Cultura, musica e spettacolo

Cultura: ‘Frange.disegni parlati‘, presentazione libro di Ezia Mitolo

Comunicato stampa
26.07.2020 11:08


Lunedì 27 luglio alle ore 19,00 nell'ambito della rassegna Extra Convitto promossa dal Polo Biblio-Museale di Lecce e da Regione Puglia-Assessorato all’Industria Turistica e Culturale, sarà presentato al pubblico il primo libro di poesie e disegni dell’artista tarantina Ezia Mitolo"FRANGE. Disegni parlati" pubblicato nel mese di aprile 2019 da [email protected] Casa Editrice & Libraria. Dialogheranno con l’autrice: Antonella Lippo giornalista e storica dell’arte, Lorenzo Madarodocente di Storia dell’Arte, Accademia di Lecce e l’editore Domenico Sellitti. Una raccolta di quaranta poesie, che l’autrice ha prodotto lungo la sua importante carriera nelle arti visive, espressamente legate a oltre quaranta disegni, realizzati su carta per questo specifico progetto editoriale. FRANGE è una monografia che presenta un suo nuovo e finora inedito livello espressivo: la scrittura poetica, che non manca di essere accompagnata da immagini. Il volume si inserisce nella Collana Chicchi del Melograno e presenta contributi critici della poetessa Mara Venuto e delle storiche dell’arte Luciana Cataldo e Cristina Principale. Dalla sinossi: “Vivi di pancia, petto, mani, del rosso dell’amore, del rosso del sangue, del nero vomito dell’assenza, nel movimento infinito del tempo. I sogni non finiscono, mai. E ridi sempre, se non riesci a realizzarli tutti: sarai bellezza e potenza, più di prima. Quanto siamo brutti quando piangiamo a lungo? Ogni linguaggio espressivo ha la sua verità, il giusto vestito di quell’ansia, di quell’emozione urgente, che spinge per essere fermata in una parola, un’immagine, in un segno grafico, una scultura. Una raccolta di poesie e disegni, inscindibili, disegni parlati, voci disegnate: ogni poesia ha la sua faccia. Parola e linea insieme, proseguimenti selvaggi intrecciati di pulsione che trabocca. Frange libere che si muovono, fluttuano, si aggrovigliano, si propagano avviando nuovi inizi. Il finale è che non finisce". Il libro è possibile ordinarlo in tutte le librerie italiane o direttamente alla [email protected] Casa Editrice e Libraria inviando un'e-mail a: [email protected]. È possibile inoltre ordinarlo online tramite i principali Bookstore.

Note biografiche dell’autrice Ezia Mitolo è scultrice di formazione, allieva in Puglia dei maestri Francesco Somaini e Nicola Carrino all’Accademia delle Belle Arti di Bari. Negli anni 1989 e 1994 è a colloquio con la grande scuola alla Fondazione Antonio Ratti di Como per le due edizioni del “Corso Superiore di Disegno”curate da Francesco Somaini e Giuliano Collina con Arnulf Rainer, George Baselitz, Karel Appel e Anish Kapoor in qualità di visiting professors. E’ premiata in entrambi le edizioni. Nel 1998 vince il primo premio della sezione giovani di Art&Maggio Arena Puglia e realizza la sua prima personale in una galleria di Milano, dove si trasferisce a vivere. Nei primi anni del 2000 sposta il suo studio a Roma e partecipa alla XIV Quadriennale di Roma e a successive mostre nazionali e internazionali – tra le altre a Parigi, Praga, Vienna ed Edimburgo. Negli anni ha collezionato numerose altre partecipazioni a mostre e fiere, fino al recente ingresso nel MarTa, Museo Nazionale Archeologico di Taranto e nell’Archivio Italiano dell’Autoritratto Fotografico del Musinf di Senigallia. Nel 2018 firma un’opera in permanenza al MAAM-Museo dell'Altro e dell'Altrove di Metropoliz a Roma. Nel 2019 pubblica il suo primo libro di poesie e disegni “FRANGE.disegni parlati“ e successivamente è ospitata a Los Angeles per Between Two Seas, Italian Contemporary Artist from Apulia, un progetto del MAAAC, Museo Archeologico Medievale di Cisternino. Poliedrica, si esprime in installazioni scultoree e grafiche, fotografia e video, video-performance, sino all’ interazione col pubblico. Ha pubblicato suoi contributi in numerose riviste e libri. Rientrata in Puglia attualmente lavora nel suo studio-archivio di Taranto. Scheda: “Frange.Disegni parlati” pubblicato da [email protected] Casa Editrice & Libraria, pagine 112.

