Acciaierie d’Italia: Confindustria Taranto su presente e futuro del siderurgico

CRONACA
26.04.2021 15:33

Nel momento in cui lo stabilimento di Taranto e quindi buona parte della siderurgia italiana cambiano le insegne, diventando Acciaierie d’Italia, le incognite sul futuro dell'acciaio rimangono ancora in gran parte irrisolte. L'obiettivo, che è quello di Confindustria Taranto ma crediamo comune a molti, è che al cambio di nome corrisponda anche un reale cambiamento nei rapporti fra la fabbrica, la città e le imprese. Un confronto più diretto, chiaro e soprattutto portato avanti nel comune interesse di salvaguardare la sicurezza come la produzione, l'occupazione come l'ambiente. Condizioni di cui si dibatte da almeno un decennio e che sono entrati a far parte di una sorta di esercizio retorico fine a se stesso, ma che adesso potrebbero trovare riscontro nel dibattito, avviato anche a livello nazionale, (un riferimento in tal senso è arrivato pochi giorni fa dal Ministro Cingolani), concernente il passaggio a forme di produzione decisamente meno impattanti rispetto al carbone e "di transizione" verso l'utilizzo dell'idrogeno. Cosa ci vuole però affinché tali trasformazioni possano passare da semplici enunciazioni a progetti veri e propri? Intanto, il coraggio delle scelte, e, citando Sant’Agostino, “Lo sdegno per la realtà delle cose e il coraggio per cambiarle”. Poi, a nostro parere, un più stretto raccordo fra enti locali, associazioni e governo nazionale. Quindi, un pragmatico studio sui costi/benefici e, sicuramente, un drastico snellimento dei procedimenti burocratici e autorizzativi. E questo sul fronte della possibile svolta "green" per ora più slogan che progetto. Dal punto di vista dei rapporti prima citati, l'auspicio è che l'ingresso di Invitalia/Stato nella compagine societaria funga da riequilibratore e porti ad un diverso approccio sia rispetto alle istanze della comunità, sia ad un "avvicinamento" fra la fabbrica e la città che la ospita. Importante, in questo nuovo approccio, sarà l'atteggiamento di Acciaierie d'Italia nei confronti delle aziende fornitrici, di quell'indotto che da oramai molti lustri regge le sorti dell'industria siderurgica in quanto strategico per il prosieguo della produzione e per garantirne gli standard di sicurezza. Aziende che hanno subito ingenti perdite, dovuti a ritardi nei pagamenti e "stop and go" estenuanti che ne hanno compromesso, in molti casi, la solidità economico finanziaria. Quelle stesse che oggi vogliono essere parte attiva e dialogante all'interno di una fabbrica che mira ad essere all'avanguardia e competitiva sui mercati. Quelle aziende oggi non rivendicano solo i - peraltro dovuti - pagamenti, troppo spesso erroneamente ritenuti unico punto di convergenza fra la società siderurgica e il sistema delle imprese, ma ritengono sia giunto il momento del coinvolgimento nelle scelte, di un ruolo da protagoniste all'interno del nuovo corso che sta per aprirsi. Un ruolo propositivo in cui si parli di prospettive, di possibili economie alternative in una chiave di simbiosi industriale, di economia circolare legata a precise progettualità. Ed in cui le imprese possano tornare ad essere elemento centrale di una scena finora densa di troppe criticità da dirimere e nodi da sciogliere. (CS)

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