‘Se a Taranto si vuol fare a meno dei negozi di vicinato, si abbia il coraggio di dirlo’

Lunga nota si Confartigianato Taranto

CRONACA
08.10.2023 15:03

Taranto è la città delle crisi irrisolte, delle opportunità mancate, delle incongruenze e contraddizioni, dell’ipocrisia. Gli esempi sono molteplici: la crisi della mitilicoltura, gli scarsi risultati dei traffici merci del porto, l’annientamento della cantieristica navale; l’incapacità di farsi valere in termini ambientali ed economici con l’ingombrante presenza del più grande stabilimento siderurgico d’Europa, perennemente in crisi, di una delle più grandi raffinerie, del più grande Arsenale e della massiccia presenza della Marina Militare sul territorio. Se ci riflettiamo, a vedere le risorse e le opportunità che la natura e lo Stato ci hanno dato, Taranto dovrebbe essere una città ricca, dinamica, dalle grandi opportunità economiche e lavorative. Pazzesco!

C’è poi un altro risultato di questi ultimi trent’anni: riuscire a distruggere quel tessuto economico composto da commercianti e botteghe artigiane che animava e illuminava le strade del centro,  che popolava i marciapiedi tutti i giorni. Una offerta commerciale lasciata drammaticamente morire, senza muovere un dito. E’ rimasto ben poco, e di questi diversi imprenditori non locali. Una malattia che parte da lontano, dalle ripercussioni delle scelte operate dagli amministratori pubblici a favore della grande distribuzione, col posizionamento a ridosso del centro abitato di ben due ipermercati con relativi centri commerciali, successivamente pure ampliati, senza pensare alle nefaste conseguenze per il tessuto sociale del centro cittadino, dando il via alla lunga morte della vita sociale e commerciale del centro cittadino, con la beffa poi di non aver mantenuto gli impegni di affrontare e risolvere i problemi del centro, uno su tutti, il più grande: i parcheggi. Sono passati trent’anni e si parla e scrive ancora delle stesse cose, nel frattempo il malato è più che morto, il destino segnato, e per giunta si persevera.

Si è facilitata la vita alla grande distribuzione, che furbamente si è anche evoluta, potendoestendere, come da regolamentazione comunale vigente, la rete distributiva disseminando sul territorio tarantino strutture di ampiezza media che, forti del marchio e della copertura delle grandi potenze commerciali, continuano tuttora a fare strage del piccolo commercio. Infatti, sorpresona, in Via Dalmazia, a pochi passi da Viale Magna Grecia, è stata di recente autorizzata la costruzione (le ruspe sono già efficacemente al lavoro) di una nuova media struttura commerciale, una ennesima. Tutto nel massimo silenzio, un torpore che avvolge inesorabile la città.

La perenne crisi economica, l’incapacità della politica e dell’imprenditoria locale a reagire, il non voler fare massa critica ma dividersi sempre e comunque, e soprattutto riuscire soltanto a guardare il dito e mai la luna, ha ridotto commercialmente questa città ad un vero e proprio deserto, penoso, poco attrattivo per gli stessi suoi cittadini, figuriamoci per i forestieri. Diciamo la verità: la pandemia, la crisi energetica e l’online hanno soltanto acuito i problemi di un malato già grave, che privo di cure, non reagisce.

Ma tutto questo non avviene per fatalità. Le leggi demandano ai comuni l’obbligo di dotarsi del Piano strategico del commercio, uno strumento di programmazione di fondamentale importanza per tutte le attività. Un atto che fotografa l’attuale situazione e guarda allo sviluppo per i prossimi anni, con lo scopo, tra l’altro, di dare un impulso significativo all’intero settore commerciale ed economico, nella consapevolezza generale del ruolo propulsivo che il settore commercio rappresenta per il tessuto economico e per lo sviluppo dell’intera città.