Indice

Prefazione : Il rito regolato di Mara Venuto

Introduzione : Insidiose invadenze di Luciana Cataldo​

Quante cose ho fatto insieme a te e tu non lo sai

Sei passato come il vento

Come la muffa

Nina

I topi e la notte

Ero felice a settembre

Cade la neve

Io ti spingo inverno

Ti ho sognato vestito di blu

E sempre qua torno

La mia casa

Marcio

Pace

Quello che mi dai

Ho detto ti amo alla tua mano 

Dimmi se ti amo

Io e lo scoglio

Restiamo orizzontali

Voglio imparare la tua faccia

Ti voglio di nuovo mangiare

Ti stano

I minuti giusti

Tutele

Puff

Frange

Spugne

Vorrei mancarti

Canto e cenere

Voi non lo sapete

La dolcezza

I corvi

I resti

Il pensiero solo

Vedo già tutto

Ogni volta che passo

Arriva primavera

E quest’estate

Poi non so perché mi sono svegliata bene oggi

Sole solo

Te lo devo dire che sto meglio, diario mio

Postfazione: La metrica del disegno di Cristina Principale

Nota Biografica di Ezia Mitolo

(Anche) noi c’eravamo…

Tratto da Ezia Mitolo, FRANGE. Disegni parlati, [email protected] Casa Editrice & Libraria, aprile 2019

Il rito regolato di Mara Venuto La poesia di Ezia Mitolo somiglia a un ganglio, un grumo, che si mostra orgoglioso nell'intersezione dei capillari della vita. Compare improvviso sotto pelle, si sente e suscita timore a suo modo, la mano ci finisce sopra anche sforzandosi di passare altrove, è pari a un ronzio, un vuoto d'aria, è una presenza nuova che non si lascia ignorare. Finché, un giorno, quel ganglio si apre, e il dolore attualizza l'esperienza routinaria, convogliando ogni esigenza verso un'analisi salvifica del senso che, nel caso dell'autrice, si incarna nella poesia e nell'arte. Seppur priva dell'ambizione di farsi interprete di urgenze collettive, la poesia intimista e neoliricadella Mitolo non manca di suggestioni universali, che emergono dalla corresponsione fisica ed emotiva con animali e insetti, innocenti metafore viventi (Nina e altri cani; ragni; topi; corvi), dalla comunione con gli oggetti che si fanno presenza dialogica (i muri vivi / Pareti d’occhi e segreti; il silenzio dei muri; le scale sono di spilli; il letto di carcasse; finestra chiusa di silenzi) e, ancora di più, dalla tematica passionale e amorosa, declinata nell'alternarsi di pieni e vuoti (Ho detto ti amo alla tua mano / Ma è rimasto nelle pieghe tra il tuo pollice e le altre dita intrecciate alle mie; E torni sempre, come la muffa sui muri; Ti voglio di nuovo mangiare / entrare nei tuoi organi e accucciarmi dentro). L'eros è linfa vitale, anche quando si incarna in ricorrenti presenze e mancanze, in un'alternanza, a suo modo rassicurante, che ricorda quella delle stagioni evocate nei versi (Io ti spingo, inverno / Sei miele però nero; Vattene / Sono primavera senza polline / Le stagioni sono solo accadimenti miserevoli / Che segnano inizi di fine). L'autobiografismo, pressoché assoluto, nella poesia di Ezia Mitolo è talmente onesto e immediato da non risultare mai un limite, è una scelta coerente, non egocentrica e non autoreferenziale, grazie anche ai ricorrenti tocchi di distacco ironico e maturo. Il legame con l'hic et nunc appare una resa riconoscente, una saggia forma di approccio al verso che, esplicito e colloquiale, è un coerente vettore del messaggio, del poetare che si dipana come un racconto non costruito, un diario poetico intimo ed espressionista (Te lo devo dire che sto meglio, diario mio / Non piango più da sere […] Te lo devo scrivere / che sento la prima pace), che accompagna gli snodi esistenziali più acuti e necessari. La poesia è pur sempre rito e regola, scrive il filosofo Cesare Catà: rito, nella sua vocazione a trascendere il quotidiano diventando un dialogo sacro con il non detto, con l'assoluto che appartiene all'archetipo e all'essenza; e regola, nella necessità di orientare l'impulso muto con la forma scritta, ordinando il verso che, per quanto libero, non rinuncia ai suggerimenti del ritmo. Ecco, la poesia della Mitolo si fa l'uno e l'altra, si traduce in rito grazie alla densità dello scavo intimo, divenendo preghiera potente e rumorosa, pur se espressa in un sussurro:

