sciopero indetto dalle categorie sindacali di CGIL CISL UIL, ovvero quelle dei lavoratori metalmeccanici, edili, delle pulizie e delle mense, dell’energia, dei trasporti e dei somministrati che si è svolto il 28 settembre scorso con delle rivendicazioni chiare e che domani parteciperanno al coordinamento nazionale degli RSU FIM FIOM UILM di ADI presso il MIMIT, con l’obiettivo di continuare con le mobilitazioni per dare una sterzata alla vertenza ex Ilva.

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