Il piano tuttora applicato è vecchio e scaduto da diversi anni, risale al 2012, e l’approvazione delnuovo Documento Strategico del commercio vive una travagliata storia che va avanti da anni, bozze che si sono ripetute, ma di fatto è tuttora incompleto in alcune parti fondamentali di rilevazione e mappatura. Allora parliamoci chiaro. I cittadini, e soprattutto gli eroici imprenditori rimasti ancora operanti nelle nostre strade devono sapere le cose come stanno e cosa si vuol fare. Mai come in questo momento particolare dell’economia tarantina, si deve rendere subito chiaro l’obiettivo che si vuol raggiungere. Il Documento strategico del commercio deve essere un atto d’amore verso la città, perché riuscire a guardare lontano ci aiuta a delineare strategie urbane ed economichecondivise, che superano le cadenze dei mandati amministrativi ed anche le possibili alternanze politiche o le eventuali contingenti sollecitazioni di nuovi insediamenti di medie strutture.

Le forze politiche, gli amministratori comunali, le associazioni di categoria locali, chiedono e rivendicano quasi giornalmente sulla stampa un’attenzione particolare per la sopravvivenza e losviluppo dei negozi di vicinato. Bene, il Documento strategico è l’atto di pianificazionefondamentale per l’offerta commerciale di domani, quindi l’occasione unica per passare dalle belle parole e buoni propositi ai fatti, per definire i criteri e gli strumenti di protezione e tutela del piccolo commercio, dei negozi di vicinato. Altrimenti si fanno solo chiacchere, mentre i fatti poi ci raccontano ben altro, come appunto sta avvenendo ad esempio in Via Dalmazia e quanto di recentegià avvenuto a Tramontone.

E’ adesso che serve decidere, non si può continuare a pensare ed agire come se nulla fosse successoo che nulla si possa fare, per non dover rivedere poi le lacrime di coccodrillo come in passato.

Confartigianato chiede a questa Amministrazione comunale ed al Sindaco, a cui si da atto dell’impegno e dei risultati in diversi fronti, che questa volta deve essere il Documento strategico del coraggio e della coerenza, che deve impegnare tutti noi, organizzazioni di categoria ed amministratori comunali a porre le condizioni affinché le nostre strade possano ritornare ad essere vissute dai cittadini, dai commercianti e dagli artigiani. La continua chiusura delle saracinesche sta inesorabilmente comportando lo spegnimento anche delle luci delle vetrine sulle strade, diminuiscono i cittadini per i marciapiedi ed aumenta il senso generale di insicurezza (strade vuote e senza negozi rappresentano infatti uno dei maggiori indici di insicurezza e di pericolo urbano), costringendo, a catena, altri operatori a chiudere a loro volta le attività commerciali ed altri cittadini (anche quelli più fedeli) a rivolgersi altrove per i propri acquisti. Siamo tutti bravi a commemorare le chiusure, la desertificazione, mentre poi nel momento della pianificazione e programmazione, cioè dove si decidono le possibilità ed i criteri di apertura e non apertura delle medie strutture, ci si volta dall’altra parte?

L’obiettivo principale della norma che individua la stesura di un Documento strategico del commercio è quello dell’integrazione e dell’equilibrio fra la piccola e la grande distribuzione, fra commercio fisso e ambulante, fra tradizione e modernità, fra centro storico e periferia, facendoattenzione alla qualità dei prodotti e dei negozi col risultato di  mettere al centro la qualità della vita dei cittadini e delle attività economiche, di piccole e medie dimensioni, che garantiscano un servizio diffuso al consumatore.

Quindi è palese che la partita si gioca proprio sul rapporto dimensionale tra negozi di vicinato e media e grande distribuzione. Non si può prescindere da una puntuale rilevazione dei dati della rete distributiva cittadina, compreso quella dei negozi di vicinato, con relativa analisi per settore merceologico. Viene richiesto un equilibrio sul territorio comunale fra gli esercizi di vicinato da un lato e le media e grande distribuzione dall’altro. Ma nonostante i tanti anni trascorsi e le diverse riunioni, l’attuale bozza del documento in esame riporta degli indici ottenuti in assenza dellasommatoria delle superfici di vendita degli esercizi di vicinato, dato ancora assente nel documento.Ed allora da dove escono questi indici? Inoltre nell’ultima bozza consegnataci giorni fa compare magicamente un ulteriore comparto nella suddivisone del territorio urbano. Si passa da sei comparti a sette comparti, con un evidente spacchettamento dell’originario comparto che andava da viaLeonida fino ai confini urbani (direzione San Giorgio), prevedendo adesso un nuovo comparto che va da via Leonida a via Ancona, territorio quindi che viene incautamente neutralizzato dall’incidenza del noto vicinissimo ipermercato e centro commerciale e le altre medie strutture insistenti, facendo si che gli indici di questa nuova zona consentono insediamenti di nuove medie strutture (che come detto, sono già in costruzione). Alla faccia della coerenza. E questa situazione riguarda tutto il resto della città sino al ponte di pietra ed i Tamburi. Non è una guerra contro qualcuno, ma come Confartigianato non siamo per niente convinti che l’insediamento di altre medie superfici possa fare da traino per i negozi di vicinato. Al netto dell’eccezione della media struttura insistente in Piazza Giovanni XXIII (Piazza Carmine), gli altri insediamenti non hanno cambiato le sorti delle strade adiacenti e dei negozi vicini, anzi l’effetto è stato quello di sottrarre volumi di affari ai piccoli (vedi strutture in via Mazzini ed in via Di Palma/Via Anfiteatro, corso Italia, Via Picardi).