Non lo so dove va a finire

il resto delle cose

quando le divisioni hanno numeri dispari

e restano i resti 

a solleticare pelle

Te li trovi fino agli incavi delle dita

A guardare fisso

Allo stesso tempo, i versi dell'autrice si fanno regola, nell'echeggiare intenzionale di onomatopee e assonanze semantiche:

E poi vorrei mancarti

quando ti piombo addosso

nei testardi vagheggi

fracassandomi i risvegli

E ancora:

Il tuo sudore, canto

Il mio stupore, cenere

L'istanza amorosa risuona potente in ogni verso, è un grido silenzioso, una fame inappagata, e tanto più acuta è l'incomunicabilità, tanto più l'io poetico assurge (Il tuo tempo ha cancellato / Il mio, è rimasto a guardare). La disillusione e la perdita occupano tutti i piani: mentale, fisico, emotivo, in un'asfissia del reale a cui i versi ridanno vita; la poesia si muove dall'interno verso l'esterno lungo un asse confessionale che mantiene un equilibrio raro e prezioso tra dramma e leggerezza. Resta un ganglio non ignorabile la poesia della Mitolo, “una festa di cellule” avida, che esige di essere vista e riconosciuta. Una ontogenesi inattesa che scuote e consola, una manifestazione nuova del sé che chiede, riuscendoci, di assumere “Un’altra vita”, tra apnea e riemersione, dolore e creazione.

Tratto da Ezia Mitolo, FRANGE. Disegni parlati, [email protected] Casa Editrice & Libraria, aprile 2019

Insidiose Invadenze di Luciana Cataldo A volte l’arte si immerge nella profondità dell’essere per dare corpo a pensieri inespressi e inquietudini sommerse. Per Ezia Mitolo la figura è il tramite di questa comunicazione: si impone nello spazio, invadendolo con l’immediatezza dell’immagine o la forza del groviglio segnico. Una presenza che sconvolge i termini della comunicazione visiva, ponendosi al limite tra la forma figurale e i territori non indagati della vita più profonda, in cui antiche risonanze, intime pulsioni, passioni e paure consapevoli sono convulsamente legate. Dai disegni alle terrecotte, dalla scultura in cera alle installazioni sonore fino alle performance, Ezia Mitolo ritrova e dà corpo con straordinaria potenza al ciclo della vita: nascita, morte, universalità dell’Essere, relitti di distruttività interiore e semi della rinascita. Bozzoli e crisalidi, ventri sonori, grumi di dolore, cuori turgidi o filiformi, allungati nella tensione di raggiungere un’improbabile metamorfosi: “figure” che sono emozioni vive e pulsanti. Un’invadente potenza le trasforma in lacerti di corpi e mani avide di vita che popolano estese installazioni. La ricerca sui materiali e sui rapporti fra di essi prosegue senza sosta, intersecando cera e terracotta, canapa e stoffa, carta e pastelli, textures scabre e molli, in cui il colore passa dal nero profondo al rosso ad improbabili gradazioni di bianco: proprio il bianco diventa un colore inquietante, dalle inaspettate trasparenze che celano voragini interiori. Baratro e rinascita, torbido e purezza, antinomie esistenziali che non raggiungono mai l’equilibro; il messaggio di Mitolo da oltre vent’anni continua ad essere netto e coerente: nessuna danza sul bordo dell’esistenza consente la salvezza. La vera via è un percorso iniziatico che precipita a ritroso, tasta l’umida oscurità dell’ignoto interiore, sgretola i grumi del “corpo di dolore” (E. Tolle), riportando poi la vita in superficie ad un fluido intersecarsi di emozioni. In questo contesto gli occhi interiori dell’artista Ezia Mitolo – spingendo sempre oltre il possibile i limiti dei contorni di forme e figure – sentono intimamente una loro mission forte e radicata nelle profondità dell’anima: “[…] È che vi vedo in faccia, ombre, vi prendo la vita e la racconto”.

Tratto da Ezia Mitolo, FRANGE. Disegni parlati, [email protected] Casa Editrice & Libraria, aprile 2019

La metrica del disegno di Cristina Principale Il luogo di queste parole corrisponde al laboratorio di un’artista che dà saggio della completezza della sua espressione: il volume accoglie una selezione di componimenti che non possono, non vogliono, prescindere dal disegno. Segno e parola hanno difatti la stessa funzione, coincidono nelle intenzioni, negli umori e titoli, come fossero un’unica immagine interiore, figlia della stessa intuizione che ha percorso poi crescite diverse. Un insieme toccante di poesie degli ultimi dieci anni e di opere su carta a queste espressamente legate, prodotte dall’impulso irrinunciabile a mettere in forma le parole e dotare di voce le forme. Una selezione, si diceva, delle une e delle altre in quanto Ezia Mitolo scrive poesie da quando era bambina – raccolte negli anni con cura materna – ed è artista visiva da sempre. Partecipiamo dunque al processo che guida il suo sovrabbondante spirito visivo, di pagina in pagina fino alle ultime, in cui sono accolti anche gli “esclusi”, quei disegni che in coscienza non sentiva abbinarsi ai versi, per un motivo o per l’altro, ma ai quali non si è voluto rinunciare. Tutto il suo fare artistico infatti attiene alla rigenerazione, al cambiamento di stato della materia, al fluire e lasciare che si recuperi quanto è passato, facendo spontaneamente in modo che la sedimentazione delle emozioni e accadimenti, armonizzi in fine anche gli spigoli. Si guardi alle figure che accompagnano i testi in questa monografia (e mai termine fu più conveniente, mono- e grafia), che stanno a rappresentare quanto il movimento, e sentimento, del polso che li ha composti entrambi sia il medesimo. L’esercizio compiaciuto della sua grafia rende Frange un libro analogico, tattile, come si potesse avvertire addirittura il calore della penna che ha rigato il bianco. In taluni casi più didascaliche, in altri più simboliche, decisamente mai geometriche, queste immagini totali, matrimoni di parola e segno, si imbrigliano ai fogli, si rincorrono, confluiscono nella piegatura del libro che poi corrisponde alla piegatura del tempo. La posizione mai casuale di ogni elemento va a costruire una metrica d’autore che resta indelebile. A chiudere compare il corpo fotografato dell’artista, che dell’autoritratto ha fatto sua poetica; autoritratto dell’anima che prende posto nella più nobile delle cornici.

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