Il coraggio che viene richiesto agli amministratori comunali, demandati a decidere sulle sorti sociali ed economiche della città è quello di sostenere i negozi di prossimità con investimenti sul decoro, la pulizia, la sicurezza e la vivibilità delle strade cittadine, di tutte le strade. Il segnale che i commercianti e gli artigiani si aspettano è quello di una città che si prende cura di loro, li tiene in considerazione, li rende partecipe, li sostiene con contributi per coloro che hanno voglia dicollaborare in progetti di ammodernamento commerciale, iniziative ed eventi che migliorano l’attrattività della propria strada o quartiere. Pur apprezzando la prevista detassazione per i primi tre anni di attività delle nuove imprese, riteniamo riduttivo e discriminante non prevederlo per tutta la città e non solo per il Borgo, Citta vecchia e Tamburi. I sacrifici sono uguali per tutti gli imprenditori, magari meglio prevedere delle premialità maggiori in base al comparto dove si apre l’attività.

Stesso coraggio e coerenza viene richiesto nella razionalizzazione del settore degli H24, diffusosi evidentemente in maniera copiosa e scarsamente regolamentata. Come tutte le attività imprenditoriali, che comportano sacrifici ed investimenti, anche questo settore merita rispetto ed attenzione e purtroppo il Comune di Taranto ci arriva tardi e si rischia di fare cose pacchiane. Infatti, se le motivazioni poste dall’Amministrazione comunale, che condividiamo in ogni parola, che portano a prevedere la sospensione di apertura di nuove attività per motivi di tutela dell’ambiente urbano e ordine e sicurezza pubblica, è palesemente evidente che tali motivazioniriguardano la quasi totalità del territorio urbano, in alcuni casi a maggior ragione, e non solo, come intendono fare, per il borgo e città vecchia. E per lo stesso motivo chiediamo la estensione a tutto ilterritorio urbano delle condizioni di adeguamento delle attività (videosorveglianza etc), oltre alla variazione più restringente degli orari di vendita di bevande alcoliche, con le note conseguenze di ordine sociale. 

Il piano strategico del commercio non può quindi prescindere da una necessaria e puntuale valutazione dei problemi del commercio e delle attività produttive di tutte i vari settori, con uguale attenzione per i pubblici esercizi ed i mercati, che vanno evidentemente ristrutturati e valorizzati. Dettagli che non troviamo nell’attuale bozza se non in una elencazione per sommi capi senza indicarne le soluzioni.

Quindi, in che direzione vuole andare l’Amministrazione comunale? Mantenere lo status quo delle regole, che come abbiamo visto consentono senza particolari difficoltà la diffusione delle medie strutture della grande distribuzione, o verso criteri che consentono la salvaguardia e lo sviluppo del commercio di vicinato? A vedere tutti questi anni passati ad attendere e poi approfondire una bozza ancora non completa di documento strategico e nel frattempo gli atti autorizzativi che ci sono stati di nuove strutture, si comprenderebbe la direzione.

Il momento è quindi importante e richiede preparazione ed approfondimento dell’argomento da parte di tutti i protagonisti della decisione, in modo che sia tutto chiaro nelle responsabilità che ognuno andrà a prendersi. Non ci sono alibi, non ci sono soluzioni a metà, ne rinvii a secondi momenti per delineare il futuro commerciale della città. Si abbia coraggio e coerenza.

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